Birthdays the Beginning è un titolo difficile da descrivere non tanto per il suo concept, molto simile ad altri giochi dello stesso genere, quanto per la complessità e la profondità del suo gameplay. Non a caso il tutorial è molto lungo, noioso e laborioso quindi, di seguito, si cercherà di semplificare molto l'offerta del titolo cercando di non sminuire quanto sviluppato da Toybox Inc.

Iniziamo con qualche riferimento storico che ci possa far capire perché Birthdays the Beginning è effettivamente quello che è. Nel '96 un tale, Yasuhiro Wada, decide di dare vita ad un concept su cui nessuno avrebbe mai puntato per un videogioco, la simulazione della vita rurale in fattoria, con un titolodall'indiscutibile successo: Harvest Moon.

Lo stesso Wada fondò nel 2011 la sua personalissima compagnia, Toybox Inc per l'appunto, con la quale  ha deciso di intraprendere, oltre a progetti che hanno avuto un discreto successo nel Sol Levante, anche il progetto di Birthdays the Beginning, un titolo molto particolare.

L'idea alla base parte un po' da quella di Harvest Moon, quindi un “gestionale” inserito in un contesto piuttosto strano e atipico che difficilmente dovrebbe attirare giocatori a sé.

Ancora una volta il designer, attingendo un po' qua e un po' la, è riuscito a dare vita ad un prodotto particolarmente azzeccato la cui unica sfortuna è la sua presenza anche su PlayStation 4, la versione che, purtroppo, abbiamo testato.

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Il nostro mondo di gioco.

Birthdays the Beginning potrebbe essere definito come uno Spore più adulto e complesso, o, come mi piace definirlo, un simulatore di Dio. In effetti quello che andremo a fare sarà, senza troppi giri di parole, creare la vita. Abbiamo a che fare con tre modalità, Storia, Libera e Sfida anche se inizialmente potremmo affrontare solo la prima.

La differenza fra le tre sta negli obiettivi: nella prima dovremo seguire le indicazioni di Navi, un personaggio di cui parleremo a breve, nella seconda possiamo fare un po' quello che ci pare mentre nella terza potremmo metterci in gioco in delle sfide il cui obiettivo e fissato e dovrà essere raggiunto a partire da situazioni precostruite.

La storia, molto inutile, si apre con noi che troviamo all'interno del libro una mappa del tesoro che ci conduce ad una caverna dalla quale entreremo in una sorta di “universo parallelo”. Qui facciamo la conoscenza di Navi, un essere che sembra avere il compito di creare la vita che, per qualche strano motivo, ha bisogno di noi, il prescelto, per adempiere al suo dovere.

Esattamente come l'odiosa fatina di Ocarina of Time, l'omonimo esserino ci farà da guida non mancando di farsi odiare per le sue enormi descrizioni e per interrompere costantemente l'azione di gioco. Una citazione decisamente ben fatta.

In parole povere noi gestiamo la vita di un “piccolo” cubo attraverso due modalità, Micro e Macro. Nella prima gestiremo in cubo in sé: saremo in grado di creare alture, valli, acqua, vegetazione vita e quant'altro “semplicemente” selezionando con un cursore il terreno e scegliendo l'azione di terraforming da compiere.

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L'interfaccia della modalità Micro.

Ad ogni modifica del terreno corrisponderà una variazione nell'ecosistema: un paesaggio montuoso ci porterà ad avere temperature basse e così via.

La vita dipenderà da tre fattori essenziali, temperatura, tipo di terreno e presenza di altre specie. In pratica noi non creeremo la vita in sé ma creeremo le condizioni per lo sviluppo della stessa attraverso un complesso sistema di variabili in cui è compresa l'evoluzione darwiniana.

Ad esempio creando pozze d'acqua possiamo dare vita a del plancton che, se arriva ad essere in eccesso, porterà alla nascita naturale di una specie che se ne nutra per poter mantenere un certo equilibrio nell'ecosistema. Ecco, alcune specie appariranno solo se se ne estinguono altre e così via.

Insomma, esattamente come un Dio virtuale noi metteremo il “pianeta” in condizione di generare la vita e poi aspetteremo per capire come si sta evolvendo il nostro ecosistema. Ogni modifica che apportiamo al cubo ci costa un punto vita, punti recuperabili aspettando in modalità Macro. In questa modalità possiamo osservare dall'alto il nostro cubo e far scorrere il tempo (bloccato in modalità Micro) in modo da capire come si evolve la nostra vita e ricaricare i nostri punti vita.

Il titolo si pone come un egregio gestionale capace di stimolare tutti gli appassionati del genere a patto che lo giochino esclusivamente su PC. Su PlayStation 4 si tratta di un piccolo incubo in miniatura.

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Buon compleanno nuova specie!

Il controllo del cursore tramite il pad è a dir poco imperfetto e le azioni da svolgere sono artificialmente macchinose: lo zoom e lo spostamento della camera, ad esempio, sono totalmente inefficienti con l'utilizzo di un pad che rende complessa anche l'operazione più stupida.

Purtroppo la complessità di gameplay del gioco si sposa malissimo con lo spirito di una console e tutta la parte gestionale diventa fin troppo frustrante con il risultato di annoiare dopo pochi minuti invece di divertire ed appagare il giocatore.

Distogliendo lo sguardo dalla versione per la console Sony sono riscontrabili altri piccoli difetti che contribuiscono a rendere l'esperienza di gioco non troppo piacevole.

Si inizia con una localizzazione parziale (il menù è in inglese e alcuni dialoghi presentano opzioni in inglese) e con alcune frasi che non hanno moltissimo senso in italiano per finire al comparto audio che è totalmente anonimo e poco incisivo.

Birthdays the Beginning ha un grandissimo potenziale e probabilmente, nella sua versione PC, è in grado di offrire tanto agli appassionati del genere. Peccato solo per l'ostinata versione console.

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