Anche alla ricerca di uno svago videoludico dopo un periodo piuttosto impegnativo, in un mese di ottobre che non lascia scampo e si arricchirà questa settimana di altre tre (tre) triple-A attesissime, mi sono dato anima e corpo negli ultimi sei-sette giorni a South Park: Scontri Di-Retti.

Il secondo titolo della serie dedicata ai ragazzini del Colorado non reinventa la ruota né rispetto al genere degli RPG, che interpreta in una squisita chiave 2.5D con alcuni semplici layer di personalizzazione e potenziamento, né a confronto con il capostipite di Obsidian Entertainment, che ha gettato delle basi evidentemente utili da calco per lo studio di San Francisco che ne ha raccolto in maniera abbastanza sciolta l'eredità.

Tuttavia, l'ho trovato un sano intrattenimento da parte di un franchise che non ha vergogna nel far ridere con gli aspetti più beceri della comicità - basti pensare che l'intera vicenda ruota intorno ad un personaggio che ha nella capacità di scorreggiare in qualunque momento a comando la sua abilità speciale.

Sia chiaro: farlo tutto il tempo, specialmente per cogliere le reazioni diverse dei diversi personaggi su cui si scatena la furia petomane, non costituisce la portata principale - quella è la presa in giro dei supereroi Marvel/DC e della loro sovraesposizione mediatica, come farebbe un episodio dello show tv - e soprattutto non tiene la risata per le 15-16 ore della durata di questa storia.

Ma certamente costituisce una trovata coerente con la lore della serie animata di riferimento e permette di guidare per mano il giocatore non soltanto nella narrazione, che è quella che è (sebbene impreziosita dalle voci dei veri e propri doppiatori italiani), ma nell'ambientazione di South Park che con i suoi richiami al materiale d'origine la fa da assoluta padrona.

Sono tantissimi i tributi e gli omaggi alla serie animata di Trey Parker e Matt Stone, e - cosa ancora più eye/heart-catching - questi vengono spesso nascosti nelle pieghe del flusso narrativo, da trovare in alcuni momenti che soltanto i più curiosi riescono a cogliere.

Ad esempio, nei racconti delle origini del supereroe che interpreteremo come "il novellino" è possibile suonare un pianoforte giocattolo all'interno della sua cameretta. Suonarlo con la pressione di un solo tasto consente di ascoltare il motivetto del Panda Molestie Sessuali, dalla terza stagione di South Park; una canzone che i fan ancora oggi canticchiano ad ogni occasione buona.

O, ancora, lasciando per troppo tempo la schermata del game over attiva è possibile vedere scorrere i titoli di coda delle puntate del cartone, proprio come se fosse finita una puntata; e all'inizio di ogni run parte il jingle d'inizio scena nella stessa.

south park: scontri di-retti

Senza scendere negli easter egg, che sono già più comprensibili e comunque non sortiscono su di me lo stesso effetto, ci sono altri bocconcini per gli appassionati. Come i passaggi in cui è possibile incontrare Tuong Lu Kim, prima come "servizievole" commesso nel suo ristorante cinese e poi come ninja assassino assoldato per farci fuori, o Asciughino, che dopo le peripezie vissute nella serie animata si è rifatto una vita lontano (ma non troppo) dalla cannabis.

Sono tanti i momenti, insomma, in cui un affezionato di South Park vorrà prendere lo smartphone e scattare foto per inviarle agli amici, giusto per dire "guarda qui!". Qualcosa che non sempre succede con i tie-in; anzi, non succede praticamente mai se non per far notare quanto male sia stata fatta una cosa rispetto al materiale originale.

Per me, questo è un merito di South Park: Scontri Di-Retti, al netto delle valutazioni tecniche che si possono giustamente fare nel contesto di una recensione - come la nostra. E, sempre al netto dei discorsi sull'affollamento di questo male/benedetto ottobre videoludico, la cifra di quanto non dovrebbe passare inosservato il titolo Ubisoft agli occhi di chi ama quei quattro ragazzini del Colorado.

[wp_ad_camp_1]