Ci sono giochi che ottengono i favori del pubblico anche e soprattutto grazie al loro nome di richiamo, e altri invece destinati a rimanere per sempre nella “nicchia” dei titoli indirizzati  solo ed esclusivamente agli appassionati incalliti del genere di appartenenza. È sicuramente il caso della serie Ys, creata da Nihon Falcom nell’ormai lontanissimo 1987 con il primo titolo della serie, Ys I: Ancient Ys Vanished.

Negli anni, la saga ha attraversato quasi tutte le generazioni di console, grazie a prodotti dal valore alterno ma tutto sommato sempre validi e divertenti, sino a giungere ora nell’era di PlayStation 4 e PS Vita (e PC), ossia le piattaforme atte ad ospitare l’ottavo capitolo regolare della serie, Lacrimosa of DANA. Nel nostro caso, è proprio la versione per la console portatile targata Sony ad interessarci.

La narrazione prende il via tra il quinto capitolo della serie (Ys V: Lost Kefin, Kingdom of Sand) e il sesto (Ys VI: The Ark of Napishtim), raccontandoci la storia di Adol Christin, spadaccino dai capelli rossi impegnato a tempo pieno sul veliero chiamato "Lombardia". Questi viene però prontamente affondato dal gigantesco Kraken dopo pochi minuti dall’inizio della nostra avventura, costringendoci a naufragare su una misteriosa isola deserta.

In questo luogo inospitale, grazie anche al supporto dei sopravvissuti, dovremo riuscire a sopravvivere con le nostre forze, costruendo in primis un piccolo luogo di ritrovo - il Castaway Village - in cui i naufraghi potranno sostenersi a vicenda. Dalla prima notte trascorsa sulla misteriosa isola, però, il giovane Adol comincerà ad avere degli strani sogni incentrati su di una sacerdotessa. Cosa si nasconde dietro a queste apparizioni?

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La colorita fauna dell’isola di Seiren.

Un po’ Pirati dei Caraibi e un po’ Genso Suikoden, Ys VIII: Lacrimosa of DANA si propone quindi come un capitolo di raccordo, seriamente intenzionato a liberare la serie da alcuni catenacci che l’hanno sempre trattenuta lontana dall’eccellenza. Peccato solo che, anche stavolta, la convinzione nel realizzare questo progetto è stata compiuta a metà: la storia, come accennato poche righe sopra, consente un agile reclutamento di personaggi da affiancare al nostro eroe per i motivi più disparati.

Potremo infatti dedicarli alla compravendita di oggetti nel nostro villaggio, oppure schierarli in combattimento in base alle loro caratteristiche di forza e difesa. Certo, sia il gruppo di protagonisti principali che gli NPC di contorno appaiono tutti piuttosto stereotipati e vittima dei cliché tipici del genere, ma è quantomeno apprezzabile lo sforzo messo in atto da Falcom.

L’Isola di Seiren sarà quindi il campo ideale nel quale fare avanzare la storia, attraverso un sistema di gioco che ci spingerà ad esplorare ogni anfratto dell’isola tra tesori nascosti, missioni principali e quest secondarie. Le aree sono vaste, seppur mai ai livelli di uno Xenoblade, e grazie all’utilizzo di alcuni cristalli potremo tranquillamente spostarci da un punto all’altro della mappa (i quali fungeranno anche da checkpoint e da ristoro, nel caso servisse). Sarà inoltre possibile accamparsi per la notte ogniqualvolta ne avremo bisogno, cosa questa che rimanda alla memoria il ben più noto Final Fantasy XV (ma le somiglianze con il gioco Square Enix finiscono qui).

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Bello. Eppure, è come se mancasse qualcosa.

E il combat system? Lacrimosa of DANA non tradisce i capisaldi della serie Ys, proponendo di fatto una versione riveduta e corretta di quanto visto nel vecchio Ys: Memories of Celceta: fino a tre combattenti, sostituibili in qualsiasi momento con la sola pressione di un tasto, capaci a loro volta di effettuare sul campo tre tipi differenti di attacchi al nemico. Slash, con la quale spazzare via i nemici più deboli e comuni, Pierce, in grado di colpire avversari in volo, e infine Strike, utile ad abbattere boss particolarmente coriacei.

Ma non solo: una barra caricabile per le Extra Skill consentirà di eseguire attacchi finali dal potere devastante e spesso risolutivo, a cui si aggiungono le Flash Move e Guard Mode, per schiavare o bloccare gli attacchi nemici. Per variare l’offerta, infine, in alcuni forzieri sparsi per l’isola potremo mettere le mani su alcuni speciali attrezzi (i “Gear”), in grado di fornire agli eroi del gruppo diverse abilità speciali utili a scovare punti prima inaccessibili dell’isola.

Cosa non va quindi in Lacrimosa of DANA? Innanzitutto, sebbene sia tutto nella norma e anche discretamente giocabile, scoraggia la cronica mancanza di originalità di un impianto di gioco che non fa nulla per distinguersi dalla massa. A ciò si aggiunge il fatto che il lavoro svolto dagli sviluppatori sotto l’aspetto grafico appare piuttosto incerto e raffazzonato, specie in questa edizione PS Vita, non brillando neppure sotto il versante del character design. A ciò si aggiunge il fatto che la versione per la console tascabile di casa Sony vede latitare anche alcuni contenuti presenti nell’edizione casalinga, (come le divertenti e caotiche Suppression Battle) cosa questa che ne gambizza le prospettive in virtù di un eventuale acquisto.

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