Difficile quantificare quanto io adori i roguelike. Si tratta non solo di un genere che mi diverte moltissimo da giocare ed esplorare ma si incastra alla perfezione all'interno della mia situazione videoludica: poco tempo, troppo poco, per giocare.

Nonostante capitino quei titoloni dalla durata notevole che mi concedo ogni tanto, se devo scegliere fra un gioco dalla trama complessa, milioni di cose da fare e un bel po' di ore da doverci spendere sopra per arrivare ai titoli di coda, e un gioco in cui in un'oretta arrivo alla conclusione sbloccando cose per altre partite che saranno sempre differenti l'una dall'altra, ecco, preferisco il secondo.

Ne ho giocato un numero indefinito ed è per questo, vista l'esperienza maturata nel corso degli anni, che mi sento di poter dire con tutta calma che The Swords of Ditto è uno dei migliori esponenti, se non il migliore, di questo genere. Premetto che si tratta di un gioco con un numero considerevole di difetti sulle spalle, molti dei quali rendono l'esperienza altalenante in termini di emozioni offerte, ma che si fa forte di un'idea di design così interessante e innovativa da farmi risultare difficile approcciarmi ad altri esponenti del genere senza pensare a Sword of Ditto.

A pubblicare il gioco è Devolver Digital e questo dovrebbe bastare a farmi drizzare le orecchie e a farvi permeare da qual formicolio di eccitazione e voglia di avviare il gioco che solo loro sono capaci a comunicare. La compagnia è famosa per aver dato i natali a titoli dal design pazzo, frizzante, piacevoli e dalle meccaniche originali. Swords of Ditto non è da meno.

Lei è Mormo, il nostro cattivone di turno.

Il titolo è un action rpg dalle tinte cartoonesche che scimmiotta in modo piuttosto interessante e, se vogliamo originale, la serie di Zelda da cui ha preso moltissimi elementi che lo caratterizzano. Ha scopiazzato anche un po' da Ittle Dew, un altro titolo che deve alla saga di Nintendo tutto il suo essere. Da tutti i titoli da cui ha preso ispirazione. Però, ha cercato di prendere solo il meglio rielaborandolo in modo intelligente ed ottimale per presentarsi come un gioco con una sua identità e spina dorsale.

Nel gioco saremo guidati da uno spirito scarabeo che ci comunica che siamo stati selezionati per essere la nuova Spada di Ditto (Ditto è il nome della terra in cui il gioco è ambientato) e che dobbiamo sconfiggere il cattivone di turno che una volta ogni cento anni si sveglia e distrugge tutto. Generazioni e generazioni di Spade hanno dato il loro contribuito per cercare di tenere a bada Mormo, questo è il nome del cattivo, e salvare la cittadina.

Quello che dobbiamo fare è andare a recuperare la spada del nostro predecessore (incastonata ai piedi della statua celebrativa in caso di vittoria precedente, al cimitero in caso di sconfitta) e prepararci allo scontro finale nel migliore dei modi. Questo si traduce in infinite possibilità e strade da poter percorrere con piena libertà di scelta e di azione. Abbiamo a disposizione solo quattro giorni (anche se ad un certo punto saremo in grado, spendendo qualche risorsa, di distorcere il tempo e regalarcene di più) per prepararci al nostro destino.

Quello che possiamo fare è raggruppabile in quattro macro-gruppi: svolgere la quest principale, svolgere le quest secondarie, cercare di livellare e diventare più forti e non fare assolutamente niente.

La ridente cittadina!

Nel primo caso avremo da completare quattro dungeon all'interno dei quali troveremo due strumenti e distruggeremo due cristalli che potenziano Mormo nello scontro finale. Seguendo questa via avremo accesso ad uno scontro finale più semplice ed equilibrato, ma non siamo obbligati in nessun modo a farlo: il gioco stesso ci dice, tramite il nostro spiritello guida, che siamo liberi di muoverci come più ci aggrada tenendo a mente che alla fine del quarto giorno dovremmo per forza scontrarci con Mormo.

Nel secondo caso possiamo andare in giro per la mappa e completare delle missioni secondarie offertoci dai vari personaggi di gioco che verteranno a farci trovare equipaggiamento, monete e strumenti utili per il nostro scopo. Nel terzo caso faremo quello che ci pare: farmare esperienza, cercare oggetti nascosti, potenziarci come più ci aggrada e infine possiamo letteralmente non fare niente, dormire in attesa dell'ultimo giorno e goderci uno scontro impari ma pieno di tantissima soddisfazione in caso di vittoria.

Alla morte del personaggio perderemo tutto ad eccezione dei soldi e del livello della nostra spada mentre oggetti ed equipaggiamento verranno irrimediabilmente perduti a meno di pagare una certa somma alla divinità locale per farci portare qualcosa con noi nella prossima vita.

Il titolo offre un gameplay piuttosto semplice in termini di meccaniche ma interessante da scoprire in ogni suo singolo aspetto. Ci viene messo davanti un tasso di sfida ben bilanciato e calibrato oltre che situazioni ridicole e ironiche che ci strapperanno più di una volta un sorriso.

La Air Kazoo mi ha fatto ridere. Tanto.

In una sola parola, Swords of Ditto è divertente. Lascia sempre una curiosa voglia di giocare addosso e soprattutto di scoprire, scoprire ogni segreto, ogni piccolo angolo di mappa e anfratto. Purtroppo qui iniziano ad arrivare i primi difetti perché dopo qualche ora di gioco iniziano a mettersi in evidenza i punti deboli della produzione, la varietà prima fra tutte. Ho combattuto due boss che differivano solo per il colore (uno azzurro e l'altro rosa) oppure ho avuto a che fare con più di un dungeon completamente identico ad un altro visto poco prima, nella stessa partita.

La scarsa varietà di nemici e situazioni fa storcere non poco il naso nonostante la produzione si attesti comunque ad un livello molto alto visto che riuscirà in ogni caso a farci divertire durante le partite.

A questo dobbiamo aggiungere non pochi glitch grafici, problemi con il pad e qualche compenetrazione di troppo anche se, come già detto, nessuno di questi difetti risulta essere così grosso da inficiare l'esperienza di gioco che riesce a rimanere godibilissima in ogni suo aspetto.

Swords of Ditto è, senza ombra di dubbio, uno dei miei dieci roguelike preferito e potrebbe benissimo essersi attestato a ridosso delle prime tre posizioni con il suo mix particolare di elementi ruolistici e azione, unito alla leggerezza dei toni e delle situazioni. Un must per tutti gli amanti del genere e per tutti coloro che vogliono approcciarsi per la prima volta a questo tipo di produzioni. Insomma, compratelo e godetevelo tutto.

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