Per iniziare voglio ribadire un mio concetto riguardo la nottata di domenica che ha fatto “triggerare” (come dite voi giovani) il nostro Paolo Sirio: la conferenza di ieri, dove ha debuttato Xbox One X, è stata più che buona, ma a mancare sono stati i contenuti.

Mentre sopra la testa di Paolo non sono ancora scomparsi i punti interrogativi da cartone animato, è evidente come il ritmo dell’evento Microsoft sia stato serrato. In novanta minuti e qualcosa di presentazione, la casa di Redmond ha mostrato 42 titoli, di cui 22 in esclusiva (quasi tutte temporali) per console.

Il problema è che, finito lo streaming, sono tante le domande senza risposta, e quelle che ce l’hanno era meglio non sentirle.

La prima è: perché comprare una Xbox One X oggi? Se è indubbio che a livello ingegneristico sia un mezzo miracolo vendere una console di questo tipo a 499 euro, mancano però dei motivi evidenti per tirare fuori i portafogli dalle tasche del pubblico.

Come segnalato dalla nostra Virginia nel suo speciale sulla conferenza, non c’è stato quello che un tempo si definiva lo “spaccamascella”, la “killer application”, la produzione in grado di vendere la console, perché solo lì si può giocare e neanche su PC con Windows 10.

Non si capisce bene cosa voglia dire Microsoft al suo pubblico, ma soprattutto a coloro i quali non sono ancora entrati nella famiglia Xbox. Che senso ha avere la “console più potente di sempre” se gli annunci più importanti in tal merito sono Minecraft in 4K e la retrocompatibilità con la prima Xbox. Davvero, nel 2017 bisogna ancora assistere alle ovazione per la retrocompatibilità su una macchina da cinquecento euro.

Le esclusive vere, quelle per Xbox One e Windows 10 che non arriveranno mai da nessun’altra parte, sono: Crackdown 3 che ha perso la sua feature principale, il cloud computing, e adesso è uno shooter senz’anima che non è ben chiaro se sia un single player, un co-op o chissà cos’altro; Cuphead che, per quanto interessante ed originale, è pur sempre un indie che non vale cinquecento euro di spesa; Forza Motorsport 7 il cui valore è indiscusso, ma rimane un gioco per appassionati che di certo non vende la console; Ori and the Will of the Wisps, stesso discordo di Cuphead; Sea of Thieves che è sicuramente cresciuto e, per quanto promettente, è pur sempre un MMO la cui vita è in mano agli utenti, con i rischi che ne conseguono; State of Decay 2, presentato sottotono, oggi sembra un clone di uno dei tanti survival con mostri e zombi annessi usciti negli ultimi anni, sbagliato completamente l’approccio; Super Lucky’s Tale, un platform carino ma che non può non sembrare derivativo rispetti ad una decina di giochi dello stesso genere.

I titoli che impressionano sono Assassin’s Creed Origins e Anthem. Il primo più che essere interessante esteticamente lo è nelle meccaniche, ed il merito è di Ubisoft e non Microsoft. Il secondo è un altro multipiattaforma, che è sicuramente straordinario su Xbox One X (al netto del pericolo downgrade dietro l’angolo), ma che essendo un gioco votato al multiplayer online ha bisogno dell’utenza, e l’utenza generalmente va dove trova tanti suoi simili. Ricordate come, all’epoca, Destiny fosse sinonimo di PlayStation 4?

È questo che non convince, in un momento in cui i giochi sono legati alle console su cui girano a livello di identità, le esclusive ma qualche volta anche i multipiattaforma, Microsoft se ne esce con poche deboli e tantissime temporali. Tanti giochi online, tra battle arena, moba ed MMO classici.

Xbox One X 4K
Alcune delle esclusive di Xbox One X.

Tutto torna, se pensiamo alle idee espresse da Phil Spencer qualche tempo fa. I videogiochi come servizi, le esperienze un tanto al chilo. Non che non abbia ragione il buon Phil, ahimé. Come detto in passato su queste pagine, è evidente che siano quel tipo di titoli a trainare il mercato, ma non servono per vendere una console nuova.

Un Phil Spencer che, in modo molto evidente, è apparso per la prima volta dall’inizio del suo periodo in sella al destriero Xbox molto poco convinto delle sue parole sul palco dell’E3. Dichiarazioni frettolose, pochi interventi, neanche un saluto finale degno, e quell’imperdonabile annuncio del prezzo di Xbox One X fatto di fretta, come una subliminale ammissione di colpa.

Vorrei davvero essere eccitato per una console Microsoft, perché il monopolio e il dominio mediatico non fa bene ad un settore così giovane ed in crescita come quello dei videogiochi. Ma non è facile.

Xbox One X è una console con un prezzo cucito addosso alla perfezione, ma comunque importante nella situazione attuale del mercato (€1 che PS4 Pro da domani subirà un price cut). Oggi diventa una “console multipiattaforma per servizi”, c’è Netflix, Xbox Game Pass, e la retrocompatibilità con tutte le console della storia di Redmond.

Difficile immaginare quanto questa possa essere una strategia vincente per il futuro. Non mi stupirei neanche se, entro al fine dell’anno, Phil Spencer riveda la propria posizione all’interno della famiglia Xbox, magari anche abbonando del tutto la posizione.

xbox one x
Xbox One X.

Puntare su Xbox One S come console principale, mantenendo Xbox One X come hardware per gli utenti “Premium” è una strategia che onestamente non condivido, anche se ne capisco il senso.

Può funzionare adesso, ma non so per quanto. Sono i giochi a fare la console, gli Horizon, gli Zelda, gli Uncharted ma anche gli Halo, e questo credo sia stato ampiamente dimostrato nel corso degli ultimi tempi. Eppure sembra che Microsoft voglia puntare imperterrita sull’idea dei servizi.

La vedo dura, molto. Non per essere fatalisti, ma di questo passo credo che Xbox One X sarà l’ultima console per videogiochi di casa Microsoft. Il futuro potrebbe risiedere nelle “Microsoft Machine” alla stregua della macchine di Valve, scomparse nel nulla.

Quello che è certo è che continuare così potrebbe portare l’azienda di Redmond al funesto scenario di abbandonare il mondo del gaming, almeno nel modo in cui l’ha vissuto finora. Xbox One X è il Dreamcast di Microsoft? Non lo escludo.

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