Nei giorni scorsi, vi ho parlato delle qualità tecniche del remaster di Shadow of the Colossus in maniera alquanto rapida, portando come prova un gameplay di 15 minuti, diverse immagini e un'anticipazione del mio parere.

A distanza di qualche ora di gioco, rieccomi per commentare più approfonditamente il lavoro svolto da Bluepoint Games, lo studio che ha dato nuova vita alla seconda perla di Team Ico (ora genDESIGN).

Chi mi conosce sa bene che sono un amante della narrazione e della cinematograficità dell'azione proposta dai videogiochi, quindi non c'erano dubbi che avrei optato per la modalità Cinema (4K e 30fps) su PS4 Pro.

Ed è in questa modalità che ho apprezzato maggiormente il gioco nella sua nuova vita videoludica, la terza dopo il lancio su PS2 e il ritorno su PS3.

shadow of the colossus
Dove tutto (ri)comincia, ogni volta.

Appoggiandosi sulla risoluzione scalata verso il punto più alto che si potesse permettere la PS4 supercharged, il nostro è un titolo che tiene testa qualitativamente alle produzioni moderne e da un punto di vista artistico ha un'ispirazione superiore a queste ultime di gran, gran lunga.

Qualcosa che a livello di potenza di calcolo l'ha spesso messa in difficoltà: il frame rate è granitico ma, ad esempio, salvando uno screen si vede la notifica in alto a sinistra dopo decine di secondi, nei panorami più impegnativi.

Facendo gli screenshot che avrei poi utilizzato per l'articolo preliminare, ho notato, come mi era già capitato con Call of Duty: WWII, che questi hanno una resa abbastanza diversa rispetto a quello che succede davvero sul mio televisore.

Ciò è dovuto all'HDR, che - me ne convinco sempre di più - è la reale innovazione introdotta dalle console di questa (mezza) generazione. Il miglioramento dell'illuminazione con questa feature attivata è qualcosa di fondamentale per sbloccare il pieno potenziale del remake di Bluepoint.

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Un esempio della qualità delle texture.

Per far sì che rendesse al meglio ho fatto qualche prova con il regolatore della luminosità, che mi dava un valore predefinito sballato ma che poi ho preferito lasciare così com'era: mettendoci mano il pannello diventava troppo scuro e si perdevano dettagli quali le nuove texture su rocce e pareti specie in campo aperto.

È evidente, comunque, che la base sia stata il remaster su PS3, un lavoro che già al tempo lasciava intravedere il pieno potenziale della visione di Fumito Ueda, al di là delle forme poligonali grezze che sbucavano da ogni dove nell'originale.

Ed è giusto così, al netto delle osservazioni del (nuovo) sviluppatore che spiegava di essere partito dal codice dell'epoca PlayStation 2 in termini di programmazione.

Perché è partendo da lì che ci si è potuti concentrare su come portare su un altro livello la produzione, un livello, come dicevo prima, all'altezza degli standard attuali perlomeno visivamente. Agire in maniera diversa avrebbe significato prodursi in un'operazione nostalgia senza troppo senso per chi non ci aveva mai giocato.

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L'arrampicata è un po' macchinosa, vissuta nel 2018.

La prova sulla configurazione 4K30 mi ha permesso sì di apprezzare il meglio che potesse mettere sul piatto questa terza release di Shadow of the Colossus, e di cogliere la forza di un gigante che cade come mai prima d'ora.

Sicuramente, però, mi ha fatto capire anche che in certi casi sarebbe stato meglio godere dell'agilità dei 60fps.

Diversamente da quanto visto su PS4 base, infatti, PS4 Pro permette di disporre di una modalità Performance che sbloccare il frame rate e ricorre ai 1080p come accade sul modello ormai entry level della console.

Ci sono state delle situazioni, in particolare, che mi hanno spinto a ricorrere - cosa che non avrei mai immaginato, conoscendomi - a questa modalità.

Utilizzare l'arco contro Colossi il cui abbattimento prevede di colpire determinati punti all'interno di una corazza, ad esempio, richiede la massima precisione e reattività, cose che in 4K non ho sentito di poter fare mie.

I volti sono stirati rispetto agli originali, forse l'unica pecca del lavoro di Bluepoint Games.

Forse è affrettato parlare di input lag, ma non posso negare di essermi sentito "ingabbiato" nei 30 fotogrammi al secondo - pur solidissimi - quando c'è stato da mettere mano a colpi dalla lunga distanza o specifici movimenti a cavallo.

È come se mi sentissi tirare dalla parte opposta alla direzione in cui avrei voluto mirare per mettere al tappeto il mio avversario, e questo si è tramutato rapidamente in una sensazione di leggera frustrazione.

Una sensazione a cui ho potuto fortunatamente porre rimedio accedendo semplicemente ai menu del gioco e scegliendo a mio piacimento - nel senso che ho più di una volta usato i 60fps con certi boss e i 30 durante l'esplorazione - Cinema o Performance.

Il fatto che ci sia la possibilità di disporre di una seconda modalità, non bloccata su quel quantitativo di fps, è una vera e propria manna dal cielo, che va a cambiare pure radicalmente quello che può essere il giudizio su un remake del genere.

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Un panorama spettacolare e inquietante.

In questa modalità Shadow of the Colossus non è più soltanto bellissimo su PS4 Pro, ma è anche funzionale. E viene da chiedermi se non fosse il caso, nella limitazione ad una sola modalità sulla console base, di proporre in quella sede soltanto i 60fps magari rinunciando a qualcosina in termini di pura grafica.

Si sarebbe probabilmente tradito l'intento originale dietro la realizzazione di questo rifacimento: dare al seguito spirituale di Ico un look mozzafiato che consentisse di materializzare al massimo delle possibilità attuali l'immaginifico universo, pieno di dolore, speranza e rimorsi, di Ueda.

Ora, esaurito l'argomento tecnico, come siamo messi da una prospettiva puramente ludica? Il secondo gioco di Team Ico rappresenta ancora un'esperienza che vale la pena vivere? E a che prezzo?

Bluepoint Games si è focalizzata in particolare sulla qualità visiva del gioco, non ritoccando alcunché nelle meccaniche studiate in origine dalla squadra del creatore di The Last Guardian.

Probabilmente tutto il mio discorso sull'input lag, chiamiamolo così più per immediatezza che per altro, è dovuto a questo - è come se un Colosso fosse stato racchiuso in un abito un pelo più stretto di quello che aveva la prima volta che l'ha indossato.

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La sequenza introduttiva ha dei momenti di fotografia altissimi, e questo è uno di quelli.

In aggiunta, la cavalcata è qualcosa che risulta in questo momento abbastanza datata: per avviare la camminata di Agro, nella configurazione moderna predefinita dei comandi, è necessario premere diverse volte il tasto triangolo, un tipo di controllo che ricorda quello dello sprint delle origini sulla serie calcistica FIFA.

Oggi è presumibilmente un po' fuori tempo massimo, così come l'obbligo di premere R2 nell'arrampicata - questa sì, sorprendentemente attuale sotto il profilo del concept - saltando da un punto all'altro di una parete.

Risulta tuttora unico lo schema seguito da Shadow of the Colossus. Uno schema che vive di due partizioni ben delineate: una prima in cui ci si sforza di capire come abbattere un Colosso; una seconda in cui si affronta la sfida sempre più complessa di abbatterlo, e se ne vivono le conseguenze sulla propria pelle.

Questo quadro va oltre i concetti di ore di gioco e progressione, annulla i muri dello spazio e del tempo: mentre vai, non ti accorgi neanche di dove stai andando - ed è clamoroso, vista la bellezza di quei paesaggi desolati e liberi -, pensi soltanto al fascio di luce emesso dalla tua spada e alla direzione in cui punta.

Se non consideriamo alcuni indie come Furi, una simile run incentrata quasi esclusivamente su quelli che potremmo considerare boss di fine livello è rara, e foriera di sensazioni avulse dagli stampi adoperati come dogmi dal 90% degli sviluppatori.

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La nuova illuminazione rende moltissimo nell'hub centrale con le raffigurazioni delle nostre vittime.

In generale, comunque, va premiato l'approccio dello studio di Austin all'argomento: doppia modalità grafica su PlayStation 4 Pro, ben quattro set di controlli per venire incontro ad ogni esigenza, provando a non snaturare il titolo in ciascuna di esse.

L'idea di proporlo a 39,99 euro inizialmente mi preoccupava, ma dobbiamo tenere a mente il tipo di impatto deciso e delicato al contempo che questa software house ha avuto sul materiale propostogli da Sony - e lo stesso materiale di partenza.

In quest'ottica, il prezzo è giusto per chi non ha mai avuto l'opportunità di lasciarsi calamitare per una buona decina d'ore sotto l'ombra del colosso; per tutti gli altri, decidetevi a (ri)prenderlo non appena avrete un momento di libertà e un calo anche solo di una decina d'euro, perché vivere Shadow of the Colossus così è qualcosa che non vi è mai capitato prima.

Versione testata: PS4 Pro