Risulta sempre molto piacevole l’esperienza di un JRPG sviluppato totalmente in Occidente da un team di talentuosi ragazzotti che sembrano essere cresciuti a pane e Final Fantasy e che non vedevano l’ora, nelle loro vite, di rendere omaggio a tutti i grandi classici del genere con una lettera d’amore come quella di Earthlock.

Già, una lettera d’amore verso un genere così complesso e così intrigante, che racchiude in sé tutte le grandi glorie del passato, della favolosa era della prima PlayStation, giusto per contestualizzare un po’ il mondo da cui i ragazzi di SnowCastle Games hanno preso ispirazione.

Il titolo è un piccolo capolavoro del genere capace di regalare fortissime emozioni a chiunque abbia vissuto quegli anni e sia cresciuto, così come gli sviluppatori, con saghe incredibili come Dragon Quest o Final Fanasy, entrambi due mondi a cui Earthlock deve molto, sia in termini di design che in termini di gameplay.

La storia del titolo è ambientata nel continente di Umbra che dopo qualche scossone dovuto ad un cataclisma naturale riesce a vedere la vita di una nuova civiltà. Nuovi regni, un sacco di mostri, tantissimi dungeon da esplorare e saccheggiare e una forte componente mistico/religiosa dovuta alla scoperta dell’amri, una sorta di energia magica capace di dare potenza alle cose.

L'inizio della nostra avventura!

Nel titolo avremo a che fare con sei personaggi differenti, ognuno con la propria storia, il proprio background e la propria abilità.

Nonostante le storie dei singoli personaggi, e i loro intrecci, non brillino per originalità, la scrittura del titolo e la caratterizzazione dei protagonisti di gioco appare molto fluida e piacevole da seguire. A patto di non storcere il naso di fronte a qualche dialogo non troppo brillante o a situazioni che rallentano eccessivamente il ritmo di gioco, l’intero arco narrativo del titolo riuscirà a tenere attaccati allo schermo chiunque deciderà di avventurarsi all’interno di Earthlock.

Questo grazie anche al design particolare di mondo di gioco e personaggi che lo popolano, complice un comparto tecnico decisamente al di sopra della media che contribuisce non poco a rendere l’intera esperienza incredibilmente piacevole da portare a termine.

A questo si va ad aggiungere un gameplay piuttosto solido che, come detto in precedenza va ad attingere un po’ ai capisaldi del genere senza mancare di qualche piccola e piacevole aggiunta che rende l’esperienza generale ancora più accattivante e interessante.

Una delle meccaniche che più mi ha colpito: i talenti.

Degno di nota è di certo il combat system che, pur prendendo piede da titoli più blasonati, riesce a presentarsi come fresco e, se vogliamo innovativo.

Il titolo ci pone, infatti, di fronte ad una scelta interessante poco prima dell’inizio di un combattimento: ingaggiato un nemico avremo un certo numero di secondi a disposizione prima che il combattimento abbia inizio. In quel tempo possiamo premere “B” per iniziare lo scontro e avere l’iniziativa o cercare di ingaggiare più nemici possibili creando un bel gruppetto prima di iniziare a menare le mani.

Questo ci porta, essenzialmente, a rischiare di perdere l’iniziativa (e quindi subire il relativo danno) oppure di morire per via dell’eccessivo numero di nemici che abbiamo deciso di affrontare. Qualora riuscissimo a vincere verremo, però, premiati con molta più esperienza e drop per aver scelto la via più rischiosa.

All’interno del combattimento vero e proprio, gestito a turni da una pila ben visibile che ci indica chi agirà subito dopo di noi, abbiamo a che fare con la vera e propria magia. Avremo a disposizione dell’energia gialla, sotto forma di piccoli quadrati sopra la vita, che ci servirà per eseguire un’azione , la quale costerà tot. quadratini.

Ogni turno ne genereremo uno, a meno che non scegliamo di riposare per ricaricarne di più. Un sistema che riprende un po’ quello di Final Fantasy: The Four Heroes of Light ma che è stato adattato egregiamente a questo tipo di gameplay.

Tutto molto bello da vedere.

Ogni personaggio, inoltre, dispone d due particolari “stance” che può cambiare durante il combattimento al costo di un turno. Questa meccanica di switch delle stance di combattimento è importantissima per la strategia da adottare in battaglia: uno dei personaggi, ad esempio, ha una stance melee e una ranged e solo con la seconda può attaccare, e quindi fare danno, ai nemici volanti.

Anche le fasi esplorative sono state rese più varie ed interessanti con dei piccoli accorgimenti di gameplay molto carini che vanno ad aggiungere varietà ad una formula già collaudata. Ad esempio abbiamo la possibilità di piantare, in determinate zone, dei semi che cresceranno con il tempo regalandoci degli strumenti utili al nostro viaggio.

Anche in questo caso la meccanica è presa a mani basse da The Legend of Zelda: Oracle of Seasons/Age che proponeva qualcosa di analogo con i semi e i soli fertili in cui far crescere un albero all’interno del cui frutto si nascondeva un oggetto comune.

Ma anche in questo caso, nonostante si parli di qualcosa di già visto, stupisce l’implementazione della stessa che si fonde alla perfezione con il mondo e l’esperienza di gioco collocando il lavoro del team d sviluppo nel mondo dell’omaggio ben riuscito più che del plagio senza idee.

Earthlock, concludendo, è un titolo che ogni amante del genere dovrebbe avere a disposizione nella propria libreria, un piccolo gioiello delle produzioni indipendenti che non solo omaggia in maniera intelligente i grandi classici, ma è anche capace di farli rivivere sotto i nostri occhi con una semplicità sorprendente. Decisamente un titolo da non lasciarsi perdere.

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