Che lo sviluppo del quarto capitolo di Uncharted non fu tutto rosa e fiori è cosa nota, ma nel nuovo libro di Jason Schreier (Kotaku) è presente un intero capitolo dedicato a retroscena mai raccontati prima.

In "Blood, Sweat, and Pixels: The Triumphant, Trubulent Stories Behind How Video Games Are Made", Schreier racconta che nel 2013, durante il successo di The Last of Us, Amy Hennig iniziò i lavori sul gioco con un piccolo team.

Le idee di Henning erano molto visionarie e più cupe rispetto ai capitoli precedenti aventi come protagonista Nathan Drake.

Difatti nella sua versione del gioco, per una buona parte della campagna il nemico principale sarebbe stato Sam, salvo poi scoprirsi il fratello di Nathan con cui avrebbe unito le forze per sconfiggere il vero boss finale (Rafe).

Avrebbe poi voluto che, ad un certo punto della storia, il protagonista non usasse più alcuna arma puntando tutto esclusivamente sullo stelath.

Altre introduzioni sarebbero stati i veicoli ed anche un rampino.

Per via di alcune divergenze tra Naughty Dog e Henning, però, quest'ultima decise di abbandonare la compagnia e di conseguenza lo sviluppo del gioco.

Ci fu un sollievo generale, dato che le idee di cui sopra non era viste di buonissimo occhio dal direttivo, che volle siglare un accordo di riservatezza sull'accaduto con Hennig.

Si decise quindi di puntare sulla coppia Straley-Druckmann, che rese The Last of Us così popolare.

I due accettarono, ma ad una condizione: la totale libertà creativa sullo sviluppo.

La compagnia accettò, e quindi i due si videro costretti a cancellare mesi di lavoro ed effettuare un recasting. Cosa che comportò a Naughty Dog una perdita di milioni di dollari.

Alcune idee di Henning vennerò però tenute, come ad esempio il rampino.

Ma, soprattutto, imposero che quello fosse l'ultimo gioco di Uncharted con Nathan Drake.

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