Una volta le esclusive PC, alcune almeno, lo erano definitivamente in modo indiscutibile. Principalmente per una ragione di gameplay, esperienze di gioco perfettamente costruite intorno a mouse e tastiera. Ma la generazione di console in corso sta cambiando le cose, principalmente perché le oltre settanta milioni di PlayStation 4 vendute in tutto il mondo fanno gola a chiunque.

Quindi sono arrivati – esempi totalmente casuali – prodotti come Cities Skylines e Shadow Tactics: Blade of the Shogun, precedentemente appannaggio della piattaforma PC, su PlayStation 4. Si unisce alla combriccola di esclusive PC anche Kerbal Space Program Enhanced Edition, lo space simulator uscito nel 2015 e diventato un piccolo fenomeno di culto.

Il gioco ci mette alla guida di un programma spaziale nei panni del direttore dell’agenzia, con lo scopo di creare e testare un numero infinito di razzi e spedirli dove nessun kerbal (gli alieni del gioco, che somigliano ai futuri concittadini di Elon Musk ma non sono marziani) è mai giunto finora. Kerbal Space Program è un gioco che ti fa sentire molto stupido, per una serie di motivi.

In primis, saltando il tutorial ci si ritrova letteralmente nel panico dopo cinque minuti. Perché sebbene il gioco abbia un aspetto molto fumettoso, e tutto meno che un gioco rilassante. Tra le miriadi di elementi da tenere in considerazione nella costruzione e nel lancio del razzo ci sono anche cose come, tanto per dirne una, il peso del carburante da calcolare.

Non sarà una Tesla, però...

Il tutorial, quindi, è per forza dettagliatissimo e pieno di cose da imparare, passo per passo. Passi che comprendono anche l’apprendimento dell’apertura e della chiusura di finestre e sotto-finestre popup, in un tripudio di cose a schermo che causano inevitabilmente la labirintite. Non serve conoscere la fisica termodinamica (o una qualsiasi altra coppia di parole scientifiche più o meno casuali), ma giocare saltando il tutorial equivale a gettarsi in una gabbia di scimmie armate di mitra senza neanche un giubbottino antiproiettile.

Fino il tutorial, che ribadiamo essere di una lunghezza sconcertante, la modalità storia è il cuore della produzione. La “campagna” ci pone di fronte ad una serie di sfide a difficoltà crescente. Il ritmo di gioco è ben bilanciato, e permette comunque di giocare e sperimentare con il gameplay, senza essere per forza guidati da scelte obbligate ed obiettivi perentori.

Esiste anche la modalità libera, ma considerato quanto ci vuole per essere completamente in confidenza col sistema di gioco probabilmente finirà per prendere tanta polvere virtuale. Ad esempio, non l’ho neanche mai avviata una volta. Tuttavia, se pensate di spendere talmente tante ore col gioco da farlo diventare un gioco da ragazzi, il vantaggio è che si può iniziare fin da subito a giocare con ogni elemento disponibile, quindi con la piena libertà di giocare come vi pare e piace.

Pur essendo il gioco quasi totalmente descritto in queste righe, Kerbal Space Program ha una profondità incredibile. Si deve imparare a calcolare l’atmosfera a cui si dovrà aprire il paracadute del missile, capire quando attivare ogni fase della propulsione dei razzi, apprendere quali elementi ha senso ricercare prima di altri, e tante, ma veramente tante altre cose.

Il razzo è pronto.

C’è un motivo, però, se le esclusive PC sono confezionate come tali. Se gli esempi citati all’inizio dell’articolo sono stati ben convertiti su DualShock 4, lo stesso non si può dire pienamente di Kerbal Space Program Enhanced Edition.

La miriade di azioni da compiere, non frenetiche ma pur sempre numerose, durante la costruzione e soprattutto il decollo del razzo, rendono la configurazione del controller un ostacolo difficilmente sormontabile con la pazienza. Vanno aperte tante finestre, attivate molte funzioni, ed in generale bisogna spostarsi velocemente tra diverse sezioni dell’interfaccia di gioco.

Purtroppo anche un centimetro di variazione di un’angolazione, ad esempio, può significare una fine pessima di un lancio, i centimetri che gli analogici non riescono a gestire. Con un po’ di pazienza le cose migliorano, ma soprattutto per via del grande impegno che il gioco richiede non troverete mai la soddisfazione completa dal DualShock 4.