Remedy è uno degli studi di sviluppo più longevi dell’industry e che, a suo modo, ha dato un contributo davvero importante al nostro medium preferito. È la software house dietro la nascita di Max Payne, icona leggendaria dei primi anni duemila ed è la mente dietro la deliziosa e criptica esclusiva Xbox 360, Alan Wake.

Nel corso di questa generazione, lo studio finlandese del caro vecchio Sam Lake, ha realizzato una delle gemme più sottovalutate degli ultimi 5 anni. Quantum Break, titolo ambizioso, cross-mediale, che mescola videogioco e serie televisiva, resta per me una delle migliori (sì, son poche, lo so) esclusive di Xbox One ed, in generale, uno dei titoli più interessanti di questa generazione.

Dopo un epilogo sfortunato per il sodalizio inagurato con Microsoft nel 2010 con il visionario Alan Wake, Remedy si è lanciato nello sviluppo di un titolo multipiattaforma, il quale, fino a poco tempo addietro, era noto con il nome di Project 7. Questo stesso titolo, a sorpresa, è stato presentato da quella che una volta poteva essere definita “la concorrenza” durante la conferenza Sony in questo E3 appena conclusosi.

È innegabile che le vibrazioni e le sensazioni che trasmette questo titolo, fin dal suo inizio è quello di essere sostanzialmente un erede spirituale dello sfortunata Quantum Break. Magari è una scelta voluta, magari è un riutilizzo di alcuni asset, le immagini mostrate a schermo mi davano tutta l’impressione di trovarmi davanti sì ad una nuova opera, ma legata a doppio filo con l’esclusiva Xbox del 2016.

In quest’ultimo titolo ci ritrovavamo a seguire le affascinanti vicende di Jack Joyce, un uomo con il potere di fermare il tempo, e dell’ispiratissimo villain Paul Serene e della sua Monarch Solutions. In Control, invece, ero convinto che ci trovassimo nei panni di Beth Wilder.

Quest’ultima, ma non voglio spoilerare oltre, aveva un ruolo importantissimo nell’economia narrativa di Quantum Break e, considerandone silhouette e “potenziali poteri acquisiti”, ero convinto che ci trovassimo di fronte ad un titolo che si collocasse nello stesso universo narrativo e che vedesse proprio Beth come protagonista.

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Stando alle dichiarazioni ufficiali, invece, vestiremo i panni di Jesse Faden nel tentativo di arginare una minaccia soprannaturale che si è infiltrata tra le file di un’agenzia segreta di New York, di cui la stessa Jesse Faden è il capo.

Il titolo, tecnicamente come mostrato anche con Quantum Break, mette in mostra le doti realizzative di Remedy e mostra i muscoli del Northlight Engine, motore proprietario di Remedy arrivato alla sua ultima incarnazione. Sebbene fosse un po’ sporco (dati i ilmiti hardware di Xbox One Fat), Quantum Break era davvero un bel vedere e sono convinto che questo Control, con un melting pot fatto di effettistica d’avanguardia, saprà stupire ancora di più.

Stando alle dichiarazioni del team finlandese, il titolo compierà un passo avanti rispetto al suo predecessore ampliando le soluzioni di gameplay (uno dei punti di maggiore critica di Quantum Break) e assicurando una maggiore libertà d’azione di stampo sandbox al giocatore.

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La possibilità di padroneggiare poteri sovrannaturali, uno su tutti la telecinesi che permetterà di interagire con un mondo di gioco molto reattivo (come si evince dall’affascinante trailer presentato) e di utilizzare equipaggiamenti modificabili permetterà al giocatore di avere un ventaglio di possibilità di gioco discretamente più ampio di quanto visto nel precedente titolo targato Remedy.

Spero che l’eccessiva somiglianza con Quantum Break si limiti alla superficie e che, intimamente, questo Control avrà una sua propria identità e che riesca a restituire a Remedy il posto che merita in questo settore. Per quanto mi riguarda, come ho già detto, QB è stato un esperimento eccezionale, affascinante, con dei limiti, certo, ma che non lo rimuovono da status di gemma (incompresa) di questa generazione.

Il 2019, comunque, non è così tanto lontano ed io, personalmente, non vedo l’ora di mettere le mani sulla nuova creatura di Remedy!

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