Wonder Boy: The Dragon's Trap è uno dei più bei regali che un gioco, uscito circa 30 anni fa, potesse mai ricevere nella sua vita. Si tratta di un titolo che trasuda amore per la serie, amore per lo sviluppo e amore per i videogiocatori.

Un titolo che presenta una cura maniacale per i dettagli e che cerca di preservare l'anima di un videogioco che ha fatto innamorare di sé tantissimi giocatori.

Parliamo di Wonder Boy III, un gioco che all'epoca ha fatto parlare di sé in maniera incredibilmente positiva e che torna oggi, sotto le sapienti mai del Lizard Team a vivere nuovamente.

Il gioco non si presenta come un semplice restauro dell'opera originale, no. Si presenta come un colossale omaggio che non solo cerca di non alterare minimamente lo spirito del titolo di riferimento, ma allo stesso tempo lo migliora, lo perfeziona ponendosi come uno dei migliori, se non il migliore, remake degli ultimi dieci anni.

Vedete quanto è bello?

Iniziamo a parlare della novità introdotte da Wonder Boy: The Dragon's Trap che, seppur semplici e poco impattanti, sono delle aggiunte che non solo rendono il titolo più longevo ma anche, in un certo modo, più “completo”. Partiamo dalla novità più semplice, quella più ininfluente, la possibilità di poter scegliere un personaggio femminile per l'avventura. Ai più può sembrare si tratti di un'aggiunta di poco conto ma non so descrivere quanto sono stato felice di poter completare l'intero titolo con il sesso che normalmente scelgo all'interno di un videogioco.

In linea con i titoli più moderni, i ragazzi del Lizard Team hanno voluto allineare, in effetti, il loro “piccolo” prodotto a quello che è lo standard attuale per moltissimi dei giochi in commercio facendo apparire Wonder Boy: The Dragon's Trap come una produzione decisamente meno vecchia. Sì, semplicemente l'aggiunta del personaggio femminile.

L'edizione fisica!

La seconda, e ultima, novità introdotta all'interno di questo remake è la selezione di ben tre livelli di difficoltà, l'ultimo dei quali ci richiederà anche di completare gli stage entro un limite di tempo predefinito, il che ci porta a variare leggermente il gameplay, a conoscere a menadito la mappa di gioco e ad avere i riflessi sempre pronti. La sfida offerta è così ben calibrata con una curva di apprendimento ben pensata che accompagna il giocatore più paziente fino al suo livello massimo di difficoltà e il conseguimento di ogni obbiettivo offerto dal gioco.

Il lavoro più grande svolto dal team di sviluppo è stato però nel comparto estetico del gioco che risulta essere piacevolissimo alla vista, colorato, incredibilmente bello e molto adatto allo stile di gioco. Nessun dettaglio è stato inserito a caso e il design di ogni singolo oggetto su schermo è stato curato in modo quasi maniacale.

Giocare Wonder Boy: The Dragon's Trap è una goduria visiva indescrivibile e il tutto senza andare a snatutare il design originale degli elementi di gioco, anzi, la nuova veste gli conferisce semplicemente più modernità senza alterarne troppo la caratterizzazione.

Il lavoro del Lizard Team, sotto questo aspetto, lascia davvero trasparire un amore unico verso il titolo su cui hanno avuto l'onere di mettere le mani. Giocandolo, oltre ad avere gli occhi costantemente lucidi, continuavo a pensare che se tutti i remake fossero fatti con la stessa cura, lo stesso amore e lo stesso livello allora sarei un fan sfegatato dell'operazione nostalgia che sta investendo il settore negli ultimi anni.

Questo mi piace. Tanto anche.

Il gameplay del gioco resta, invece, pressoché invariato: l'esperienza è la stessa di trent'anni fa, tale e quale.

Il gioco vanta anche un'edizione fisica piuttosto interessante, almeno su Nintendo Switch, la quale presenta un carinissimo portachiavi con la sagoma della versione drago del personaggio di gioco, la colonna sonora su (purtroppo) mini CD e un piccolo manualetto che ci spiega come muovere i primi passi nel gioco e ci racconta l'antefatto della vicenda.

Non mi posso ritenere soddisfatto dell'edizione fisica quanto il gioco stesso poiché, per un'opera di questo tipo, mi sarei aspettato, forse, qualcosa di più che ne giustificasse l'acquisto a distanza di mesi dopo la sua uscita solo in digitale. Insomma, il mini CD per la colonna sonora è un po' superato (non ho nessun tipo di dispositivo in grado di riprodurlo in casa, ad esempio), e il formato del libretto di istruzioni grida “vogliamo risparmiare” su ogni pagina. Sarebbe bastato poco per renderlo più grande, aggiungerli un paio di bozzetti (presenti comunque all'interno del gioco) e inserirlo verticalmente all'interno della scatola di gioco.

Il portachiavi è molto carino, ha già le mie chiavi appese, ma di certo non giustifica l'acquisto di questa edizione fisica che, per quanto gradevole nelle intenzioni, non riesce ad avere un motivo per essere acquistata per chi possedeva già il titolo in formato digitale se non per meri motivi di collezionismo.

Ecco... se avessero scelto un formato diverso...

Il mio primo pensiero riguarda l'edizione fisica di The Binding of Isaac: rebirth su Switch che presenta al suo interno un artbook così bello e ben realizzato e la possibilità di avere delle copertine alternative stupende oltre ad un manualetto di istruzioni curato nel più piccolo dettaglio.

Ecco, se penso a quell'edizione fisica e a quella di Wonder Boy mi viene quasi da piangere, quindi non ci penso e mi faccio andare bene quel (poco) che ha da offrire Wonder Boy: The Dragon's Trap.

Ovviamente chiunque stia decidendo, ancora, se comprare o meno il gioco (e deve assolutamente acquistarlo) non ha molto da pensarci: si butti sull'edizione fisica senza stare troppo a rimuginarci sopra poiché al netto della sua offerta è comunque un'edizione fisica di un gioco incredibile.

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