Micro Machines: World Series inizia ingannando il giocatore, senza mezzi termini: il menù iniziale è coloratissimo, parte la chitarrina elettrica, “Benvenuto in Micro Machines!”, arriva il logo, ed è subito panino con la nutella e chinotto alle quattro del pomeriggio.

E non c’è niente che freni l’entusiasmo nei primi, toh, sessanta minuti di gioco. I modelli delle macchinine sono accattivanti, così come i loro nomi tra cui la super car giapponese Shimu Nita e l’ambulanza Penny Cillin. Ci sono anche il carrarmato ed il veicolo Cobra dei G.I. Joe, frutto della licenza Hasbro che porta con sé anche le armi giocattolo Nerf come power-up nelle gare.

Le mappe, allo stesso modo, sono perfette. Come quelle dei gloriosi giochi sulle Micro Machines di una volta, c’è la mappa nell’ufficio con tanto di cancelleria sparsa qua e là, la tavola imbandita, il giardino, il salotto con acquario e cane sullo sfondo che osserva la gara. Non sono neanche brutte da vedere su PC, nonostante la produzione sia evidentemente low budget, ma si è visto comunque di peggio e, considerato che non c’è molto tempo per vedere gli scenari, l’estetica fa il suo lavoro.

Micro Machines: World Series funziona, fa il suo dovere. Ogni macchinina ha un pilota che parla commentando le peripezie, con tanto di lieve caratterizzazione come lo spazzaneve russo o la berlina britannica che strizza l’occhio a James Bond, con tanto di missili che escono dal cofano e il doppiaggio della profonda voce di Claudio Moneta.

Micro Machines: World Series
Le mosse delle macchinine generano caos. Troppo.

Poi, dopo l’ennesima partita, qualcosa comincia a rompersi. Manca il senso della velocità che è stata fortemente diminuita (ad occhio è anche minore del predecessore Toybox Turbos, ma non ne sono certo), le macchinine sono solo dodici, ed i tracciati continuano a ripetersi. E non solo: dopo tutte quelle partite, nel gioco non è cambiato nulla.

Questo perché Micro Machines: World Series è un titolo fortemente votato alla competizione online. Con buona pace di quanti si aspettavano fondamentalmente un remake di V3 per PlayStation, l’unica modalità offline è “schermaglia”, che permette di creare una partita contro la IA o giocatori in locale. Modalità che non ho potuto provare purtroppo ma che, per darvi una cifra di come Codemasters voglia “vendere” il gioco, non viene neanche menzionata nel sito ufficiale.

Quindi oltre ai forzieri presi di peso dall’ecosistema di Overwatch, con skin, audio dei piloti, spray divisi per rarità, che si guadagnano all’avanzamento di livello, non c’è altra soddisfazione se non giocare e rigiocare online.

Le modalità affrontabili sono tre: Battaglia, Gara ed Eliminazione. Nella prima modalità, la meno riuscita del lotto, l’idea è quella classica di qualunque gioco con dei veicoli che non comprenda un circuito (Rocket League escluso): farsi esplodere l’un l’altro.

Micro Machines: World Series
Presenze importanti.

In diverse modalità, tra cui Cattura la Bandiera e il classico Deathmatch, i giocatori possono essere divisi a squadre o giocare singolarmente in arene chiuse più o meno ampie, con teletrasporti e più o meno passaggi alternativi (a seconda della modalità, ovviamente). Battaglia non funziona perché, alla fine, è solo e puro caos.

Codemasters vuole puntare molto su Micro Machines: World Series come eSport, talmente dato da aver donato alle macchinine un set di abilità specifico: le classiche tre mosse più una finale da attivare col tempo in stile MOBA. L’intento è lodevole, perché ci sono personaggi (mamma mia, che brutto scriverlo in un gioco di Micro Machines) più offensivi che tirano missili, bombe ed amenità balistiche varie, e altri più di controllo e supporto con abilità che rallentano, stordiscono ed addirittura curano.

Oltre ad uno sbilanciamento evidente per alcune mosse (quelle offensive principalmente), tutto l’intento “strategico” se ne va a quel paese nel primo secondo di ogni partita. Ci sono troppe variabili in gioco, e nessun tempo per pianificare un qualsiasi assalto o impiego delle abilità in modo intelligente. In ogni partita vi ritroverete a spammare mosse agli avversari senza soluzione di continuità, e poco altro.

Le modalità Gara ed Eliminazione, invece, sono ciò per cui Micro Machines: World Series dovrebbe meritare la vostra attenzione. Gara si spiega da sola, dove l’unica variabile sono le armi Nerf da raccogliere lungo il percorso per ostacolare gli avversari.

Sono solo tre i gadget: una bomba fa esplodere gli avversari e respinge quelli adiacenti allo scoppio; un martello che smantella le macchinine di fronte a voi o le fa saltare via se le mancate; e una pistola che rallenta e, dopo qualche secondo consecutivo, fa esplodere il malcapitato.

Micro Machines: World Series
Il multiplayer diverte, in ogni caso.

Anche in questo caso le note negative non mancano, seppur piccole. Giocando con la IA (nota: attualmente non meno del 60% dei giocatori in partita sono controllati dalla IA perché il matchmaking non trova umani, qualsiasi sia il motivo), ci si ritrova in situazioni che fanno sembrare le coltivazioni di gusci blu di Mario Kart una roba da niente.

Non capita di rado di ritrovarsi, davanti e dietro, con macchinine della IA dotate perennemente di martello, con risultati prevedibili. Con sole tre armi a disposizione, di certo non aiuta quando è un algoritmo a regolare l’andamento della partita, invece del fato.

Eliminazione, dicevamo, è l’ultima modalità a disposizione, nonché la più divertente. La struttura è quella della gara, ma i giri sono infiniti e il round finisce quando rimane una sola macchina in gioco. La telecamera segue il giocatore in prima posizione, e coloro i quali finiscono fuori dall’inquadratura (leggi: i più lenti) vengono eliminati.

Ogni round vengono assegnati punti a seconda del posizionamento, e la partita finisce quando un giocatore, in più round, arriva al punteggio massimo. Questa modalità è la più adrenalinica, nonché l’essenza di ciò che dovrebbe essere un gioco sulle Micro Machines. Oltretutto, per la tensione della sfida, non si percepisce affatto la lentezza del gioco, come valore aggiunto.

Versione testata: PC