Il 24 maggio Overwatch compie un anno. Il primo anno di vita per un gioco multiplayer online è fondamentale, perché nella maggior parte dei casi ne determina il successo a lungo termine. Guardando ai primi 365 giorni di Overwatch, direi che le cose sono andate alla grandissima.

Davvero, per la mole di cose che sono successe al gioco ed intorno ad esso sembrano passati anni. Tutto il clamore intorno al titolo, che nella recensione definii un “instant classic” non a caso, ha fatto sì che Overwatch diventasse un best seller da oltre trenta milioni di giocatori. È stato anche il vostro gioco dell’anno, tra l’altro.

Ricordate tutto il chiacchiericcio intorno al prezzo di vendita del gioco? Ne parlai in uno speciale in cui mi ero divertito a spulciare la pagina Facebook di Overwatch.

Vendite a parte, lo shooter di Blizzard è un vero e proprio fenomeno di culto oggi. È riuscito ad avvicinare tanti tipi di giocatori diversi, dagli amanti degli shooter a chi ha vissuto quasi solo in funzione dei MOBA, unendoli insieme facendoli diventare degli eroi, quelli di cui il mondo ha sempre bisogno, per citare Tracer.

Overwatch Tracer
La vignetta dello scandalo.

A proposito della mascotte, il merito principale di Blizzard è di aver lavorato tantissimo intorno ai suoi personaggi, il vero punto forte della produzione. Tracer, la nostra cara amica Tracer, che ha trovato sempre qualcuno con cui discutere: prima per le sue sode natiche, per le quali Blizzard fu costretta a porre rimedio (non trovandolo affatto, in realtà); poi per il fatto che Blizzard ha mostrato il fatto che avesse una fidanzata, una cosa che non è andata giù ai giocatori.

Non è solo Tracer ad aver ricevuto una grande cura nella sua caratterizzazione, ovviamente, ma quello della sessualità è un tema evidentemente ancora troppo caldo. A proposito di compagni e compagne di vita, un altro indice del successo di un prodotto d’intrattenimento - oltre al merchandise, le parodie ed i meme - è la presenza di materiale pornografico ispirato ad esso. Di Overwatch ce n’è stato sin dal giorno zero, praticamente.

Tra porno amatoriali e produzioni ad alto budget come Oversnatch di Brazzers, gli eroi dello shooter di Blizzard ne hanno viste di tutti i colori. Abbiamo assistito anche a momenti a dir poco surreali, come i cosplayer di Overwatch che commentano i video porno dei personaggi che interpretano.

I giocatori hanno apprezzato talmente questi “contenuti aggiuntivi” del gioco (durante la open beta, Pornhub ha registrato un incremento notevole delle parole “Overwatch” e “Tracer” nelle ricerche), che per il proliferare degli stessi Blizzard è stata costretta ad intervenire impugnando il copyright per far rimuovere tutti questi video ed immagini.

Overwatch, ormai è chiaro, è un gioco che ricorderemo tra quelli che hanno segnato un epoca dell’industria. Che piaccia o no, che lo si ritenga un clone di molti altri shooter, Blizzard è riuscita a piantare una pietra miliare. Il suo successo è stato talmente globale da raggiungere platee inaspettate come i talk show statunitensi, tra cui quello omonimo di Conan O’Brien dove viene giocato niente meno che da Lena Headey e Peter Dinklage de Il Trono di Spade.

Oltre al pubblico ed alle vendite, uno dei successi più grandi per cui Blizzard può finalmente tirare un sospiro di sollievo è quello dell’essere entrata a gamba tesa nel mondo degli eSports.

Il fu “Project Titan” era nato con l’idea di riprendersi quel settore di pubblico conquistato con StarCraft II ma che, complice la diffusione dei MOBA, lo strategico capolavoro di Blizzard stava cominciando a perdere. E non solo Overwatch ha l’anima da “sport videoludico perfetto”, ma è uno dei titoli esportivi del momento, per distacco.

Ho avuto personalmente modo di vedere il buzz intorno al titolo, in maniera relativamente ristretta, durante Lucca Comics & Games 2016, dove Blizzard allestì una bella area dedicata a tornei e partite, con tanto di maxi-schermo, caster, e tutto il necessario.

A livello internazionale, Overwatch è un colosso degli eSport. Anche in Italia sta crescendo moltissimo grazie al lavoro della stessa Blizzard, ma anche di tutti gli influencer, pro gamer, caster e personalità del settore che stanno promuovendo l’attività agonistica. La stessa Samsung è scesa in campo con l’iniziativa Fight for Glory, tramite la quale verrà formata la nazionale che competerà con tutto il resto del mondo.

Overwatch
Jeff Kaplan, Game Director di Overwatch.

Blizzard ce l’ha fatta, Jeff Kaplan ha voluto bene ad Overwatch sin dal primo giorno ed i risultati si vedono ampiamente.

Anche io voglio molto bene ad Overwatch. L’ho visto crescere dalla beta chiusa a quella pubblica, l’ho visto mutare secondo le esigenze e le aspettative dei giocatori. Per quanto mi riguarda l’ho anche visto migliorare parecchio visto che, proprio durante la beta, aggiornai la GPU del mio PC per arrivare ai glorious 60fps e fraggare come un forsennato. In un impeto di estrema euforia ho anche creato la pagina Facebook dedicata al mio personaggio preferito, ispirata a sua volta alla mitica pagina delle frasi di Osho: Le più belle frasi di Zenyatta.

La community di Overwatch è gigantesca ed in continuo aumento, perché come dicevo il gioco è riuscito ad abbracciare tantissimi tipi di giocatore. Chiunque l’ha provato almeno una volta ne è rimasto folgorato, e per questo ho conosciuto anche tante belle persone gravitando intorno al gioco, ed io gli voglio bene pure per questo motivo.

Gli voglio bene anche con Hanzo che da mesi è diventato praticamente un lanciamissili, ma la pazienza ad un certo punto finisce, per dire eh.

Copertina

[wp_ad_camp_1]