Diciamocela tutta: le modalità di presentazione e lancio non sono state le ideali per Metal Gear Survive, che, complice la rottura con Hideo Kojima, hanno visto una Konami un po' impacciata nel descrivere cosa fosse davvero questo gioco e cosa significasse realmente questa intera operazione.

A conti fatti, il nostro altro non è che uno spin-off survival di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, e una dose maggiore di chiarezza avrebbe sicuramente giovato non tanto alle aspettative, già basse per l'abbandono del game director e designer storico, quanto ad un rapporto incriminato con il bacino d'utenza.

Così com'è stato mostrato fino a pochi giorni dal lancio, infatti, Survive sembrava la madre, il padre e pure qualche altro parente stretto di tutti i mali videoludici, quando in realtà se ne poteva parlare come una costola current-gen e persistente di uno Snake Eater e si sarebbero fatti se non felici, almeno meno inferociti gli amanti della saga.

Insomma, le varie beta multiplayer che vengono di norma esibite a mo' di demo non hanno giovato granché ad una reputazione compromessa e principalmente hanno scorporato il gioco reale dalla sua concezione pubblica.

Metal Gear Survive non è quello che abbiamo provato prima del lancio ed è abbastanza sorprendente che una realtà rinomata come Konami non sia riuscita a trasmettere un messaggio più chiaro o abbia voluto spendersi maggiormente per mettere i puntini sulle "i" quando serviva, impelagandosi invece in astruse meccaniche di monetizzazione al cui cospetto Electronic Arts sembra appena uscita dal corso di catechismo.

metal gear survive
Il vostro buongiornissimo parte da qui, sempre.

Che cos'è, allora, questo discusso primo exploit di MGS dopo Kojima?

Anzitutto è una produzione che, come del resto è tipico del franchise, poggia le proprie basi sul single-player, e in particolare sulla componente di gestione della base, del personale e delle risorse (crafting e scavenging) che abbiamo avuto modo di apprezzare da Peace Walker in poi.

È per questo motivo, fondamentalmente, che negli ultimi giorni non ho fatto altro che pensare come lo stesso papà della saga avrebbe potuto partorire un gioco del genere. Konami non è impazzita di punto in bianco e si è prodotta in un titolo che non abbia alcunché da spartire col resto del corpus di Metal Gear, anzi.

Contrariamente a quanto poteva sembrare sino al lancio effettivo, questa è un'esperienza survival che è già stata fin dal terzo episodio numerato nelle corde dell'IP. Le uniche pecche che si possono imputare al publisher, detto poc'anzi della presentazione confusa, sono la scarsa ambizione in termini di infrastruttura e la pressoché totale assenza di velleità narrative, pilastri su cui si è poggiata la storia dell'epopea dei vari Snake in un modo o nell'altro dalla nascita.

Com'è noto, MGS (che sta curiosamente anche per Metal Gear Survive) è always online, richiede una connessione costante alla rete, e pure questo aveva contribuito alla creazione di un falso mito secondo cui sarebbe stato esclusivamente multiplayer.

In realtà, questo requisito è stato necessario per rendere il sistema di progressione unico tra single-player e multiplayer, con al momento uno sbilanciamento sostanziosissimo verso la prima componente. Una cosa che se me l'aveste detta un mese fa mi avrebbe visto ridere per diversi minuti.

metal gear survive
The Division, sei tu?

Questo ci spinge a due considerazioni. La prima, lo sbilanciamento in questione è basato su una campagna di circa 30 ore in cui si sbloccano mappe per il multigiocatore e al termine della quale si ottengono le classi con cui darsi alla pazza gioia nei tier più complessi della modalità in rete. Prima di allora questa modalità già esigua ne risente ulteriormente.

La seconda, il multiplayer è per l'appunto molto povero in questo momento, con le sole quattro mappe ottenute tramite i wormhole della main story giocabili a livelli facile e normale. Trattandosi di tower defense relativamente molto semplici, è chiaro che questo versante venga a noia piuttosto in fretta.

Tuttavia, perlomeno in questa fase iniziale, giocare in co-op ha un grande pregio, ovvero permette - tramite un apposito grinding - di accumulare energia Kuban necessaria per livellare il proprio personaggio in quantitativi assai superiori rispetto a quanto non lo si faccia da soli.

Ad oggi quindi la cooperativa è più un espediente per farmare energia Kuban che altro, dal momento che questa non è seamless (vi si accede tramite una lobby e tempi di caricamento anche sostenuti), e non permette neppure di giocare le missioni della storia con un amico.

In tal senso, durante la mia prova pensavo a The Division - perché peraltro Metal Gear Survive ha una sorta di "Zona Nera" completamente offline, col twist della scarsa visibilità e di qualche limitato dungeon,  in cui si consuma ossigeno e si ottengono materiali più rari -, ma questo genere di accostamento è mortificante e ingeneroso, dal momento che da un punto di vista infrastrutturale la produzione Ubisoft è avanti anni luce come sforzo tecnologico e ambizione.

Nel mondo persistente di Survive, lo stesso pieno di orti e cisterne da riempire, siamo sempre e costantemente soli, e siamo destinati ad esserlo fino a quando non pigiamo il tasto preposto all'accesso alla lobby che ci porterà nel multiplayer. Un approccio vecchio e pigro alla materia.

metal gear survive
"Qui si fa la Mother Base!".

Ma allora cos'ha di gratificante l'esperienza proposta da Konami?

A patto di non avere pretese narrative, dal momento che dopo una prima cut-scene promettente il gioco vi rinuncia in toto con scene d'intermezzo prive di corpo e anima, il single-player è incentrato sulle basi molto solide di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain.

Un lascito importante che consiste, per dirne alcuni, su animazioni realistiche e precise, su un'interfaccia gradevole alla vista e al tatto, su uno stealth sempre di livello anche se meno vessante che nel filone principale, su un gunplay parecchio efficace, e su una meccanica di esplorazione, reperimento e utilizzo delle risorse che ha dell'ingegnoso.

Com'è stato per The Division e il suo DLC Survival, qui c'è un uso sapiente del poco materiale vecchio o nuovo a disposizione, con un rimescolamento consapevole degli ingredienti già creati e a disposizione.

Difatti, in Survive non vedrete nulla che non abbiate visto in The Phantom Pain e sia persino gradevolmente familiare. Perfino gli asset della mappa sono tirati fuori da Afghanistan e Africa, con qualche caso in cui addirittura dettagli come le radio, i container o le scrivanie lasciati esattamente dove li avevamo incontrati nel "percorso" precedente.

metal gear survive
Il multiplayer è praticamente tutto qui, per ora.

Allo stesso modo, le cose che avrebbero dovuto costituire un elemento di novità come la narrazione si appoggiano su trovate estremamente elementari, che fanno il loro lavoro (il codec, ad esempio) ma sanno di uscita al risparmio e lavoro frettoloso.

È evidente da questo punto di vista il team di sviluppo si sia concentrato sul buon numero di varianti tra i nemici, pur mossi da una IA non propriamente allo stato dell'arte, e sulla regolazione delle dinamiche proprie di un prodotto il cui focus sia la sopravvivenza. A tal proposito si renderà necessario un bilanciamento e un affinamento di feature come la fame e la sete, che vanno giù troppo rapidamente per non diventare soprattutto nelle fasi iniziali un fardello difficile da sopportare.

Osservati dei limiti oggettivi e consci, dunque, Metal Gear Survive parte con un piede inaspettato e anche giusto, specie se avete apprezzato le iterazioni sandbox e open world cui ci aveva sottoposto l'ultimo Hideo Kojima.

La sua vocazione multiplayer andrà rimpolpata e non a caso a marzo arriverà una nuova modalità che si spera metta benzina nel motore del gioco: potrebbe ancora essere un po' poco, soprattutto perché a quanto pare Konami vorrà concentrarsi sul multiplayer e non su nuove componenti per l'avventura solitaria, non cogliendo granché delle sue peculiarità e delle cose che le erano riuscite meglio in questo progetto dalla concezione e susseguente evoluzione alquanto bizzarra.

Rimarrò sintonizzato e per qualche altro tempo lo avrò nelle rotazioni dei miei giochi serali, con la curiosità di vedere come si muoveranno gli sviluppatori e aspettando, ovviamente, una nuova release del vero Metal Gear.

Versione testata: PS4 Pro