Nonostante io abbia apprezzato particolarmente tanto Hand of Fate non ho mai acquistato, per un motivo o per un altro, il suo secondo capitolo. Continuavo a sentire pare molto positivi, anche su queste pagine è stato ampiamente premiato, ma non ho mai avuto il coraggio di provarlo in prima persona.

Il primo capitolo, per quanto particolare nelle sue meccaniche, e, soprattutto nella sua narrazione presentava numerosissimi difetti sia sul lato del gameplay nudo e crudo che in quello della scrittura che in certi punti risultava parecchio appesantita da numerose ripetizioni.

Questo mi aveva portato a tenermi a distanza dal secondo capitolo almeno fino a quando non lo avessi trovato ad un prezzo ragionevole. Sì, i numerosi voti positivi guadagnati da critica e pubblico non riuscivano a convincermi a tuffarmi nell’avventura.

Ogni tanto va bene con i dadi.

L’occasione è però giunta con la pubblicazione di Hand of Fate 2 su Nintendo Switch: il mio incontrollabile impulso nell’acquistare qualsiasi cosa, conversioni di giochi che già possiedo incluse, su questa console la diceva lunga. Avrei giocato Hand of Fate 2, finalmente.

Poi Paolo un bel giorno è arrivato chiedendomi se avevo voglia di recensirlo e quale modo migliore per approcciare infine il gioco?

Diamine quanto sono stato stupido a non averlo giocato prima. Questa frase ha echeggiato nella mia testa per tutta la durata dell’avventura e mi ha spinto ad acquistare il gioco anche su PC per via di una versione Switch che soffre un po’ la pigrizia della conversione e un po’ l’hardware della console stessa.

Ma andiamo con ordine.

Hand of Fate 2 è tutto quello che il primo capitolo doveva essere e che non è mai stato: notevole profondità di narrazione, assenza di pesanti ripetizioni, un sistema di combattimento funzionante e l’inserimento di piccole, ma mirate, novità alla formula vincete già collaudata.

Insomma, se tutti i seguiti fossero sviluppati con una tale cura e con una tale attenzione alle richieste dei giocatori metterei la firma sulla produzione di un qualsiasi secondo capitolo di un qualsiasi gioco.

Sì, perché gli sviluppatori hanno ascoltato attentamente la community andando a correggere il tiro proprio su quegli elementi che i giocatori avevano trovato insopportabili, non solo applicando le migliorie suggerite da alcuni di questi, ma toccando anche altri punti minori che hanno contribuito a rendere l’esperienza di gioco decisamente più appagante.

Decisamente l'aspetto migliorato di più.

Si parla soprattutto del combattimento che ora appare più dinamico e profondo, con meccaniche di parata e schivata finalmente funzionanti, ma sopra ogni cosa la chiarezza negli equipaggiamenti che ora ci permetterà di capire subito quale arma è più forte contro chi e come attivarne le combo speciali.

Al comparto narrativo, vero punto di forza di Hand of Fate 2, sono state aggiunte più carte, più meccaniche decisionali (come la presenza di una ruota di possibilità o più quest secondarie) e i sodali, speciali compagni che non solo ci aiutano in combattimento ma che presentano anche una loro linea narrativa secondaria che se portata a termine ci darà un bel po’ di tesori extra.

In più le situazioni si sono fatte più varie e la pool di messaggi ed eventi visibili con la stessa carta è stata ampliata in modo tale da risultare meno ripetitivo, dal punto di vista narrativo, finire sulla stessa casella più volte.

Si tratta di piccole migliorie che messe insieme contribuiscono ad un’esperienza di gioco decisamente più appagante e divertente oltre che più scorrevole e ben disegnata.

Hand of Fate 2 quindi non solo è un bellissimo seguito ma anche un bellissimo gioco che non esiterei a consigliare a qualsiasi amante del GDR cartaceo e dei giochi con un comparto narrativo eccellente ben fuso con tutte le sue meccaniche di gameplay.

La "mappa" di gioco.

Ma la domanda fondamentale di questa recensione non è se Hand of Fate 2 è un bel gioco o meno, quanto se su Switch vale la pena acquistarlo e giocarlo.

La risposta è un nì.

Il gioco si presta ad una portatile, possiamo fare molte cose in autobus, sulla tazza, prima di dormire o nelle ore buche a lavoro: le attività sono brevi e ogni passo nella mappa ci costerà non più di 5 minuti dopo i quali il gioco salva in automatico e noi possiamo concludere la nostra piccola pausa.

Purtroppo i caricamenti sono leggermente più lunghi della media e in alcune battaglie particolarmente concitate il gioco semplicemente non ce la fa con conseguenti freeze, cali di frame-rate importanti e tutto il repertorio a cui siamo abituati con conversioni di questo genere.

Mentre scrivo questa recensione il gioco su Switch è stato aggiornato e buona parte di questi difetti è stata limata anche se il titolo da il meglio di sé, ancora, purtroppo su altre piattaforme.

Questa conversione non è completamente da buttare però: sono riuscito a completare completamente l’avventura al netto di tutti questi difetti divertendomi e apprezzando particolarmente tutto il lavoro degli sviluppatori.

Se ne avete l’occasione il consiglio è comunque di dargli uno sguardo perché chissà, domani un nuovo aggiornamento potrebbe rendere il gioco privo di difetti e alzare di mezzo punto questo voto finale.