Mi accingo a scrivere questa recensione ben a conoscenza che gli sviluppatori possiedono diverse immagini immensamente imbarazzanti della mia persona. Tiny Bull Studios è un studio tutto italiano ubicato in quel di Torino e questo è il loro titolo d’esordio.

Omen Exitio: Plague è un avventura molto classica, con elementi GDR, che attinge a piene mani da quel capolavoro che è l’universo creato dalla mente di H.P. Lovecraft. Il gameplay è estremamente semplice: ci troviamo di fronte a un enorme libro-game in cui saremo guidati da scritte e immagini e in cui le nostre decisioni influenzeranno il proseguo della storia.

La nostra avventura comincia a Zanzibar, il nostro protagonista, il Dottor Jake Huntington, si è arruolato nell’esercito inglese per fuggire da una tragedia accaduta nella sua vita.

Già dall’incipit è possibile intuire come l’intera esperienza sia essenzialmente una sessione a Call of Cthulhu: le prime battute ci aiuteranno a creare il nostro personaggio, assegnando punti nelle abilità disponibili (combattimento, osservazione, agilità, medicina, carisma). In seguito saremo capaci di migliorare il nostro personaggio spendendo l’esperienza accumulata.

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Il mio Jake durante la sua avventura.

Oltre alla schermata della storia e alla scheda del nostro personaggio abbiamo accesso anche a un diario che raccoglierà indizi, personaggi e riassunti della storia e una mappa (utilizzata in alcuni casi per prendere decisioni sugli spostamenti). L’interfaccia è ridotta all’osso, ma estremamente funzionale e richiama proprio le esperienze cartacee a cui il gioco vuole far onore.

Le nostre scelte non solo influenzeranno l’avventura, ma anche la quantità di esperienza che guadagneremo. In generale ogni attività che richieda di utilizzare un abilità regalerà, se si supera il check necessario, punti esperienza aggiuntivi oltre che ad avere un effetto più favorevole sulla storia.

Ho esplorato il gioco in lungo e in largo e con un giro solo non è possibile capire effettivamente la portata delle proprie scelte: l’idea di semplificare le meccaniche e dedicarsi alla storia è stata, in questo caso, vincente. La quantità di scelte e le loro ramificazioni cambiano ben più che il solo finale dell’avventura, saranno diverse le persone che incontrerete, le azioni che avrete a disposizione e anche i posti che visiterete, nonostante ci siano delle scene obbligatorie la varietà di situazioni è sufficiente a permettere di ripetere diverse volte l’esperienza senza annoiare.

Il tutto è accompagnato da un ottima colonna sonora che aiuta a creare atmosfera, nonostante sia composta di pochi pezzi e possa risultare monotona durante una lunga sessione di gioco.

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La mia autostima ringrazia!

Cosa che ho molto apprezzato è il fatto che il salvataggio sia solamente automatico, dopo alcuni checkpoint, e non sia possibile utilizzarne uno manuale per esplorare tutte le opzioni disponibili: ogni scelta in Omen Exitio comporta delle conseguenze, spesso crudeli visto il genere, ed è giusto che si abbia una sola possibilità.

Certo questo non significa che non si possa “barare”, per esempio tenendo i punti esperienza per poterli spendere poco prima di effettuare una scelta in modo da poter vedere effettivamente cosa serve per superare una determinata situazione (anche se non conoscete il punteggio necessario): l’alternativa probabilmente era quella di forzare il giocatore a poter assegnare i punti solo in determinati momenti ed era troppo restrittiva… però posso dire di aver fatto un’intera partita in questo modo, dopo un primo giro e quindi sapendo più o meno cosa mi aspettava, e di aver superato con facilità anche i punti più complessi.

Delle cinque skill disponibili ne ho trovata una utilizzata veramente poco e di discutibile utilità, dopo una prima partita in cui avevo concentrato gran parte della mia sudata esperienza in essa (no, non vi dirò quale, spoilers!) ho completato il gioco senza assegnarli un solo punto in maniera molto più agevole. Ora, non so se questo sia dovuto alle mie scelte e quindi alle situazioni in cui mi sono trovato, ma si è rivelata il più delle volte superflua.

Inoltre la possibilità di morire (anche se non mi ci sono impegnato a trovarla) non mi è mai sembrata concreta, nonostante il mio personaggio sia stato ferito più volte, anche da rovinose cadute, questo non ha avuto alcun impatto su ciò che poteva o non poteva fare: per esempio cadendo rovinosamente in un pozzo durante una battaglia non c’è stato nessun effetto sulle sue abilità.

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Io con questo ci giocavo a Magic.

Riassumendo, Omen Exitio: Plague, nonostante qualche difetto, è un ottimo titolo d’esordio per i ragazzi di Tiny Bull Studios e aspetto con ansia l’altro titolo a cui stanno lavorando…

Ora per favore, ragazzi, eliminate quelle foto…

Disponibile per PC

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