Spesso mi ritrovo a scrivere di quanto mi è difficile giudicare e parlare di un gioco e i motivi in genere sono sempre i soliti, non sono in grado parlarne come vorrei o il titolo mi ha regalato qualcosa di particolare, talmente tanto particolare da rendermi molto complesso questo lavoro. Oggi mi trovo nella situazione in cui ho chiarissimo, in testa, quello che voglio dire e come lo voglio dire... ma non riesco a farlo.

Vedete, questa volta non mi sentirete parlare di un videogioco “normale” e non mi sentirete parlare di questo titolo in modo consono perché sento di non essere in grado, e non lo sono non perché si tratti di una produzione particolarmente complessa da descrivere. Non lo sono perché Solo, il titolo in questione, è un videogioco che mi ha prosciugato le energie e mi ha lasciato in un turbinio di emozioni e lacrime di cui sono ancora un po' prigioniero.

Si tratta di un puzzle-adventure molto classico, molto semplice, molto colorato che cerca di confezionare dei puzzle intelligenti e complessi che non hanno un vero e proprio scopo di gameplay se non quello di farci avanzare nella “storia” e nella nostra crescita personale.

Solo è un gioco che si apre chiedendoci di essere pienamente sinceri in tutte le risposte che ci verranno richieste per essere vissuto come dovrebbe. Ci avverte che potrebbe essere doloroso, ci mette in guardia su quello che potremmo scoprire sull'amore e sul nostro rapporto con il sentimento più difficile del mondo. E così quando mi viene chiesto il sesso decido di rispondere “uomo”, che è una scelta inusuale per me.

Va bene. Ci provo.

La premessa importante per comprendere pienamente quanto verrà dopo è che nel recente passato la mia dolce metà ha deciso di interrompere la nostra relazione. Non l'ho presa bene, sto affrontando ancora i miei demoni.

La seconda domanda, in fase di creazione del personaggio, è quella del nome della persona che abbiamo più amato nella vita. Ho dato la mia risposta, Elisa. E così via fino alla conclusione della preparazione e all'inizio effettivo dell'avventura.

Sono un vecchio marinaio burbero che vive la sua vita nella solitudine di un isolotto, immerso nei ricordi dolorosi della donna che ha perso. Decide di partire per un viaggio, un viaggio alla scoperta di sé che vuole essere un modo per reagire alla sua situazione, un modo per capire, per crescere. E sale a bordo della sua barca, l'Elisa. Giù di primo pugno, dritto sullo stomaco.

Il gioco inizia mettendoci di fronte dei puzzle non troppo complessi (non lo saranno quasi mai in verità) che ci servono per sbloccare ad arrivare dinnanzi ad alcuni totem che ci interrogheranno sulla nostra persona, sulla nostra idea di amore e sulla nostra relazione perduta. Avevo deciso di essere completamente sincero e così ho fatto.

Ok. Partiamo.

Il titolo inizia a farmi paura dopo una mezz'oretta di gioco, quando i dialoghi si fanno ricchi di me. Ho sporcato il gioco con la mia solitudine e con i miei mostri. Ho preso tutte quelle atmosfere colorate e allegre e ci ho vomitato addosso me stesso, nei limiti di quelle domande così precise e così taglienti. “Pensi di essere in grado di amare ancora?” “No.” E continuano i colpi, rapidi, precisi, dolorosi.

Assieme alle domande dei totem si aggiungono i commenti del ricordo della nostra amata che permea l'isola. “Quindi odio... Pensi che anche io provi lo stesso per te?”. Smettila. Questo era il mio unico pensiero durante la mia esperienza. Smettila di farmi male, smettila di farmi ragionare, di farmi esplorare cose che non ho voluto esplorare di proposito.

Smettila di rovinarti le atmosfere solo perché a giocarti è una persona come me. Smettila e basta. Ho giocato, ho continuato fino alla fine, fino ai titoli di coda, fino alla scelta del finale. E ho versato delle lacrime, tantissime lacrime.

La 3.

Mi ha fatto sentire meglio. Mi ha fatto crescere e mi ha fatto crescere anche ogni stupido puzzle che mi si presentava davanti. Puzzle che rappresentavano la difficoltà di un viaggio interiore questo questo. Sedersi a riflettere, pensare, rimuginare e avere qualcuno con cui parlare.

Cosa mi è rimasto da questa esperienza che definirei semplicemente unica? Un pugnetto di niente. Mi ha svuota, mi ha devastato, mi ha ha fatto male, molto male. Per tutto il giorno, oggi (mentre scrivo) sono stato pensieroso. Se ne sono accorti i colleghi a lavoro, se ne sono accorti quelli che mi ronzavano attorno. Ho continuato a pensare a me, ad Elisa, all'amore e a quell'ostinata solitudine in cui cerco di rinchiudermi, fallendo puntualmente.

Ho ripensato al finale che ho decido di regalarmi su Solo e ho sorriso pensando a quanto io abbia deciso di essere sincero fino in fondo ma non abbia avuto il coraggio di esserlo poco prima dei titoli di coda, decidendo di vivere quel sogno che mi tiene sveglio ogni notte. Almeno per un minuto scarso, dentro ad uno schermo, ho vissuto il mio lieto fine.

Eppure quel finale mi ha fatto riflettere. Forse, inconsciamente, sono stato sincero anche in quello e questo ruolo di misantropo detrattore dell'amore che ricopro ogni giorno è solo un ruolo. In fondo, all'interno della mia avventura, ho cercato, nei limiti del possibile, di aiutare tutto ciò che mi circondava e di stringere quanti più rapporti possibili. Mi terrorizzava il pensiero di concludere qual viaggio da solo.

C'è un stato un momento in cui ho giocato in bianco e nero, con la pioggia.

Ah sì, Solo è anche un videogioco in cui dobbiamo utilizzare delle scatole con diversi “poteri” (alcune si attaccano alle pareti, alcune si allungano e così via) per andare dal punto A al punto B. E ci sono anche dei difetti, come la telecamera ingestibile, i crash, le compenetrazioni, cali di frame rate importanti e altri milioni di difetti. Ma sapete cosa? Non me ne importa nulla e vorrei che non importasse nemmeno a voi.

Voi che dovete, prima o dopo, scontrarvi con voi stessi. Fatelo in compagnia di qualcosa che fatico ad etichettare come videogioco. Fatelo in compagnia di Solo, fatelo e siate sinceri. Sinceri come ho fatto io.

Ora, al netto di tutto, mi sento meglio. Non sono certo di poter dire che sto bene, il tempo di guarigione potrebbe essere ancora molto lungo ma nel suo piccolo Solo ha fatto qualcosa di incredibile. Mi ha ridato il sorriso, e non quello di circostanza. Oggi, per qualche momento, ho sorriso sinceramente e mi sembrava di non ricordare più che sensazione fosse.

Sì, tutto questo con un videogioco. Una roba per bambini che serve solo a perdere tempo.

Disponibile per PC

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