La mia prima esperienza con Dragon Quest non è stata, stranamente, videoludica. Bensì cartacea.

Quando ero un piccolo bambino imberbe qualcuno mi mise sotto il naso un volume di L’Emblema di Roto che, per chi non lo sapesse, è più o meno un seguito diretto di Dragon Quest III, andandosi a posizionare tra il terzo capitolo e il primo della serie (come al solito i Giapponesi e la cronologia hanno grossi problemi), fast forward di diversi anni e, dopo quell’unico volume, conosco un altro dei manga ispirati al gioco: La grande avventura di Dai (perché in Italia fa brutto usare il nome originale).

Ci sono voluti alcuni decenni perché riuscissi a leggere entrambe le serie nella loro interezza e il fatto che io abbia passato un terzo della mia vita a cercare di farlo la dice lunga sulla qualità di questa serie.

Perché questo lungo preambolo? Perché stavolta vi parlerò di una nuova incarnazione videoludica della serie e che, come i manga di cui sopra, si discosta dal genere originale mantenendo comunque tutto quello che Dragon Quest, in realtà, è.

Quali sono allora gli elementi che rimangono costanti attraverso media e genere?

DQ è un GDR vecchio stile, uno dei primi in effetti, e le costanti dei livelli, le stats, gli equipaggiamenti e le magie sono presenti in qualsiasi sua iterazione, un po’ come Final Fantasy (d’altronde sempre di Square Enix si parla), con tanto di livelli delle magie paragonabili ai leggendari Fire, Fira, Firaga etc…

Dragon Quest Heroes II è però un Musou, genere che in occidente è sicuramente meno apprezzato, però giocandoci si può immediatamente vedere come gran parte dei suoi difetti sono stati limati sufficientemente bene, tanto da riuscire a incollarmi allo schermo come nessun’altro gioco di questo genere abbia mai fatto, anche se la storia è abbastanza standard e presenta colpi di scena palesi sin dai primi minuti di gioco. Niente di eccezionale insomma ma completamente in linea con l'intera serie: nemico classico, mostri ovunque, le cose non sono come sembrano., yadda yadda, colpi di scena, cattivone finale.

Ormai avrete già guardato il voto (o l’avete guardato ben prima di leggere) e starete pensando “allora perché questo voto ?” Perché, essenzialmente, Dragon Quest Heroes II è il più bel Musou a cui abbia mai giocato.

Diciamo che non sono il mio genere preferito e che, solitamente, mi annoiano molto spesso e velocemente. DQH II invece, anche dopo molte decine d’ore di gioco, riesce a farmi riaccendere la console perché ne voglio ancora: che sia semplicemente livellare i miei personaggi, continuare la storia del gioco o fare qualche quest secondaria, l’impegno necessario per una sessione di gioco soddisfacente è davvero minimo.

A livello di meccaniche non ci troviamo di fronte a nessuna evoluzione del genere o a qualcosa di troppo elaborato: potremmo equipaggiare massimo quattro skill attive per i nostri personaggi e usarle per devastare centinaia di nemici alla volta… solitamente utilizzando sempre la stessa skill a ripetizione perché, si sa, c’è n’è sempre una più forte in assoluto.

Dragon Quest Heroes II
Il primissimo scontro è già bello nutrito.

Ciò che ci costringe a cambiare un attimo le nostre strategie è il sistema di classi.

Inizialmente i nostri due personaggi principali avranno accesso a cinque “vocazioni” tra le più classiche disponibili: guerriero, artista marziale, mago, prete, ladro. Ognuna di queste ha un suo set di abilità, statistiche passive e una selezione speciale di statistiche che valgono, una volta acquisite, anche se si cambia vocazione .

Purtroppo non ci sono skill “cross-vocazione” e in questo il gioco ha perso un’ottima occasione per mischiare le carte, poter personalizzare il proprio personaggio con diverse combinazioni di abilità.

L’altro elemento da considerare sono le armi: ognuna di esse ha diverse abilità, a mano a mano che viene utilizzata, sbloccherà bonus e nuove skill attive da poter sfruttare con qualsiasi vocazione.

Il numero di armi è poi abbastanza notevole, spaziando dalle normali spade ad artigli affilati e passando da staffe e archi, rendendo molto interessante il studiare varie combinazioni. Ogni vocazione è però limitata nelle armi che può utilizzare: per esempio l’arco è sfruttabile unicamente dal ladro, mentre l’artista marziale potrà usare i bastoni, il mago e il prete si divideranno le armi magiche e così via…

Dragon Quest Heroes II
Questa supermossa è, palesemente, la kamehameha.

Esistono anche due classi “speciali” che saranno sbloccate portando le classi base al livello venti sul personaggio principale e svolgendo delle semplici quest. Queste classi hanno un potenziale maggiore e possono usare molte più armi delle classi base, portando così un maggior numero di combinazioni possibili.

Tutto questo discorso vale però solo per i due personaggi principali (uno dei due sarà il nostro alter-ego in base al sesso scelto inizialmente) mentre tutto il cast di comprimari, composto per gran parte da personaggi dei precedenti Dragon Quest, possiederà un'unica serie di skill e stat, senza possibilità di cambiare arma o vocazione.

L’alto numero di personaggi secondari permetterà comunque di variare il vostro stile di gioco in maniere inaspettate: alcune armi tra le più esotiche (come i ventagli, le carte o un ABACO) saranno infatti disponibili solo per determinati personaggi e potrete sfruttarle cambiando personaggio durante il combattimento, con la semplice pressione di un tasto.

Parlando di combattimento, vero cuore del gameplay, è necessario ricordare che il genere è quello che predilige gli attacchi ad area, giusto per la grande quantità di nemici presenti sullo schermo (centinaia alla volta) anche se l’aggiunta di avversari molto forti all’interno dei gruppi permette anche le azioni “in solitario”, soprattutto nel caso di alcuni boss che non presentano ulteriori unità da sconfiggere, rendendo di fatto il gioco un semplice action in terza persona in questi frangenti.

C’è da segnalare, purtroppo, un grave problema nell’IA del nostro party: non esistendo un sistema di priorità o di ruoli assegnabili, i nostri compagni useranno molto a caso le abilità configurate, per esempio evitando di curare per lunghissimi periodi di tempo anche se il party è bassissimo di vita.

Dragon Quest Heroes II
La minimappa sarà spesso affetta dal morbillo.

Ritorna anche il sistema delle medaglie visto nel primo gioco che permette di sfruttare i nemici sconfitti come rinforzi, come spell a uso singolo o prendendo letteralmente la forma dell’avversario e sfruttarne gli attacchi per un tempo limitato.

La varietà di scenari durante le missioni è abbastanza semplice: o devi uccidere tutto quello che vedi a schermo o devi proteggere qualcuno, ci sono poi le missioni dei boss e qualche mosca bianca come alcune quest in cui bisogna nascondersi alle guardie (la meccanica stealth è presente in due missioni in tutto il gioco ed è gestita abbastanza male).

Tranquilli, arriverò alla parte in cui elogerò uno dei pregi maggiori di questo gioco, non me ne sono dimenticato, è solo che abbiamo ancora un bel po’ di cui parlare prima.

Contrariamente ai classici Musou alcune parti della mappa sono liberamente esplorabili quando si vuole, senza necessariamente essere all’interno di una missione, ed è addirittura possibile rivisitare i campi di battaglia passati, magari alla ricerca di un oggetto specifico o per poter livellare i propri personaggi.

Questo elemento permette di virare il gioco verso una componente più “GDR” classico, aggiungendo un minimo di esplorazione e slegando molto il gameplay dal sistema delle missioni, un aggiunta che ho molto gradito in quanto mi lascia quel feeling di “open-world” che un GDR dovrebbe dare, nonostante non ci sia poi così tanto da esplorare.

Dragon Quest Heroes II
I boss, oltre ad avere nomi buffi, sono molto ben realizzati.

Il crafting è stato relegato al potenziamento degli accessori ed è eseguito da un NPC in città senza particolari preoccupazioni per i nostri eroi, non farete altro che collezionare ingredienti e buttarli all’interno di un calderone senza troppi sbattimenti.

Le quest secondarie, pochissime eccezioni a parte, sono tutte del genere “uccidi e raccogli” e, nonostante forniscano ingredienti e potenziamenti utili, sono facilmente ignorabili senza eccessivi problemi a livello di gioco.

Alcune meccaniche, ereditate dai JRPG in generale, richiedono una considerevole quantità di tempo impiegato per recuperare le risorse richieste, siano questi ingredienti per completare quest o potenziare gli accessori o le “mini-medaglie” per comprare diverse armi speciali o uccidere la giusta quantità di nemici: se volete completare tutti gli obiettivi/trofei del gioco preparatevi a dover spendere una quantità di tempo che difficilmente starà sotto le centinaia di ore.

Per fare un esempio banale: il costo delle armi e delle armature è così alto che riuscire ad equipaggiare tutti i personaggi sarà un impresa molto dispendiosa. Fortunatamente il party è limitato a quattro personaggi e, varietà a parte, non c’è assolutamente necessità di potarsi dietro uno specifico personaggio.

Come dimenticarsi poi del multiplayer, sebbene ci siano stati enormi problemi di connettività a causa di bug non ancora risolti, ho comunque provato qualcosa sul lato multigiocatore e, sebbene sia un esperienza abbastanza carina, non c’è molto da dire su di essa: è possibile visitare dei dungeon casuali con altri tre giocatori (ma anche utilizzando il proprio party offline) oppure farsi aiutare e aiutare durante le missioni principali del gioco (un po’ come Dark Souls), vincendo, oltre al normale loot del dungeon, premi come bonus all’esperienza.

Dragon Quest Heroes II
Toriyama per questo nuovo pg ha direttamente ricalcato Trunks, e si vede.

Ora bisogna parlare della componente forse più in vista di questo gioco, qualcosa che può piacere o non piacere e che, diciamocelo, è qualcosa che potrebbe sbilanciare il voto da una parte o dall’altra a seconda dell’infanzia del recensore.

Chiariamo subito che, nel mio caso, non ha influito più di tanto (giusto perché ho cercato di evitare di scrivere “a caldo” e sparare numeri a caso).

Come ormai sanno anche i sassi o come saprebbe qualsiasi essere umano guardando la copertina, il character desisgn della serie di Dragon Quest è fatto da Akira Toriyama, per chi avesse vissuto nella famosa caverna di Platone, il papà di Dragonball.

Ed è particolarmente pesante la sua mano in questa iterazione della serie: moltissimi nuovi personaggi richiamano pesantemente i suoi lavori precedenti, tanto che, se si mette la musica di Dragonball in alcune scene/abilità, non è difficile immaginare un episodio della serie TV.

Il punto è che, proprio per questo motivo, il gioco è visivamente bellissimo. Checché se ne possa dire, Toriyama ha sempre avuto uno stile dal grande impatto e i suoi mostri, anche se paciocconi e imbranati hanno sempre fatto breccia nel cuore di bambini e adulti tanto che, ancora oggi, immagino che tutti ci ricordiamo anche del più inutile degli animali che Goku ha violentemente fatto diventare mansueto ed è impossibile non ritrovarsi bambini giocando a DQH II.

Dragon Quest Heroes II
In alcune missioni il numero di nemici presenti vi farà girare la testa, ma mai gli FPS.

In questo caso praticamente tutto il gioco è un enorme citazione dei lavori di Toriyama, dalle supermosse dei personaggi principali al design dei comprimari, dal fatto che durante la “tensione” dei personaggi i loro capelli siano colorati diversamente e pettinati verso l’alto (Cesar che va supersayan con la spada è Trunks sputato) .

C’è anche chi odia a morte il suo stile e preferirebbe qualcosa di diverso e più nuovo, posso capire che, dopo quarant’anni, ci si possa stancare. Non esprimerò commenti su queste brutte, brutte, brutte persone (scherzo, eh!). Per questo tra i pro e i contro del titolo troverete, in entrambi, Toriyama.

Tutto questo mondo Toriyamano è circondato da alcune musiche che riportano all’infanzia, ma per motivi differenti: chi ha avuto la fortuna di giocare ai capitoli del filone principale ritroverà molto dei giochi passati, soprattutto per quanto riguarda gli effetti sonori che, in alcuni casi, sembrano presi pari pari dai predecessori di questo titolo.

Complessivamente l’insieme di tutte queste caratteristiche rende un gioco che, diciamolo, non ha niente di così speciale, qualcosa che riesce a non farti staccare le mani dal controller: c’è sempre un altro mostro, sempre un’altra quest, dai faccio solo un livello, devo scrivere la recensione… ma perché sono le quattro del mattino?

Ed è esattamente quello che mi è successo, sebbene abbia altri giochi su cui impiegare il mio tempo, mi sono ritrovato inconsciamente ad accendere la ps4 per poter fare “solo un altro livello” e ritrovarmi poi, misteriosamente, al buio perché la giornata era finita.

Non state a guardare il voto, per quello mi tocca essere obiettivo e valutare l’insieme: se amate Toriyama, se amate Dragon Quest, se volete qualcosa che è un Musou ma più divertente e vario e se, in generale, volete spegnere il cervello mentre massacrate decine di nemici… prendetevelo, non ve ne pentirete.

Ora… solo un altro livello dai…

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