Gray Dawn offre uno spaccato interessante di cultura europea, qualcosa che già di per sé non trova troppo spazio nei videogiochi moderni, e questo spaccato è ancora più interessante se pensiamo che porta il marchio nientemeno che della chiesa ortodossa rumena. Siamo quindi di fronte ad un setting atipico, che fin dalle prime battute – dove ci ritroviamo nella dimora di un prete, nei panni dello stesso prete – fa leva con successo sul suo carattere di unicità.

Dopo un inizio un po’ confuso, Gray Dawn mette sul piatto anche qualcosa di più. Coerentemente col contesto offerto, il gioco propone situazioni di gioco rare, che ci vedono eseguire esorcismi e celebrare funerali, tra le altre cose. Mansioni che un sacerdote in quello che a conti fatti è un videogioco horror può aspettarsi di dover fare ma che non ci capitano troppo spesso per le mani. E, grazie alle quali, specialmente nella seconda metà del gioco si ha un’inattesa ventata di aria fresca videoludica perlomeno nella trama che nelle meccaniche alla base del gameplay.

Tuttavia, questa ventata d’aria fresca porta con sé un buon numero di problemi. Ci sono tanti puzzle, da risolvere muovendo il cursore del mouse per spostare leve e preparare pozioni – per cui scordatevi di usare il controller di una console -, ma questi vengono spesso risolti in maniera casuale perché il gioco, e ciò vale per ogni suo aspetto, fa parecchia fatica nello spiegarsi. La narrazione è frammentaria e in gran parte dei casi è molto grezza, con tagli netti che portano a schermate nere prima dei caricamenti, senza un collegamento tra un momento e l’altro (neppure da una prospettiva puramente visiva).

L’esecuzione di alcune azioni, soprattutto nella seconda metà, è comica e spezza la vena horror costruita sì con fatica ma con una certa perizia nella fase iniziale del gioco. La natura estremamente economica dello sviluppo ha portato all’assenza di animazioni all’infuori della prima persona e cose come la costruzione di una bara vengono completate con una nuvoletta che sa più di The Sims che di horror.

gray dawn

L’inconsistenza nella linea tenuta dal titolo porta ad una partenza da horror e una conclusione da walking simulator. Questo genere di conclusione è apprezzabile perché porta con sé una maggiore complessità degli scenari e alcune costruzioni (in ogni senso) belle da vedere, laddove in precedenza tanto, troppo sapeva di asset gratuiti acquistati sugli store del motore grafico di turno.

Indubbiamente, come dicevamo in apertura, è affascinante il modo in cui il team di sviluppo ha raffigurato senza paura e senza alcun tipo di pregiudizio la componente religiosa, che sia un dipinto di Gesù o un crocifisso.

Al tempo stesso, la natura del parroco, Abraham, viene tratteggiata in un modo particolarmente ambiguo; parliamo di un uomo che sa di aver peccato, avendo avuto una vita dissoluta e avendo mantenuto una relazione anche dopo aver abbracciato la sua vocazione, ma che è fortemente convinto della propria fede. Che cerca protezione e aiuto in essa, ma che da essa alla fine si ritrova giudicato.

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La resa di questi momenti diversi della sua consapevolezza è sempre piuttosto buona ed evidente, e specialmente sul finire, una volta che il personaggio comincia a pagare le conseguenze del suo comportamento, il racconto aggiunge delle sfumature concrete che vanno oltre il fattore shock e acquisisce sfumature toccanti oltre che pruriginose.

Insomma, l’impressione è che, se si fossero evitati dei passaggi grotteschi e si fosse scommesso sulla prima parte nell’abitazione di Abraham così come nei più accattivanti puzzle ambientali con l’orologio a forma di cuore, si sarebbe potuto anche passare sopra a manchevolezze tecniche dovute sia alla mancanza di risorse che alla scarsa esperienza come storyteller.

Gray Dawn è un gioco che dà tutto e, poco saggiamente, non si risparmia neppure sulle cose che non è in grado di fare. A volte il risultato è sorprendentemente godibile, altre viene semplicemente da chiedersi perché. La verità sta sì nel mezzo ma con il baricentro spostato un po’ più sulla sinistra nella scala che va da 1 a 10, se non altro perché con la consueta spuntatina dei saldi su Steam il prezzo del biglietto sarà quello giusto.