Ho preordinato Nintendo Labo con una rapidità incredibile dopo il suo primo annuncio tanto mi aveva colpito l'incredibile idea che la grande N aveva avuto, ancora una volta. Ero rimasto affascinato dal presentare, nel 2018, un prodotto così contro tendenza come Labo che nella sua strana anomalia riusciva ad affascinarmi come nessun altro prodotto sul mercato.

Ho atteso con ansia e trepidazione la sua uscita nel negozi e non appena ho potuto mettere le mani sul prodotto, entrambi i kit, è stato esattamente come lo avevo pregustato nei mesi precedenti: ho passato più di venti ore seduto sul pavimento, circondato da carte e cartoncini, un paio di amici e qualche birra a costruire aggeggi.

Sì, abbiamo giocherellato un po' anche con il software, di cui parlerò a breve, ma poco niente: come si suole dire l'importante è il viaggio e non la destinazione.

Non è una frase di circostanza, la bellezza di Nintendo Labo risiede esattamente, e quasi esclusivamente, nelle ore spese a dare vita ai Toy-Con. Il poterli vedere in azione dentro ad uno schermo è solo un modo per non pensare di aver perso troppo tempo dietro alla costruzione di scatole di cartone molto elaborate.

Imbarazzante.

Ma come funziona Labo? Al di là del kit che avete deciso di prendere, nella scatola vi troverete davanti a tutte le sagome di cartone da cui attingere per i pezzi, a qualche componente “speciale” come cordini, elastici o adesivi rifrangenti e alla cartuccia di gioco.

Il software ci accoglie con due istruzioni veloci su come costruire una scatoletta per conservare i Joy-Con e poi ci da la possibilità di scegliere cosa vogliamo costruire (nel caso del kit Robot la scelta è una sola).

Il resto dell'esperienza risiede nel dare vita al Toy-Con seguendo le istruzioni (ci vorrà parecchio tempo e una buona dose di pazienza, ma è questo il vero divertimento dietro Labo) e provare l'aggeggio appena creato all'interno dei minigiochi messi a disposizione di Nintendo. Si tratta di prodotti molto semplici e semplicistici adatti, chiaramente, ad un pubblico di giovanissimi.

Non sono io il target di quei software ma mi ha fatto piacere vedere come quello che ho creato funzionava, e poi usare la motoretta con Vespa Special in sottofondo mi ha dato un senso di pace e soddisfazione non indifferente. Il mio fratellino avrebbe apprezzato molto più di me i giochetti proposti da Nintendo, quindi va bene così: i difetti riscontrabili all'interno dei minioghci presenti sono tutti da imputare all'età che mi sforzavo continuamente di far finta di non avere mentre le persone in casa mi guardavano allarmate.

Serate alternative.

Il software offre, infine, due ulteriori modalità: quella di scoperta in cui un allegro gruppetto di tre figurini ci mostra i segreti che si celano dietro ai Toy-Con appena costruiti, con tanto di dettaglio “scientifico” e la modalità Garage, che forse è quello che volevo provare con più trepidazione.

Facciamo prima un passo indietro e cerchiamo di capire che roba sono i Toy-Con così da avere più chiaro perché Labo è una delle cose che più mi ha affascinato nei miei 25 anni di vita e perché se non dovesse avere successo ci rimarrei molto male, e per capire meglio quello che andrò a spiegare su Garage dopo.

I Toy-Con sono involucri di cartone (ma voi potete usare quello che vi pare, anche pezzi stampati con una stampante 3D volendo) all'interno dei quali vengono inseriti i Joy-Con che guadagnano quindi un'estensione particolare del loro utilizzo. L'aggeggio che costruiamo tende a “bloccare” il Joy-Con in una particolare posizione e dare al giocatore un numero limitato di movimenti da compiere che interagiranno con l'accellerometro del controller generando l'output sullo schermo.

Fin qui è semplice- Passiamo ora alle funzioni avanzate, quindi allo sfruttamento della vibrazione e della telecamera infrarossi presente sul Joy-Con rosso. La vibrazione è utilizzata solo per la macchinina, ma il suo utilizzo è estendibile a tutto quello che vogliamo, ed è molto semplice ed intuitiva: il controller vibra, la vibrazione viene propagata sui piedini della macchinina di carta e questa si muove. Risulta persino guidabile.

La guida della macchina e la camera infrarossi.

La telecamera infrarossi invece è la tecnologia più sfruttata per quasi tutti i Toy-Con messi a disposizione: il Joy-Con punta un punto specifico in cui possono passare dei pezzi di cartone con un adesivo rifrangente particolare (sono utilizzabili anche quelli delle biciclette) e nel momento in cui avviene il contatto, o viene rimosso, questo scatena un evento nel software.

L'esempio banale è quello della pianola in cui sul retro di ogni tasto vi è un adesivo che viene coperto dal cartone sul quale i tasti sono posizionati. Nel momento in cui ne premiamo uno il tasto si alza e la camera del controller lo rileva, ne rileva la posizione nello spazio e genera il suono.

Lo stesso principio è applicato per i movimenti del robot (anche se li entrano in gioco anche un sistema di leve e contrappesi particolare), il giochetto della casa, della pesca e così via.

Insomma, Labo sfrutta una tecnologia molto basilare per dare vita ad un'idea che non esito a definire brillante, geniale e dal potenziale infinito. Potenziale che ci viene regalato dalla modalità Garage in cui noi possiamo programmare, in un certo senso, del Toy-Con personalizzati. In cosa si traduce questo? Nella possibilità di creare al di fuori dell'offerta di Nintendo e dare vita a veri e propri gioielli di cartone. Ho già visto qualche creazione degli utenti come dei bonghi o piccoli fucili per sparare ai bersagli, e questo è solo l'inizio.

Stanco e soddisfatto.

Garage non è complesso, si tratta di disegnare dei blocchi azione e dei blocchi reazione (le azioni sono prefabbricate, quindi pressione, telecamere e così via) e collegarli fra loro. Nell'atto pratico possiamo creare un quadrato con l'azione “premi” e uno con la reazione “vibra”, collegarli fra loro e nel momento in cui premiamo il primo quadrato, il -Joy-COn vibrerà. Molto semplice, potenziale infinito: l'unico limite è la fantasia dei giocatori.

Arriviamo quindi alla nota che mi fa paura, ovvero Nintendo. L'unico modo che ha di far funzionare un'idea strabiliante di questo tipo è dare vita ad una community: dar loro uno spazio in cui condividere la creazione, in cui si possa mettere a disposizione pdf da stampare e/o modelli 3D per le stampanti e un codice per scaricare sulla console il “circuito” di Garage. Non è ancora possibile, infatti, condividere le proprie creazioni e questo è un difetto non indifferente della produzione, oltre che un problema decennale di Nintendo, la sua totale incapacità di riuscire a gestire l'aspetto “social” dei loro prodotti.

Al di là di questo, Nintendo Labo è un prodotto unico, innovativo, vario, infinito e che potrebbe dare tanto al mondo dei videogiochi. Ne sono incantato, letteralmente. Anche adesso, mentre scrivo, sono all'opera per realizzare qualche macchinetta inutile. Adoro questa sensazione.

Ho paura che il mondo non sia ancora pronto per Labo e che Nintendo non si preoccupi affatto di prepararlo, per il resto non trovo nessun tipo di ragione a non avere almeno la scatola Variety nella propria stanzetta dei giochi.

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