Nelle ultime settimane sta facendo molto discutere la decisione del presidente Donald Trump di indire un meeting con alcuni membri del mondo videoludico per poter parlare della violenza nei videogiochi.

Da sempre, sin praticamente da quando esistono, i videogiochi vengono attaccati dai mass media ed usati come capro espiatorio per qualsiasi sparatoria avvenga; l'ultima vede quella avvenuta a Parkland, Florida.

La IGDA (International Game Developers Association), pur non essendo invitata all'incontro con Trump, ha comunque deciso di dire la sua sui social, nel tentativo di difendere la libertà di espressione degli sviluppatori.

"I fatti sono chiari, non esistono studi che dimostrano la relazione tra il giocare con i videogiochi e la violenza con le armi da fuoco", si legge in uno dei loro tweet.

"Lo stereotipo dei giocatori come dei teenager frustrati semplicemente non è veritiero: il 41% dei giocatori negli Stati Uniti sono donne, e ci sono più giocatrici trentacinquenni che ragazzi sotto i 18 anni".

"I giocatori provengono da ogni estrazione sociale. Siamo insegnati e studenti, genitori e figli. Il voler rendere i videogiochi, o ogni altra forma di media, un capro espiatorio pur di non prendere in considerazione la restrizione delle armi da fuoco in America non inganna nessuno".

Voi cosa ne pensate? Fatecelo sapere con un commento.