Ho atteso questo titolo con la bava alla bocca sin da quando è stato annunciato.

Pillars of Eternity è stato un po’ il revival del genere GDR isometrico e ha dimostrato come i nostalgici siano pronti a lanciare soldi verso il monitor pur di ottenere le vecchie sensazioni dei tempi andati.

Nonostante l’intera operazione potesse sembrare un mero tentativo di sfruttare questo effetto “bei tempi andati”, PoE fu un prodotto che, sotto molti versi, si può considerare un capolavoro del genere.

Ora siamo qui, sempre alla guida del nostro Watcher, nelle isole di Deadfire (che, per puro caso, scelsi come origine del mio primo personaggio in PoE), nuovamente immischiati in qualcosa di grosso. Letteralmente stavolta.

Deadfire, sin da subito, ci mette davanti a una moltitudine di scelte che plasmeranno la nostra avventura: immediatamente potremmo importare il salvataggio del primo titolo e con esso tutte le scelte fatte durante il gioco, oppure creare una storia personalizzata in cui poter scegliere chi il nostro Watcher era in passato. Dopodiché si passerà, con una breve introduzione di mezzo, alla creazione del personaggio e stavolta le scelte sono fin troppe!

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Una faccia amica e il mio compagno preferito .

A disposizione abbiamo una serie di classi, le stesse del primo capitolo, a cui però potremmo abbinare una sottoclasse con bonus e malus differenti e... vera novità di questo capitolo… il multiclasse!

Gioia e dolore di ogni Master, Deadfire ci permette di scegliere due classi per i nostri PG, per poter mescolare tra loro diverse abilità attive e passive e sbizzarrire la nostra creatività per trovare la combinazione più assurda e funzionale possibile. Tutto questo, ovviamente, ha un prezzo: i multiclasse acquisiscono livelli di potere più lentamente e non hanno accesso alle abilità di livello più alto delle classi scelte.

Per questo primo giro ho scelto di tenere il mio Watcher esattamente com’era alla fine del capitolo precedente, un povero Ladro che prendeva (e dava) quantità orbitali di mazzate con due sciabole.

Dopo aver passato quell’oretta buona a decidere quale sarà il vostro alter-ego digitale, verrete catapultati immediatamente nel mezzo di una tempesta, trovandovi a dover decidere, per esempio, se salvare l’ultima cassa dei vostri averi oppure un marinaio. E queste scelte, molto più che nel primo, influenzeranno ciò che la gente penserà di voi, aprendovi o chiudendovi delle strade, e a poco a poco accresceranno la vostra fama (o infamia) nei popoli di Deadfire.

Dal punto di vista narrativo forse la quest principale è abbastanza sottotono rispetto a quella del primo PoE, mentre le quest secondarie sono abbondanti e ben congeniate, la quantità di cose da fare vi farà girare la mappa in lungo e in largo, senza neanche accorgervi  di quanto tempo state effettivamente consumando nella semplice esplorazione.

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I combattimenti tra navi avvengono con questa interfaccia testuale.

Quest’ultimo tema è particolarmente sentito nel titolo, oltre alla mappa decisamente più grossa del predecessore è stata anche rivista la modalità in cui ci si sposta da un punto all’altro: se prima bastava selezionare una delle mete disponibili ora avremo a disposizione una vera e propria mappa in cui muovere il nostro gruppo tra montagne, foreste, zone interattive e, ovviamente, nel mare che circonda le isole di Deadfire.

Al posto della gestione di Caed Nua avremmo stavolta una nave da gestire, con le sue scorte, la ciurma e l’equipaggiamento: avrei gradito più varietà nell’equipaggiamento e più incentivo a comprare navi diverse (sono passato dalla prima alla più grande quasi subito, senza passare per quelle intermedie) e decisamente più varietà per l’equipaggiamento, ma non si può avere tutto nella vita.

Le battaglie navali sono gestite attraverso un interfaccia già vista in passato nel primo PoE e in Tides of Numenera, in questo caso potremmo scegliere quali azioni far eseguire alla nave e alla ciurma per poter spazzare via (o assaltare) i nostri nemici, il fatto che questo “minigioco” sia abbastanza ripetitivo non è poi così importante, potrete tranquillamente ignorare quasi tutte le navi che vi passano vicino senza alcun problema.

Sempre parlando della gestione della nave e della ciurma, tutta la questione è tranquillamente risolvibile buttando ettoliti di birra e qualcosa da mangiare in stiva e poi salpando per i mari senza pensarci troppo.

Le vere migliorie al gioco comunque sono state apportate soprattutto al sistema di combattimento: l’ho trovato molto più leggero, gestibile e divertente.

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Dovreste sentire il sonoro di questa frase!

Tanto per cominciare l’AI dei compagni è migliorata sensibilmente ed è possibile ora impostare in maniera molto granulare ogni utilizzo delle loro abilità, invece che utilizzare un comportamento predefinito e non modificabile come in PoE.

Una cosa che ho trovato molto più divertente è lo stealth: il mio personaggio a un certo punto poteva abbattere dei nemici senza farsi vedere e sparire in una nuvola di fumo subito dopo, rendendo alcuni scontri molto più semplici di quanto sembrassero mentre nel predecessore si trattava di un abilità che non usavo praticamente mai a causa di problemi di interfaccia e di utilità.

In generale la difficoltà mi è sembrata più bilanciata, il mio personaggio continuava ad esplodere ripetutamente anche in questo capitolo, ma più per stupidità mia che per innata fragilità di alcune classi.

Chiaramente, per chi vuole una sfida più dura, i livelli di difficoltà sono numerosi e più si sale più son dolori…

Deadfire inoltre, secondo la mia opinione, è riuscito dove PoE aveva peccato: la varietà degli ambienti è veramente impressionante, dai dungeon oscuri ai giardini di Neketaka, e l’attenzione ai particolari e al level design è ben superiore al vecchio PoE (che aveva poche città grosse).

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Le nuove mappe sono molto dettagliate.

Piuttosto che concentrarsi su qualcosa di nuovo il team ha deciso di limare e sgrossare il lavoro già fatto e perfezionare ciò che già funzionava, e lo apprezzo veramente un sacco.

Giocando i due titoli “back to back” come ho fatto in questi giorni la continuità tra i due è facilmente osservabile e il mondo costruito da Obsidian presenta tutta una serie di tematiche, anche attuali, che si discostano dalla vecchia dicotomia bene/male, le scelte più grosse che vi troverete a dover fare affondano radici profonde in tutto ciò che viene raccontato e per questo vi troverete spesso a ponderare attentamente cosa effettivamente scegliere perché non sempre conoscerete l’intera situazione e le conseguenze delle vostre azioni, ma il bello è proprio questo.

Purtroppo il gioco non è esente da bug, ma è normale con una quantità di trigger difficili da seguire (basti pensare a quante combinazioni delle scelte eseguite nel primo PoE siano possibili) portando in alcuni casi a brutte situazioni come quella che mi è appena capitata: il gioco ha resettato posizioni degli NPC, degli oggetti, nemici e compagni, impedendomi di cambiare gruppo, facendomi risentire vecchie conversazioni e permettendomi di raccogliere di nuovo oggetti unici. Purtroppo non so se la cosa potrà essere risolta senza ricominciare da zero il gioco, però vi consiglio di salvare spesso e in slot diversi, proprio per evitare che vi troviate nella stessa situazione.

In particolare ho notato un leggero calo di frame durante i combattimenti, soprattutto quando c’è una grande quantità di elementi in gioco, ma nulla che non sarà risolto con patch imminenti.

Ciò che invece ho trovato perfetto è che praticamente ogni linea del gioco è stata doppiata, ogni personaggio parla con il suo accento e la sua voce e permette di immergersi completamente nell’atmosfera che Obsidian è riuscita a creare.

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Sangue e frattaglie sono all’ordine del giorno con un Assassino costruito per far critici.

Nonostante zoppichi qui e lì, Pillars of Eternity 2: Deadfire è incredibilmente soddisfacente da giocare. Ciò che fate (e che avete fatto nel primo capitolo) influenzano il mondo intorno a voi, i combattimenti sono curati e superiori a quelli del predecessore, la quantità di quest vi terrà occupati per un bel po’ e le possibilità di fronte a voi innumerevoli.

Non mi sembra ci sia altro da dire, un qualsiasi appassionato del genere non può lasciarsi sfuggire questo titolo. Ora scusate, ma il bug non si è risolto, ho appena perso quarantacinque ore di gioco ed è tempo di cominciare daccapo…

Disponibile per PC

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