La lunga, lunghissima maratona (sul serio, è troppo lunga) di The Game Awards 2017 è terminata intorno alle ore 06:30.

Tempo di fare una pennichella ed eccomi qui con voi per tirare le fila di ciò che è successo, e di Death Stranding ok ci arriviamo tra poco, tranquilli.

Sono successe diverse cose, il che è un bene, il che è un segno di salute dell'evento; alcune sono state divertenti, altre dovevano esserlo e non lo sono state.

Diamo allora un'occhiata ai 5 momenti migliori (o peggiori, fate voi) dell'ultimo E3 The Game Awards di stanotte, in ordine rigorosamente sparso.

The Game Awards 2017: i 5 momenti migliori

Il discorso di Andrew House

Se n'era andato un po' in sordina, il boss di PlayStation Andrew House, lasciando il posto a quello che è stato il suo vice per un paio di anni.

Avremo modo di amare John Kodera nei prossimi anni, è chiaro, ma intanto tutto il mio affetto va per il buon Andy.

Senza andare a pescare troppo in là, con la sua guida ha reso PS4 un successo clamoroso e i videogiochi un posto migliore, in cui si dà luce verde ad una follia come The Last Guardian o si finanzia quel pozzo senza fondo di Kojima.

A prescindere dal proprio "schieramento" di favore, dovremmo tutti essere un po' grati al buon House, che ha fatto il suo bel discorsetto di commiato - senza picchi, ben inteso - tra una world premiere e l'altra.

Il game director di A Way Out completamente strafatto

Probabilmente prima di stanotte non conoscevate Josef Fares, ex regista hollywoodiano ora votato al 100% alla causa videoludica.

Fares, noto ai più per aver fatto delle dichiarazioni molto dubbie sulla potenza delle console, si è presentato da Geoff Keighley evidentemente strafatto o ubriaco forte.

O almeno questo è ciò che spero per lui, eh.

Lo Zlatan Ibrahimovic dei videogiochi ha sforato ogni logico tempo televisivo, è stato l'unico a dire parolacce in tutta la serata, ha mandato a fanculo gli Oscar, e soprattutto ha irritato Keighley che non sapeva più come gestirlo.

Rissa sfiorata, ma intanto data d'uscita per A Way Out (23 marzo 2018, altro che 2019) e pass che permetterà agli amici di giocare gratuitamente con un utente già in possesso di una copia del titolo.

Drop mic e, ve l'avevo detto, momenti migliori o peggiori fate voi.

Death Stranding, Franco e Ciccio Hideo Kojima e Guillermo del Toro

L'elefante nella stanza di The Game Awards 2017 era chiaramente Death Stranding, che non ha deluso le aspettative con un trailer di ben 8 - otto - minuti.

Prima e dopo il trailer, che avremo modo di analizzare in separata sede, è successo praticamente di tutto.

La santissima trinità Kojima, del Toro, Reedus si è scorporata per due presentazioni diverse: la prima con Kojima e del Toro che hanno premiato Cuphead per la sacrosanta Best Art Direction.

Ora, non so cosa gli abbia fatto il padre di Metal Gear, ma del Toro impazzisce letteralmente per Kojima. Se lo abbraccia e se lo spupazza come se fosse suo figlio.

Ma in quegli abbracci (soprattutto quelli "rubati" dietro il sipario) ci ho visto amicizia, stima e genuinità, ed è bello veder riconosciuto uno di noi da un creatore di questo livello.

Se l'anno prossimo The Game Awards avrà una categoria per i Best Franco & Ciccio dei videogiochi, beh, sanno già a chi assegnarla. Magari con del Toro un pelo più elegante e meno, come dire, disteso nei toni.

La seconda apparizione della trinità scorporata è stata quella di Kojima e Reedus dopo il trailer di Death Stranding.

Come al solito il Daryl di The Walking Dead sembra essere stato appena tirato giù a forza dal letto, ma è abbastanza lucido da tirare un paio di battute di quelle buone.

La prima è un riferimento a Konami e alla cancellazione di Silent Hills ("ora nessuno può fermarci"), mentre la seconda è l'ammissione che egli stesso dovrà cercare su Internet qualche indizio per capirci di più sul gioco.

A chi lo dici, caro Norman.

L'Industry Icon Award a Carol Shaw

Il premio alla carriera a Carol Shaw, ex Activision che ha avuto un ruolo seminale nella definizione dello sviluppo dei videogiochi e del ruolo della donna in questo processo, è stato uno dei momenti più carini della nottata.

Molto educativa la prima parte della premiazione, con un video che ha celebrato gli achievement di Shaw nell'industria videoludica.

La seconda parte è come di consueto uno dei problemi principali di The Game Awards; non si sa quando tagliare e spesso lo si fa in maniera brusca.

Ma almeno stavolta, considerando l'età della protagonista dell'episodio, va bene così ed era lecito aspettarsi si finisse un pelo lunghi.

È interessante notare come i videogiocatori abbiano subito colto l'importanza del momento e della testimonianza di questa pionieristica game designer.

Sotto il tweet di Activision, che si è congratulata con Shaw per l'award ottenuto grazie al suo lavoro su River Raid, alcune delle reazioni sono state queste:

Sempre molto edificante leggere i vostri commenti, ragazzi.

The Rock non ha mandato giù il 3 di Game Informer a Spy Hunter

Il momento marketta di Jumanjii: Welcome to the Jungle è stato piuttosto divertente.

Non è stato gestito come una vera e propria marketta, infatti, con un trailer buttato lì o un attore sul palco ad assegnare qualche premio random e fingere coinvolgimento nella serata (in stile Zelig quando i comici lanciano i propri film, insomma).

In una breve clip le tre star del nuovo e opinabile Jumanji, tra cui The Rock e Jack Black, parlano delle loro esperienze coi videogiochi.

Black, ovviamente, sottolinea il proprio passato e presente con Tim Schafer, che lo ha voluto in titoli come Psychonauts, Broken Age e Brutal Legend.

The Rock fa lo stesso, ma nel menzionare le sue esperienze videoludiche incappa in un simpatico momento rancore contro Game Informer.

Nel 2006, infatti, la rivista americana ha bocciato Spy Hunter: Nowhere to Run di Midway, con Dwayne Johnson come protagonista appunto, con un sonoro 3/10.

Lo trovate a 0:57.

Magari andrà meglio con il gioco di Jumanji: Welcome to the Jungle.

No, scherzo. Almeno quello ce lo risparmiano.

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