Vi era un tempo in cui i survival horror non erano correre e sparare. O perlomeno, non solo quello. Erano gli anni dei primi Clock Tower una serie che più di farci affrontare a viso aperto gli avversari ci incitava a scappare da essi. O ancora, Haunting Ground, incompreso titolo horror apparso sull'allora popolarissima PlayStation 2,  tremendamente simile a Clock Tower 3 e con il giocatore chiamato a seminare un grottesco inseguitore, con il solo cane Hewie a darci man forte (e non solo).

Insomma, il surival horror inteso come disperata ricerca per la propria salvezza, piuttosto che come truculenta mattanza di zombie e non morti. Lo stesso concetto da cui parte Remothered: Tormented Fathers, in primis un omaggio alle vecchie avventure a tinte orrorifiche post-Alone in the Dark che disdegnano l'uso incondizionato di armi da fuoco, a favore di una giusta dose di furbizia.

Primo capitolo di una trilogia prodotta e sviluppata da Chris Darril e Stormind Games, Remothered: Tormented Fathers racconta la storia di Rosemary Reed, una donna sulle tracce di Celeste, figlia del notaio Felton, apparentemente fuggita di casa senza motivo apparente. Rosemary dovrà quiindi indagare sulla giovane scomparsa, recandosi proprio a casa di Felton.

Ed è proprio in quel luogo misterioso che prenderà il via un'avventura horror dai risvolti inattesi, basata spesso e volentieri sull'ansia sempre crescente e mai scontata, sino a un epilogo (che ovviamente non vi sveleremo) che farà sicuramente da apripista ai capitoli successivi. Impostato come un classico titolo stealth in terza persona,  Remothered ci darà modo di esplorare le stanze e i corridoio dell'oscura magione, in cui la nostra protagonista potrà muoversi furtivamente, anche strisciando, alla costante ricerca di oggetti (inclusi quelli da lanciare per distrarre i vari avversari) o altri da utilizzare come rudimentali armi.

La chiave sarà in ogni caso la nostra capacità di nascondersi agli occhi del nemico, riuscendo a sfruttare sapientemente gli elementi dello scenario (come ad esempio armadi a doppia nata).

Man mano che cercheremo di sbrogliare la matassa dietro la sparizione di Celeste, vari indizi ci si pareranno dinanzi, spesso e volentieri sotto forma di oggetti interattivi indicati da dei piccoli punti di colore biancastro. Dimenticate quindi un approccio alla Resident Evil, del tipo enigma/chiave/porta; Remothered: Tormented Fathers è impostato come un unico, grande capitolo (della durata complessiva di circa dieci ore), la cui mancanza di un tutorial farà abilmente parte del gioco, gettandovi nell'orrore di casa Felton senza alcun preavviso.

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La paura del buio è spaventosa. Una falce in direzione della nostra faccia è ancora peggio.

Ogni ambiente nasconderà infatti ben più di un indizio e non capiterà di rado di dover percorrere nuovamente strade battute in precedenza, anche solo per cercare un determinato indizio sfuggito in precedenza. Questo andirivieni, poi, è supportato da un'atmosfera realmente sorprendente: i ragazzi di Stormind Games hanno davvero realizzato un contesto scenografico stupefacente – sebbene piuttosto tradizionale come impostazione di base – deliziandoci tanto con architetture classiche che con momenti di puro terrore ansiogeno.

Bisognerà poi fare molta, ma molta attenzione al rumore prodotto dai nostri passi, visto che gli avversari avranno un senso dell'udito realmente sviluppato (non a caso il paragone con Haunting Ground o Clock Tower è più di un mero esempio concettuale).

Infine, giocato su PC (ossia la versione da noi testata), dal punto di vista tecnico Remothered: Tormented Fathers compie il suo dovere senza stravolgere né impressionare (va detto, dopotutto, che parliamo di un “semplice” titolo horror che non fa di certo della spettacolarità il suo punto di forza). Insomma, un grazie a Chris Darril per averci fatto riscoprire un orrore che ci sembrava perso nelle pieghe del tempo.

Potete trovare Remothered: Tormented Fathers su Steam.