Lo confesso. Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è un titolo che non mi è piaciuto, ma non nel modo in cui si possa pensare. Parliamo del remake di un titolo particolarmente solido e valido e, in quanto tale, difficilmente potrebbe risultare peggiore dell’originale.

Dico difficilmente poiché non sono rari i casi in cui un remake non ha fatto altro che peggiorare il prodotto iniziale. In questo caso i Vicarius Vision, team assoldato da Activision per effettuare il lavoro di restauro, ha fatto un lavoro eccezionale, tanto minuzioso da essere impossibile da apprezzare.

Diciamocelo chiaramente, il ritorno di Crash Bandicoot era richiesto da anni e l’unico modo intelligente di farlo rientrare sulle scene dopo i trascurabili, ed oscuri, ultimi capitoli della sua storia, era un ritorno alle origini. In effetti si giocava in casa: la prima trilogia della serie è una fra le più apprezzate della generazione PlayStation, contiene i capitoli più amati dai fan e rappresenta non solo una pietra miliare per la console ma anche per Sony stessa.

Affidare i lavori ad un team competete e innamorato della serie come i Vicarius Vision è stata semplicemente una mossa vincente, il lavoro di restauro è stato impeccabile, soprattutto se si pensa che non si è partiti da una base solida su cui mettere le mani ma che ogni elemento è stato ricreato completamente da zero.

L’unica linea guida disponibile per il team, oltre ai titoli originali chiaramente, era la proporzione di Crash rispetto al mondo di gioco, nulla di più. Il prodotto finale è un mondo dettagliatissimo, ricco di tantissimi particolari, colorato, realistico e soprattutto coerente con l’universo di Crash Bandicoot.

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Io odiavo questi livelli. Non è cambiato niente.

L’eccellente lavoro svolto lo si riscontra in qualsiasi elemento artistico del gioco che trasuda amore per il brand da ogni singolo poligono, un amore che tutti noi, fan nostalgici della serie, ci portiamo dentro da decenni. Questo remaster è un regalo per tutti coloro che si sono innamorati di Crash Bandicoot nel lontano ‘96 e che hanno continuato ad amare, apprezzare e ricordare una serie di videogiochi che sembrava oramai perduta negli anni.

Il lavoro di fino per ricreare, da zero, ogni livello è incredibile e ciò lo si nota maggiormente negli effetti speciali che mirano a rendere il singolo livello come una parte pulsante di un mondo esterno più vasto e vivo.

Se nei titoli originali avevamo a che fare con elementi estetici molto gradevoli ma che non vivevano in un contesto ben definito, bensì all’interno di uno skybox che provava ad essere coerente con quello che giocavamo, qui siamo di fronte ad un lavoro che mira proprio a distruggere questo tipo di confine.

Non solo i livelli sono stati ricreati alla perfezione, ma grazie a giochi di luce e ombre, ai dettagli che riguardano l’acqua o l’atmosfera, tutto quello che stiamo giocando improvvisamente appare più grande, più esteso.

Noi stiamo semplicemente camminando all’interno di un percorso che si inserisce e si incastra perfettamente con tutto quello che gli sta attorno, e questo risultato, per una produzione di questo livello, è decisamente al di sopra di ogni più rosea aspettativa.

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La cura per i dettagli è incredibile.

Trasformare il mondo di gioco “piatto” dei capitoli originali in qualcosa di così vivo e pulsante è una gioia che riempie il cuore di tutti coloro che, decenni fa, tornati da scuola non vedevano l’ora di accendere la propria console per immergersi in quel mondo fantastico e meraviglioso creato da Naughty Dog.

Le emozioni sono le stesse, anzi, riescono ad essere addirittura più forti e più dirette tanto da far scendere qualche lacrimuccia (ovviamente fra coloro che hanno vissuto l’epoca della prima PlayStation). Il comparto artistico del titolo conta, oltre all’eccellente veste grafica (che può piacere così come non può piacere), anche una soundtrack che ci spinge a cercare una legge che acconsenta al matrimonio fra un uomo e una colonna sonora.

Ho avuto voglia, più volte, di bloccare il gioco, chiudere gli occhi e farmi riempire completamente dalle note riarrangiate delle musiche originali. Non una sola nota è fuori posto e ogni traccia si integra perfettamente con le atmosfere di gioco dando vita a qualcosa che è molto vicino all’opera d’arte. Però non mi è piaciuto.

Sì, Crash Bandicoot N. Sane Trilogy è una remastered che, nonostante la sua incredibile eleganza non mi è arrivata, non ha fatto breccia nel mio cuore come fece la trilogia originale ai suoi tempi d’oro.

Se da una parte si può notare una cura quasi maniacale per il comparto estetico di questo remake non possiamo dire la stessa cosa del gameplay in sé che, pur essendo fedele all’originale con qualche aggiunta interessante a questo o quel capitolo, è il frutto di un amore differente, infettato dalle esigenze di mercato in cui questa remastered ha avuto la (s)fortuna di uscire.

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Tutto come prima?

Nonostante venga conservato lo stesso feeling per quel che riguarda design e difficoltà, viene a mancare totalmente quel senso di scoperta, di gioia e lacrime che il backtraking di Crash Bandicoot aveva. Sono stati inseriti, senza possibilità di essere disabilitati, dei suggerimenti che, durante i caricamenti, danno dei consigli “utili” al giocatore.

Consigli come “sii gentile con le casse per ottenere una gemma speciale”, o “torna indietro nel livello per ottenere una gemma speciale”, o ancora “cerca di non morire per vedere apparire una gemma”. Insomma, chi come me ha vissuto la trilogia originale sa benissimo cosa significava trovare il modo di ottenere una gemma o come sbloccare una via segreta all’interno di un livello.

Un significato che le nuove leve non riusciranno a trovare, un’emozione completamente cancellata dal gioco. Ma non si tratta solo di questo elemento, portato come bandiera per tutti quei piccoli, piccolissimi dettagli, che ci fanno capire che non siamo davvero di fronte al Crash Bandicoot del ‘96, ma davanti ad una sua imitazione ben fatta e meglio vestita.

Vedetela così. Alle scuole elementari avete conosciuto una ragazzina che vi ha strappato il cuore. Ne siete rimasti folgorati e siete pazzi di lei. Finite le scuole vi siete persi di vista, ma dentro di voi ne conservate ancora il dolce ricordo. Oggi, alla fermata del bus incrociate lo sguardo di una donna, la riconoscete e lei riconosce voi. È bellissima, anche più di quanto non ricordaste.

Quella sera fate l’amore e, mentre siete a letto insieme, scoprite con rammarico che non è come avete sempre immaginato. Lei non è più quella di una volta, e niente di quello che vedete e provate ha a che fare con la ragazzina timida ed impacciata delle scuole elementari. Lei non è che una donna che somiglia molto alla bambina che era.

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Coco è spettacolare.

Questo remaster di Crash Bandicoot è la stessa cosa. Ci prova, ci riesce. Vi seduce, e voi vi fate sedurre. Ne avete voglia ma alla fine, preso il platino e rivissuti insieme i vecchi momenti, tirerete fuori la vostra PlayStation e rigiocherete il titolo che era.

È solo questo il suo difetto.