Scoprire delle cose in più su una serie, tramite retrospettive che vanno a scavare sull'origine di elementi iconici del panorama videoludico, mi ha sempre affascinato.

Per completezza e per avere un quadro generale sulla legacy dietro il trittico di platform nato dalle sapienti mani e menti dei ragazzi di Naughty Dog, è giusto dare un doveroso spazio anche a Crash Bandicoot 3: Warped.

Come abbiamo abbiamo avuto modo di vedere precedentemente in questo nostro speciale di gioco del mese, la trilogia dell'era PlayStation di Crash Bandicoot si è dipanata tra il 1996 e il 1998.

Ciò che mi ha più sorpreso è stato il sostanziale passo avanti compiuto da Naughty Dog, sia in termini visivi che per quanto concerne le meccaniche, anno per anno durante lo sviluppo di Crash Bandicoot.

Il titolo all'epoca fu apprezzato notevolmente, addirittura più dei predecessori.

Considerando il periodo di vendite dal 1998 al 2002, Crash Bandicoot 3: Warped fu in grado di piazzare quasi 6 milioni di copie, di cui quasi un milione e mezzo nella sola terra del Sol Levante, che resero la terza opera di Naughty Dog il decimo tra i titoli più venduti di sempre di PlayStation.

Amato anche dalla critica, al punto da sfiorare quasi la top 100 dei migliori titoli di sempre mai realizzati secondo Game Informer, Crash Bandicoot 3: Warped fu particolarmente apprezzato, come ormai da tradizione, anche per il suo lato tecnico.

Con Crash Bandicoot 2: Cortex Strikes Back, vedemmo un enorme miglioramento grazie al nuovo linguaggio customizzato creato da Andy Gavin, il GOOL (Game Oriented Object LISP 2), che diede al team la possibilità di osare molto di più dal punto di vista degli elementi a schermo, delle animazioni e dei dettagli.

In Warped invece, rimanendo in ambito di migliorie tecniche, registriamo ulteriori miglioramenti dal punto di vista della palette cromatica, in termini di varietà e brillantezza, e un sistema di illuminazione realizzato ottimamente.

Anche dal punto di vista di rendering e della resa di alcuni particolari elementi (l'acqua su tutti, che per l'epoca era davvero fuori scala), Crash Bandicoot 3: Warped era in grado di dettare legge sulla console di casa Sony.

crash bandicoot
La storica moto di Crash.

La cura per i dettagli la possiamo ritrovare anche in ambito sonoro, dove l'effettistica era più immersiva che mai. Neppure il gameplay è stato immune all'incalzante ondata di progresso messa in atto da Naughty Dog.

Per Crash Bandicoot 3: Warped, infatti, vennero messi a punto tre nuovi engine per la realizzazione delle sezioni a bordo dei veicoli.

L'utilizzo di moto d'acqua, aeroplani e dell'immancabile motocicletta, che si è ritagliata uno spazio d'onore in Crash Bandicoot 3: Warped essendo presente nella copertina del gioco, ha mostrato sia la duttilità e le capacità degli sviluppatori ma, al tempo stesso, ha offerto ai giocatori delle section di gioco memorabili e molto divertenti.

Il titolo conclusivo della trilogia di Naughty Dog, però, non si limitò a stupire "soltanto" da un punto di vista tecnico e ludico.

Warped fu infatti in grado di inserire un grande e sorprendente plot twist nel contesto delle vicende vissute dal nostro marsupiale preferito.

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Ecco Aku Aku nelle sue vecchie vesti.

Il Dottor Neo Cortex, storico villain e nemesi di Crash Bandicoot, si è rivelato essere un tassello di un puzzle molto più grande.

In seguito alla conclusione delle vicende di Crash Bandicoot 2: Cortex Strikes Back, assistiamo il risveglio di una potentissima ed antica entità malvagia a cui Cortex fa capo, ovvero Uka Uka, il fratello di Aku Aku.

Considerando il focus dedicato ai protagonisti della serie nei due precedenti speciali di questo mese, è giusto e doveroso dedicare un po' di tempo ad uno dei comprimari più eccentrici del mondo dei videogiochi.

Aku Aku è l'entità maschera-simil-voodoo dalle frasi impronunciabili che ci ha accompagnato nel corso di tutta la serie.

Un milione di anni fa in una galassia lontana lontana, da piccolo, io e il mio amico Guido, facevamo staffetta nel giocare a Crash (c'è da dire che aveva davvero dei buoni gusti in fatto di giochi), e ci divertivamo a tentare di ripetere quella specie di linguaggio indigeno di Aku Aku.

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Ed eccolo qui, insieme agli altri personaggi e a suo fratello Uka Uka.

Tornando a noi, a sottolineare il ruolo di guida di quest'ultimo, il suo nome deriva plausibilmente dall'espressione Aku-Aku tipica dell'Isola di Pasqua che significa "spirito guida".

È simpatico constatare che, invece, in giapponese, Aku voglia dire "malvagio" (cosa che più si addice ad Uka Uka, fratello di quest'ultimo e vero villain segreto della saga).

Sebbene nella fase finale abbia assunto l'aspetto di una maschera fluttuante, all'epoca dei primi bozzetti concettuali, quando Crash Bandicoot aveva altre fattezze e quando si chiamava Willy the Wombat, Aku Aku sarebbe dovuto essere un essere umano "intero".

Come avete avuto modo di notare all'interno di questa analisi sulla trilogia originale, Crash Bandicoot è stato un franchise che, nel corso degli anni, ha saputo regalare tante emozioni ai videogiocatori e, grazie ad una minuziosa cura per i dettagli, è riuscito a far breccia anche nelle classifiche di vendita e in quelle dei giochi da ricordare per sempre.

Ci vediamo la settimana prossima per spendere qualche parola sull'ottimo lavoro di "remaking" da parte di Vicarious Vision, la N.Sane Trilogy.

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