I Pilastri della Terra (libro tre)

È finalmente stato reso disponibile il terzo ed ultimo volume del titolo protagonista di questa recensione a puntate. Possiamo dire con certezza che – sì- valeva la pena aspettare. L’occhio del Ciclone, infatti, proclama definitivamente il successo di questa avventura grafica divisa in tre volumi.

Quest’ultimo capitolo, oltre a riproporre il modello funzionante dei due che lo hanno preceduto, li eleva, conferendo maggiore spessore a tutta la narrazione passata (cosa che fino a qualche giorno fa non sospettavamo minimamente).

I nuovi misteri ed intrighi introdotti con la narrazione, infatti, ne vanno a riaprire altri, facendoceli analizzare nuovamente sotto una diversa luce. D’altronde, mi tocca fare un mea culpa: non avrei dovuto perdere di vista che a monte di tutto c’è Ken Follett: un nome, una garanzia.

Quello che non si perde di vista neppure per un istante, invece, è il ruolo quasi da protagonista della colonna sonora, che asseconda magistralmente ogni attimo di gioco.

In particolare, ripensando ad un preciso momento concitato, vengo ancora pervasa da un marcato senso di inquietudine, dato principalmente dalle sonorità che accompagnano la scena. E questo non può che essere un bene.

Un altro tratto già noto ma che qui viene ulteriormente nobilitato è legato all’aspetto grafico. Come detto in precedenza, i personaggi sono ben caratterizzati e gli sfondi disegnati a mano. Ma è con alcuni primi piani intrisi di drammaticità che la direzione artistica dà il meglio di sé.

In conclusione, “I Pilastri della Terra” è il titolo ideale per chi è affascinato dalla storia medievale – seppure romanzata -, con le sue lotte per le investiture tra Papato e Impero e l’insormontabile divario tra borghesia e nobiltà.

La sua realizzazione fa sì che possa apprezzarlo chiunque non disdegni le avventure grafiche ma chi è particolarmente attento alla cura dei dettagli (sia nella grafica che nella scelta delle sonorità) lo considererà una delle perle più rare della propria collezione videoludica. O dovrei definirlo un tomo antico?

I Pilastri della Terra: chi sparge tempesta (libro due)

Abbiamo dovuto attendere circa quattro mesi per poter mettere mano al secondo episodio della trasposizione videoludica del libro di Ken Follet “I Pilastri della Terra”. Andando dritti al punto possiamo affermare che, mentre da un punto di vista tecnico il titolo non ha subito cambiamenti particolari né in positivo né in negativo, dal punto di vista della narrazione raggiungiamo degli apici che nel primo volume non erano stati toccati neanche alla lontana.

Sebbene la prima cosa che si potrebbe pensare in questo caso è che il merito sia tutto dell’autore dell’opera originale, non possiamo trascurare il lavoro di adattamento a cura di Daedalic Entertainment che ha saputo condensare abilmente i punti salienti della narrazione, trovando di volta in volta il modo più incisivo per far avanzare i videogiocatori lungo una trama tanto solida quanto complessa.

In questo secondo volume possiamo dire di avere cinque protagonisti di cui tre a tutto tondo, uno tutto sommato marginale (Tom, il mastro carpentiere che guideremo per una breve sequenza) e uno non giocante ma di grande impatto narrativo. Quest’ultimo altro non è che la cittadina di Kingsbridge, le cui sorti inizieranno a starci a cuore tanto quanto ai suoi abitanti.

I protagonisti effettivi, però, sono il Priore Philip, l’ormai cresciuto Jack e la risoluta Aliena, caduta in disgrazia nel volume precedente e che mira al riscatto. Purtroppo – ve lo dico subito – questo è un volume di transizione e quindi non risulterà risolutivo: per la resa dei conti finale dovremo attendere il terzo ed ultimo episodio.

 

Questo secondo libro, nel complesso tocca tematiche profonde e articolate: si va da un amore impossibile ad un mistero trascinato per lustri, fino ad un uomo di Chiesa che mette in discussione la propria fede. Ed è proprio il tema religioso a ricorrere fin dal titolo: l’originale “Sowing the Wind”, infatti, trae origine dal versetto biblico che invita a riflettere sul fatto che chi semina vento raccoglie tempesta, ovvero che chi fa del male riceverà indietro un danno maggiore di quello arrecato.

Facendo un debito confronto con l’episodio precedente, come accennavamo in fase introduttiva, “Chi sparge tempesta” non mostra migliorie o peggioramenti degni di nota. Certo, qualche dettaglio da sistemare ci sarebbe – soprattutto per quanto riguarda la legnosità dei movimenti – ma parliamo di difetti già riscontrati in precedenza o di altri il cui indice di gradimento potrebbe essere considerato relativo (e qui ci riferiamo al linguaggio di alcune scene più maturo ed esplicito rispetto al primo volume).

Tra le migliorie invece, potremmo parlare della riduzione dei Quick Time Event fortemente voluta dal pubblico. Averne dovuto ripetere uno più di una volta per via della sua difficoltà con conseguente ripetizione del dialogo introduttivo, però, ha reso la loro diminuzione ininfluente (almeno nel caso di chi scrive questa recensione).

In conclusione, quindi, questo episodio si dimostra un piacevole momento di transizione, portando varie situazioni al loro climax e tenendoci con il fiato sospeso (soprattutto nei tre capitoli conclusivi). A livello tecnico, però, si dimostra perfettamente in linea con il precedente, facendoci apprezzare la narrazione nel rassicurante contesto grafico e sonoro a cui i sette capitoli precedenti ci avevano già abituato.

I Pilastri della Terra (libro uno)

Quando decidi di cimentarti con la trasposizione di un successo internazionale, devi avere una gran dose di coraggio. Allo stesso modo, quando l’opera prescelta è uno dei libri più venduti di tutti i tempi, nonché fenomeno letterario di spicco del secolo scorso, forse è insita in te una certa dose di follia.

Niente di tutto ciò ha spaventato Daedalic Entertainment quando ha deciso di cimentarsi nella trasposizione videoludica del romanzo “I Pilastri della Terra” di Ken Follett e la scommessa è stata decisamente vinta: il primo episodio, “Dalle Ceneri”, ha dimostrato infatti di essere in perfetto equilibrio tra il mondo videoludico e quello letterario.

Con questa avventura grafica, quindi, la software house nota per aver sviluppato la saga di Deponia ed aver pubblicato titoli del calibro di Machinarium e di Tales of Monkey Island, ha comprovato di aver appreso molto dai progetti seguiti negli ultimi anni e di aver imparato abbastanza da potersi cimentare in un arduo compito senza deludere le aspettative dei fan (che, come sappiamo, in questi casi possono essere i maggiori detrattori).

I contenuti del romanzo – riportati quasi fedelmente ma con i dovuti accorgimenti per non appesantire il gameplay – sono stati divisi in tre volumi, ognuno dei quali comprende sette capitoli. L’intero racconto è ambientato nel XII secolo e ruota attorno alla costruzione dell’imponente cattedrale di Kingsbridge (località immaginaria nel Wiltshire, in Inghilterra).

La nostra recensione si concentra sul primo volume, “Dalle Ceneri”: ci troviamo in un contesto medievale nel quale assistiamo alla contrapposizione tra una nobiltà arroccata nella difesa dei propri privilegi e una borghesia mercantile, che tenta di liberarsi dagli stereotipi tipici del feudalesimo. In questo volume, a fare da contorno alla costruzione della cattedrale, troviamo il mistero di un priore presumibilmente ucciso da un demone emerso da un fiume ghiacciato ed intrighi vari che si sviluppano parallelamente.

È proprio sullo sfondo di questi eventi - sia storici che partoriti dalla mente dell'autore britannico - che si snodano le avventure dei protagonisti, personaggi verosimili che, una volta accostati, generano uno spaccato della società piuttosto completo. Troviamo, ad esempio, Tom, un architetto squattrinato con figli a carico che sogna di costruire una grande cattedrale. A lui si affiancheranno - come personaggi giocabili – Jack, ragazzino piuttosto arguto cresciuto dalla madre nella foresta, e Philiph, un frate tanto saggio quanto intraprendente.

Una menzione d’onore va ai personaggi femminili (anche se in questo capitolo nessuno di loro sarà giocabile). Ognuno di essi – dalla moglie dell’architetto Tom alla calcolatrice Regan Hamleigh (madre di uno dei personaggi chiave) fino alla dolce Lady Aliena dal destino beffardo – si dimostrerà a modo suo forte e determinato. Se, da un lato, Daedalic ha semplicemente “puntato sui cavalli giusti”, dall’altro bisogna dire che nel farlo si è dimostrata perfettamente al passo con i tempi (videoludicamente parlando).

I Pilastri della Terra
Aliena: cosa le riserverà il futuro?

La struttura del titolo è quella di un’avventura grafica, con approfondite esplorazioni ambientali, dialoghi sia funzionali che di contorno (che, però, contribuiscono a dare maggior spessore alla trama), enigmi da risolvere e decisioni da prendere. Queste ultime si divideranno per importanza: alcune scelte, infatti, si limiteranno a condizionare elementi piuttosto marginali mentre altre avranno conseguenze anche sullo sviluppo.

Alla fine di ogni capitolo ci verrà fornito un report sulle scelte effettuate in modo da permetterci di capire in che modo una nostra decisione influirà sui risvolti futuri (dissimilmente dai canoni tradizionali delle avventure grafiche, infatti, appena prenderemo una decisione non comparirà alcuna scritta a sottolineare l’accaduto, in modo da condizionarci il meno possibile). Tra le decisioni più importanti da prendere, ad esempio, ci saranno quelle legate alla sopravvivenza di alcuni personaggi secondari, le cui sorti potrebbero quindi differire da quelle sviluppate da Follett.

Interfaccia e comandi sono piuttosto essenziali ed intuitivi (anche se non mancherà un tutorial opzionale). Nella versione per PC da noi testata è possibile svolgere pressoché ogni azione con il mouse: con il tasto sinistro, ad esempio, ci muoveremo e interagiremo con oggetti e persone, mentre con il destro otterremo il punto di vista del personaggio che stiamo controllando (a proposito di questo, è interessante come ognuno si relazionerà a suo modo con l’ambiente; padre Philiph, ad esempio, vedrà le cose da un punto di vista religioso, interagendo tramite le Sacre Scritture). A schermo, inoltre, sono indicati il capitolo in cui ci troviamo e un riferimento all'obiettivo in corso.

Sono altresì evidenziati gli oggetti in nostro possesso che potremo utilizzare nell'immediato futuro, in modo da averli sempre sott'occhio e renderci più intuitiva la risoluzione di un enigma. Per concludere il discorso sull'interfaccia, inoltre, dalle opzioni è possibile accedere alle mappe ed aprire una sorta di diario, contenente documenti storici e la descrizione di oggetti importanti per i protagonisti.

I Pilastri della Terra
"La proporzione è il cuore della bellezza", una frase chiave pronunciata da Tom.

La cura e la dedizione degli sviluppatori traspaiono in ogni singolo dettaglio, a partire dalla fedele riproduzione dei protagonisti, sia per quanto concerne l’aspetto fisico che per quanto riguarda quello caratteriale. Indimenticabili, ad esempio, i passionali discorsi di Tom quando si parla di architettura e di proporzioni. E risiede nella proporzione anche la bellezza di questo titolo che, oltre a presentarsi come un perfetto equilibrio di generi, come abbiamo già detto, si fregia di un ritmo di gioco estremamente misurato. La riproduzione meticolosa, in ogni caso, non si limita a palesarsi nei personaggi, ma sfocia anche negli ambienti e in altri elementi (come un canto corale dedicato all'allodola che troviamo sia nel romanzo che nel videogioco, seppure in punti diversi).

Ineccepibile anche la colonna sonora che, affidata alla FILMharmonic Orchestra di Praga, accompagna magistralmente ogni passaggio e dialogo. La lingua italiana, al momento, è supportata unicamente per quanto riguarda sottotitoli e parti testuali ma è proprio questa sua costante presenza - data la natura del titolo – a non farci rimpiangere il mancato doppiaggio nella nostra lingua madre.

La direzione artistica è essenziale – in pieno stile Daedalic – ma al contempo efficace: i personaggi sono sviluppati tridimensionalmente e si muovono su sfondi disegnati a mano. Tratti e colori si armonizzano perfettamente alla narrazione e al periodo storico cui fa riferimento, richiamando ancora una volta l’equilibrio stilistico alla base del titolo. Unica vera pecca del comparto grafico è la legnosità delle animazioni che talvolta si fa sentire, interrompendo per qualche istante i processi di immedesimazione e di immersione.

In conclusione, Daedalic Entertainment può dichiararsi soddisfatta: anni e anni di allenamento al fine di far emergere l’alchimia tra immagini e parole hanno dato i loro frutti. La ricchezza descrittiva del romanzo di Ken Follett non è stata in alcun modo penalizzata, al punto che il titolo può essere apprezzato sia dai fan che da chiunque sia in cerca di un’avventura grafica a sfondo storico che lo tenga incollato allo schermo per ore e ore.

Versione testata: PC