Abbiamo un viziaccio noi videogiocatori che non riusciamo proprio a toglierci. Ogni volta che un medium “tradizionale” inizia a fare l’occhiolino al videogioco, o in generale quest’ultimo viene tirato in ballo, ci ergiamo a paladini.

Telegiornali che confezionano servizi dozzinali, Pokémon GO che fa uccidere la gente, Hollywood che si interessa di videogiochi, attori e registi che vogliono partecipare al prossimo blockbuster su console, tutte occasioni in cui ci piace tantissimo ribadire quante ne sappiamo sui videogiochi.

Arriviamo a Netflix che, recentemente, ha annunciato un riadattamento a puntate di Castlevania. E pure lì, gioia e parate tra i giocatori. Sempre Netflix, pochi giorni fa, ha pubblicato i primi “racconti interattivi”, dove l’utente ha il controllo della trama.

Reed Hastings, gran visir di Netflix, aveva annunciato già da tempo che l’azienda era pronta a muoversi in questa direzione, e i primi prodotti arrivati in questi giorni saranno i primi di una lunga serie, probabilmente.

Stiamo parlando, per cronaca, di due storie brevi: “Il gatto con gli stivali — Intrappolato in una storia epica” e “Buddy Thunderstruck: La busta dei forse”, che arriverà il 14 luglio. Entrambe sono serie già presenti nell’offerta, ma l’interattività rende questi episodi completamente nuovi. Ci sono almeno 8 momenti in cui è lo spettatore a decidere cosa succederà dopo, con appena 16 secondi a disposizione per fare la propria scelta, prima che la storia prosegua autonomamente lungo il percorso predefinito.

Netflix
Eh.

Cosa è successo quindi? Che secondo molti Netflix, da oggi, ha portato il primo videogioco in televisione. I più vetusti hanno tirato in ballo il “librogame”, sbagliando un po’ meno, ma sbagliando comunque. Dal momento in cui un prodotto audiovisivo permette di fare una scelta, allora diventa un videogioco.

Chi non è videogiocatore può essere parzialmente scusato per aver pensato una cosa così perché vede nella “scelta” una pallida somiglianza, ma se anche voi siete caduti nella tentazione di associare Netflix ai videogiochi - oltre a non aver imparato nulla da Bioshock e The Stanley Parable – siete andati a finire fuori dalla mappa, per rimanere in tema.

Bisogna stare anche molto attenti a non fare l’errore di accostare videogiochi ed altre forme di intrattenimento a causa di questo, del fatto che “le scelte non esistono”, perché i due medium viaggiano su canoni ben diversi. Immedesimazione ed interazione sono i due cardini più importanti, tra la moltitudine.

Il videogioco è il medium che per eccellenza chiede all'utente di immedesimarsi. Si prende fisicamente il controllo di un protagonista, a volte si decide anche l’aspetto, e si vive la sua storia dall’inizio alla fine, con le scelte di cui sopra.

L’interazione potrebbe trarci in inganno, perché anche in questi prodotti di Netflix si interagisce. È una falsa interazione, in realtà, perché non si sceglie l’azione del protagonista, ma semplicemente come va avanti la trama.

Le scelte di cui sopra.
Il diagramma alla base de “Il gatto con gli stivali — Intrappolato in una storia epica”.

Piccolo esempio banale. Prendiamo un gioco di ruolo a caso, perché è più semplice parlare di variabili visto quante ce ne sono. Possiamo decidere di affrontare un combattimento - magari a turni - lanciando una magia, picchiando con la spada, dicendo ad un alleato di preparare un contrattacco, oppure in tutt’altro modo. Come lo facciamo? Attraverso una serie di azioni, precedentemente apprese, impartite da una periferica di input.

Nelle serie Netflix in questione decidiamo solo uno degli snodi della trama, “sbloccati” attraverso delle condizioni (trovate il diagramma di flusso del Gatto con gli Stivali qui sopra). Non possiamo chiedere al Gatto di compiere delle azioni che poi faranno andare avanti la trama, in un modo o nell’altro.

È vero che non esiste una definizione universale di videogioco, oggi, ma sono abbastanza sicuro nell’affermare che ciò che propone Netflix non lo è. Si fa fatica a chiamare "videogioco" le opere di Cage, figuriamoci una serie in streaming. È un ammicco ai videogiocatori, a quelle strutture narrative a cui gli sceneggiatori si sono ispirati, per loro stessa ammissione.

Se proprio volessimo trovare a forza un parallelo videoludico, quello potrebbe essere Life is Strange, o un’avventura di Telltale. Anzi, un’avventura di Telltale giocata da terzi, il quale ad ogni snodo narrativo si volta verso di voi e chiede: “Che vuoi fare?”.

Queste produzioni di Netflix sono evoluzioni della televisione, come il gioco di David Copperfield in cui gli spettatori potevano decidere da casa la carta da scegliere. Niente di più, niente di meno.

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