Aristotele, in una riflessione sulla speranza disse che si tratta di un sogno fatto da svegli. E forse il gioco di cui sto per parlarvi è proprio questo. Candle: the Power of the Flame, infatti, parla proprio di speranza e tiene in perfetto equilibrio il mondo del sogno e quello della veglia (il primo rappresentato da splendidi disegni acquerellati e sonorità rilassanti, il secondo da un ambiente ostile e punitivo che farà di tutto per cercare di farci desistere dalla nostra missione).

Il titolo è ambientato in un mondo in rovina: gli dei, nel corso della storia, lo hanno creato e distrutto per ben quattro volte, in ognuna delle quali la distruzione era necessaria a riportare l’ordine dopo che la malvagità aveva prevalso sul bene. Anche questa volta le cose non hanno seguìto un corso differente e apprendiamo che il nostro scopo – nei panni di una creatura chiamata Teku – è quello di ricondurre al villaggio lo sciamano caduto tra le grinfie dei guerrieri Wakcha.

Ed è qua che vediamo per la prima volta la metafora: da una parte c’è il bene nella figura dello sciamano, dall’altra il male (i guerrieri). E poi c’è Teku, la speranza in questo ambiente in rovina, il cui ruolo è sottolineato dalla presenza di una torcia inserita al posto della mano che può accendere e spegnere a piacimento. E quale immagine avrebbe potuto essere più significativa?

Nei panni di Teku, quindi, ci addentreremo nel mondo di gioco, sfidando nemici a colpi di astuzia – non avremo armi dalla nostra parte ma solo doti elusive e il potere della spinta a due mani nel burrone – e risolvendo enigmi. Talvolta, poi, ci saranno ostacoli o situazioni ostili che non potremo evitare e che ci condurranno a morte certa. Questo può risultare frustrante in alcuni casi perché – ad eccezione di giochi appositamente studiati – non siamo abituati ad un ambiente ostile senza alcun motivo ma, attenzione attenzione, non è forse un’altra metafora della vita? Parliamo di ineluttabilità del destino, mica di briciole!

I fiori all’occhiello di questo gioco, però, sono il comparto grafico e quello sonoro. A proposito del primo, Teku Studio – sì, si chiama come il protagonista del gioco e vi spoilero che pure il logo è carinissimo – ha disegnato a mano e poi digitalizzato ogni componente (sfondi, oggetti e personaggi). Il lavoro già di per sé magistrale è stato accompagnato da uno stile ad acquerello che, dando origine ad atmosfere fiabesche, contribuisce a creare una contrapposizione con l’ambiente ostile di cui parlavamo poc’anzi.

La colonna sonora, invece, attingendo dalle sonorità tribali del sud America, genera una sensazione di magia e ci instilla un senso di sicurezza e pacatezza (che vanno a farsi benedire quando spuntano delle inevitabili spine dal terreno e ci uccidono: ah, scusate, parlavamo di ineluttabilità del destino). Per fortuna possiamo contare su una voce narrante che talvolta interviene a ricordarci che non siamo soli ma che c’è sempre una speranza.

Un plauso anche al gameplay che risulta semplice ed intuitivo (sia per quanto riguarda i movimenti e la risoluzione degli enigmi che per quanto concerne l’utilizzo dell’inventario). A questo si aggiunge una sorta di guida tanto schematica quanto dettagliata che potremo consultare in ogni momento. Purtroppo, però, alla semplicità del gameplay si associa una longevità data più dal bisogno di ripetere diverse volte un enigma fino a trovare la giusta combinazione di azioni che ad una reale articolazione della trama.

Stona un po’, inoltre, l’assenza di sottotitoli. Premettendo che ci sarebbero andati bene anche in lingua originale, infatti, sottolineo che è proprio la loro mancanza a lasciare perplessi. Questo nella versione testata – quella per Nintendo Switch – è una mancanza non da poco: la natura ibrida della console, infatti, fa sì che il titolo possa essere giocato anche in condizioni dove potremmo essere impossibilitati per qualche secondo ad ascoltare l’audio. Uniamo un tempismo che potrebbe non giocare a nostro favore e il disagio è dietro l’angolo.

Candle: the Power of the Flame
Curato in ogni particolare

Per concludere, quindi, questo titolo fa dell’equilibrio il suo punto di forza. Vediamo, infatti, sia la necessità del bene di prevalere sul male grazie alla figura di Teku (che tenta quindi di contrapporsi alla preponderanza del secondo sul primo) che l’ambivalenza di un mondo che – sì – ci riserva delle ostilità tanto frustranti quanto inevitabili ma che allo stesso tempo ci regala colori delicati e sonorità energizzanti che contribuiscono a dare un senso di speranza.

Abbiamo, inoltre, un senso di solitudine dettatoci dal fatto di essere quasi indifesi contro una tribù guerriera e un ambiente ostile. Questo, però, viene controbilanciato da una voce guida avente lo scopo di ricordarci che non tutto è perduto.

Ed è proprio questa voce a farci riflettere sul fatto che anche il mondo reale è costellato di difficoltà improvvise che dobbiamo cercare di contrastare. E anche nella vita di tutti i giorni dobbiamo seguire la voce della speranza. Sebbene a me piaccia chiamarla istinto.

Versione testata Nintendo Switch (in uscita il 26 luglio), disponibile anche per PC.

[wp_ad_camp_1]