GameTrust, dopo Song of the Deep di Insomniac Games, prende sotto la sua ala protettiva Ready at Dawn che, abbandonate le atmosfere oscure di The Order: 1886, si cimenta in Deformers, un party game pieno di palle.

Immaginate la fusione ideale tra Katamari, Smash Bros e un pizzico di De Blob. L’idea del gioco, infatti, è che un gruppo di esseri morbidi (un po’ flaccidi) dalla forma sferica chiamati “Forms” si danno battaglia cercando di spiaccicarsi l’un l’altro e/o buttarsi fuori dall’arena.

Gli esserini, che possono assumere una miriade di forme e dimensioni di cui parleremo dopo, hanno una serie di possibilità in termini di mosse in battaglia. È possibile caricare un avversario per infliggere del danno e spingerlo lontano, oppure afferrarlo e trasportarlo sopra la testa per poi lanciarlo. Ci si può anche solidificare trasformandosi in un cubo per qualche secondo, per diminuire i danni e respingere la carica dell’avversario (infliggendogli anche un ammontare più o meno esiguo di danni).

Inoltre, per la mappa sono presenti dei “semi” che possono essere sparati agli avversari, i quali infliggono ovviamente danni, oltre a dei powerup che offrono delle capacità speciali per un periodo. Tra questi ci sono delle bombe che esplodono in un largo raggio intorno a sé, un’aura che genera semi in continuazione finché si rimane dentro, un occultamento, e tante altre cose di più o meno ordinaria amministrazione.

Deformers
Nell'insieme, Deformers è molto bello da vedere.

I powerup sono attivi anche per le arene, in un certo senso. Ogni tanto, infatti, capita che vengano cambiate le condizioni di gioco come con l’assenza di gravità, la rotazione delle mappe, o la presenza di un grumo, ovvero una gigantesca sfera che rotola e distrugge chiunque gli si pari davanti.

Deformers è accattivante sulla carta, ma dopo le prime partite fa fatica a trattenere il giocatore per più di qualche partita. Intanto le poche modalità presenti, tre per la precisione: deathmatch, deathmatch a squadre e form ball. Sulle prime due c’è poco da disquisire, mentre la terza è praticamente Rocket League.

In quest’ultimo caso è sempre possibile sparare i semi e caricare gli avversari, oltre che tirare la palla in porta, ma non sono presenti i powerup e, proprio per questo, la modalità risulta fin da subito poco accattivante perché priva della dinamicità del titolo Psyonix.

A fronte di un inizio un po’ brusco privo di qualsiasi tutorial o spiegazione, che costringe ad affrontare i primi match alla cieca, Deformers si rivela un titolo comunque divertente. Inizialmente è molto caotico e, senza un adeguato autocontrollo, si rischia di non farselo piacere dopo letteralmente pochi secondi.

Deformers
Che gente buffa.

Si vola fuori, non si capisce come si può tornare né se sia possibile farlo, poi si muore per colpa di qualcuno che spara semi a raffica e via, di nuovo dentro. Dopo un po’ si prende confidenza col gioco, imparando anche a selezionare la classe del nostro Form, che predilige un approccio rispetto ad un altro alle partite. Il guardiano dà molta difesa, una stazza leggermente maggiore ma pochi danni, l’attaccante l’esatto opposto, il tiratore ci permette invece di essere molto deboli fisicamente, ma di sparare semi con la velocità di una mitragliatrice.

La classe, poi, rimane la stessa per ognuno dei round, diventando quindi una componente strategica niente male da tenere in conto. Strategia che, va detto, un po’ per colpa del caos, e un po’ per colpa del fatto che la differenza più sostanziale è la capacità di sparare semi in modo diverso, non si fa sentire per troppo tempo durante le partite.

Esteticamente, lo accennavo prima, Deformers è molto piacevole. Il titolo scorre fluidissimo, e il design dei Form è azzeccatissimo. È possibile collezionare una miriade di forme ed oggetti per abbellire le nostre palline, tra ruffianissimi cani carlini presenti ovunque sul Web a panini, criceti, e qualsiasi altra cosa vi venga in mente che si possa convertire in vagamente sferica.

Tutto molto bello, ben fatto anche grazie ad un comparto tecnico molto soddisfacente, peccato che Deformers venga venduto a €39.99 sul PlayStation Store (un prezzo inevitabilmente alto per i contenuti che offre), nonostante ci sia un sistema di microtransazioni ben nascosto ma parzialmente truffaldino.

Deformers
Alcuni Forms sono adorabili.

Per sbloccare nuove forme ed accessori ci vuole davvero parecchio, ma il procedimento può essere accelerato comprando i punti prestigio, che normalmente si ottengono giocando. Questi punti servono solamente a sbloccare le forme, si ottengono ad ogni avanzamento di prestigio (che è un valore diverso dal livello), ed ogni 5, 10 o 15 si può comprare una skin appartenente ad una di quelle fasce di prezzo. I punti prestigio, però, possono essere convertiti in moneta, un’altra valuta che serve a sbloccare tutto il resto tra: occhiali, accessori per la schiena, cappelli, spray, emote ed altro.

Va detto che si tratta di elementi del tutto cosmetici e per niente influenti sul gioco, ma la tendenza a suggerire velatamente ai giocatori l’acquisto in euro offrendo uno sblocco “tradizionale” lento è fastidiosa. L’aggravante di Deformers è che, come detto, viene venduto ad un prezzo a metà tra il budget ed il pieno e, non offrendo già chissà quale mole di contenuti, risulta fastidioso vedere applicate queste microtransazioni, pur velate che siano.

Inoltre, in questi giorni in cui ho provato il titolo non sono riuscito a fare una singola partita con la lista di otto giocatori al completo. Deformers soffre di un problema nella gestione del matchmaking non indifferente: difficile trovare partite, difficile riempirle di giocatori, e qualche volta si viene anche disconnessi senza motivo.

Versione testata: PS4

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