La cattiva notizia è che, ancora oggi, Vanquish dura pochissimo ed ha una trama assolutamente banale. Finisce sul più bello, quando si sono apprese tutte le dinamiche di gioco e non si vede l’ora di affrontare sempre più nemici, sempre più grossi, sempre più arrabbiati.

La buona notizia è che, grazie alle performance del PC ma soprattutto di mouse e tastiera, Vanquish è quasi un altro gioco.

Nel 2010 Vanquish riprendeva le dinamiche di Gears of War, quel sistema di coperture che ha fatto scuola e continuerà a farla in eterno, aggiungendo una singola idea, un espediente che chiunque altro avrebbe definito quasi offensivo, ma che Shinji Mikami al contrario ne fece l’elemento distintivo della produzione, finendo per metterlo in copertina: la scivolata.

L’armatura di Sam Gideon, agente scelto della DARPA, è in grado di generare una propulsione incredibile che consente al nostro di coprire lunghe distanze in breve tempo.

Vanquish
Il villain russo di Vanquish.

Scivolando si possono aggredire i nemici con un potentissimo calcio, ma tutto questo fa sì che l’armatura si surriscaldi, finendo per diventare inservibile per un breve periodo di tempo se si abusa delle sue funzionalità. Allo stesso modo si può attivare il bullet time sparando mentre si schiva in capriola, si scivola, o si scavalca un ostacolo, ma l’azione consuma l’energia della tuta dalla stessa riserva.

È tutta qui l’ecletticità del gameplay di Vanquish, un continuo ottovolante tra momenti velocissimi in cui si spara in scivolata, ed altri più riflessivi in cui, visibilmente rallentati nei movimenti, si è costretti a ripiegare, analizzare il campo di battaglia, valutare chi affrontare per primo e come.

Parlando di sparatorie, anche la gestione delle armi è particolare in Vanquish. Sam è dotato del BLADE, una dispositivo avveniristico che riesce a riprodurre una serie di armi solo guardandole, attraverso il quale può contare su un arsenale di undici bocche da fuoco. Si può imbracciare un fucile d’assalto, una mitragliatrice, un fucile da cecchino, ma anche più elaborate lanciadischi, o un devastante fucile laser che consuma l’energia della tuta.

È possibile portare con sé solamente tre armi per volta e, sorprendentemente, è qui che Vanquish esibisce anche una vena strategica, oltre che nei momenti ad “armatura spenta”. Raccogliendo le armi in possesso se ne ottengono le munizioni, ma nel caso il caricatore sia pieno l’arma ottiene un potenziamento tra una maggiore ampiezza del caricatore, maggior quantità di danni o rateo di fuoco, e così via.

Vanquish
Armi grosse per nemici grossi.

In questo modo è necessario calcolare bene quali armi portare con sé di volta in volta, cercando di prevedere che sessioni di sparatoria si intraprenderanno da lì a poco. Questo perché i livelli di Vanquish, seppur lineari e senza nessuna velleità esplorativa, sorprendono spesso il giocatore mettendolo di fronte a situazioni diverse.

Può capitare il corridoio stretto con il robot gigante, l’area ampia con una marea di nemici e pochi ripari, oppure la camminata al buio con pochissimo tempo per vedere e contrattaccare i nemici.

L’azione di gioco di Vanquish non è mai banale, e va a sopperire una trama banale in un setting interessante ma poco approfondito: USA e Russia sono in guerra per la gestione delle risorse di una stazione spaziale, e la Russia schiera il suo leader, un dittatore armato di armatura volante con tanto di missili e reattori.

Ma la trama passa decisamente in secondo piano quando ci si ritrova a combattere robot giganti schizzando da una parte all’altra della mappa, per poi correrci sopra e prendere a pugni l’unità centrale una volta attivati correttamente alcuni quick time events dedicati ai boss.

Vanquish
Situazioni complicate.

In questo, su PC Vanquish è quasi un altro gioco. Lo sblocco della risoluzione e del frame rate sono una manna dal cielo, perché permettono di godersi le evoluzioni pensate da Mikami al massimo delle performance.

Come per Bayonetta, se ci si ferma a guardare le texture si può notare come gli anni siano stati impietosi in questo senso, ma il dettaglio degli elementi principali è più che soddisfacente, anche più che in Bayonetta che, saltuariamente, mostrava delle scalettature poco piacevoli.

Con una configurazione hardware più che buona è possibile giocare in 4K ad almeno 60fps, ed è inutile dire quanto questo sia appagante. Ma il vero valore aggiunto è il supporto a mouse e tastiera. Avendo giocato all’epoca su Xbox 360, ho deciso di effettuare la mia run evitando il controller, e devo dire che ne esco più che soddisfatto.

Se la gestione delle granate e quella di alcuni movimenti, come gli ostacoli da scavalcare, richiedono un po’ di sacrificio (niente che non si possa risolvere con un mouse a più di quattro tasti), il movimento generale e la mira ne risentono positivamente.

[wp_ad_camp_1]