Se c'è una cosa che negli ultimi anni è sicuramente entrata nelle case di ogni videogiocatore, questi sono sicuramente gli amiibo (la “a” minuscola è d'obbligo). Era il 2014 quando un esemplare difettoso di Samus Aran, amiibo di Nintendo legato alla protagonista della saga di Metroid, raggiunse su eBay lo stratosferico valore di 2.500 dollari (a fronte di un prezzo al pubblico di soli 12,99 dollari).

Settantacinque rilanci da parte di 19 utenti furono solo l'inizio di una febbre che colpì praticamente chiunque, trasformando le piccole statuine in veri e propri oggetti di culto da collezionare. Più che febbre, era giusto parlare di una vera e propria epidemia: a solo un anno dal lancio, si parlava infatti di ben nove milioni di amiibo solo negli Stati Uniti, con numeri altrettanto impressionanti anche nel resto del mondo.

Al di fuori del fattore estetico – e collezionistico – a cosa servivano queste particolari statuette? Semplice: a sbloccare costumi, extra, bonus e altri contenuti speciali di vario tipo, semplicemente “integrando” l'amiibo con la console di gioco (sia stata essa Wii U o 3DS, in epoca pre-Switch). Diciamolo, si trattava spesso e volentieri di contenuti secondari, visto e considerato che in base alla mia esperienza ho visto solo amiibo ben allineati sugli scaffali o in teche di vetro, a controprova che si tratta di un acquisto puramente legato al fascino di avere tra le mani “un pupazzetto di Mario e Link”.

Che poi, chiamarli “pupazzi” è decisamente fuorviante, visto che di action figure hanno poco e nulla. Oggi, però, nel 2017 e con Switch ormai nelle case di ogni nintendaro che si rispetti, la febbre per gli amiibo sarà passata?

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Non solo di plastica: gli amiibo hanno visto anche la loro versione di lana.

A quanto pare, assolutamente no. Non solo negli anni il numero di statuine è aumentato a dismisura, ma è anche apparsa tutta una serie di “rivali” (parlare di cloni mi sembra un po' eccessivo) destinati ad avere loro malgrado metà della fortuna spettata ai prodotti Nintendo.

Gli Skylanders, ad esempio, sono i primi che hanno successivamente tentato di riprodurre dal vivo personaggi giocati a schermo, seguiti da Disney con le sue figure per la serie Infinity, caratterizzate da un design che in un certo senso appiattiva e banalizzava il tradizionale look dei prodotti della Casa di Topolino (la quale alcuni mesi fa ha deciso di mettere per sempre il lucchetto alla serie).

Gli amiibo no, non si sono invece mai arrestati. Il loro successo è irrefrenabile, dopo oltre 3 anni di uscite senza sosta, tra mille versioni di Link e altrettante versioni di Super Mario. Dopotutto si sa, Nintendo non è nuova al grido di “collezioniamoli tutti” (i Pokémon ringraziano). Questo perché la compagnia giapponese ha giocato d'astuzia, decidendo di non scendere a compromessi estetici e puntando sulla semplicità dei materiali, piuttosto che sulla quantità dei dettagli.

Vien da sé che personaggi “semplicistici” come Kirby, Mario o Pikachu non hanno certo bisogno di chissà quali ritocchi per apparire fedeli alle controparti digitali, sebbene invece protagonisti come Link, Fox McCloud o Samus Aran necessitino invece di dettagli maggiormente “realistici” a cui l'acquirente bada comunque poco. Molto poco. Tanto da non notare neppure le frequenti sbavature di colore – o veri e propri difetti di produzione - in cui diversi amiibo sono loro malgrado incappati. Poco male: dopotutto c'è sempre la possibilità di rivendere queste “rarità” a prezzi esorbitanti.

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Visti da così vicino non sono poi così male. Non avviciniamoci troppo, però.

Vi starete chiedendo: se detesti gli amiibo perché ne parli? In realtà, non sto giudicando il prodotto nella sua interezza. Mi sto soffermando su alcuni dubbi e perplessità dovuti principalmente alla sorta di “dipendenza da statuine” che sembra aver colpito la stragrande maggioranza delle persone, cosa che mi lascia alquanto perplesso sulle reali motivazioni di questi acquisti compulsivi.

Per dire, se sapessi che un amiibo mi sblocca interi livelli di gioco, potrei anche farci un pensierino. Se la faccenda si limita a un singolo costume extra, invece, due domande me le faccio. Ma forse sono solo io a essere sbagliato.

Forse – e qui è proprio il caso di sottolinearlo – semplicemente non comprendo dei meccanismi di marketing che vanno ben oltre l'aspetto prettamente ludico di queste statuette dal fascino così innocuo e, allo stesso tempo, così magnetico.

La verità, forse, non la sapremo mai. L'unica cosa certa è che lo spazio nelle vostre camerette sta esaurendosi. Sarà mica ora di comprare una nuova abitazione, invece che l'ennesimo amiibo di Link?

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