“Odiate meno chi crea videogiochi”. Queste le parole di Peter Moore, volto storico di Electronic Arts, pronunciate poco prima di lasciare per sempre l'industry. Parole che, lette oggi, hanno ancora più significato.

Sì, perché quanto accaduto in questi giorni a a Tequila Works, casa di sviluppo dell’indie Rime, ha del grottesco. Ma non nel modo che pensate voi. Per prima cosa, quindi, facciamo un piccolo passo indietro e raccontiamo il vero inizio di questa storia: Rime è un action adventure che rimanda alla memoria il ben più noto ICO (senza dimenticare chiare strizzatine d'occhio alla saga di The Legend of Zelda), conosciuto inizialmente con il nome di Echoes of Siren.

Dopo che Microsoft aveva in prima battuta deciso di mettere le mani sul progetto e rilasciarlo come titolo esclusivo Xbox LIVE, lo sviluppo è poi passato sotto il finanziamento diretto di Sony, che mostrò per la prima volta il gioco nel 2013 sotto forma di trailer alla Gamescom. I feed ricevuti da stampa specializzata e utenza furono molto positivi: come la storia recente insegna, spesso oggi basta includere un po' di “poesia” in un videogioco e hai conquistato i cuori – e i portafogli – di quasi tutti i videogiocatori.

Tuttavia, nei mesi seguenti qualcosa andò per il verso storto e il gioco sparì dalle scene, per poi ricomparire nel 2016 con l'annuncio che Tequila aveva riacquistato la proprietà intellettuale e che Rime avrebbe quindi visto la luce sotto forma di titolo multipiattaforma. Switch inclusa.

Rime
I silenzi, il panorama, la poesia: no, non è il nuovo gioco di Fumito Ueda.

Sebbene da una parte la notizia potesse essere letta positivamente dagli addetti ai lavori – specialmente per quanto riguarda le vendite del gioco – dall'altra dimostrava che qualcosa si era “rotto” durante il processo produttivo, tanto da spingere Sony a non credere più realmente nel progetto (il quale, tra le altre cose, sembrava essersi fermato dal punto di vista tecnico ed estetico, incluso il fatto che probabilmente avrebbe perso per strada l'elemento open-world che lo aveva contraddistinto sino a quel momento).

Quello che è successo dopo è abbastanza scontato: sui social e sopratutto sui forum di mezzo mondo (specialmente su quello frequentatissimo di NeoGaf) è partita una vera e propria attività di smantellamento morale ai danni del titolo. Due anni di post denigratori nei quali si è detto realmente di tutto contro il gioco. Roba che a Sean Murray – autore del ben noto e criticatissimo No Man's Sky – gli avranno fischiato le orecchie per settimane, se non mesi.

E dopo che qualcuno deve aver suggerito a Raúl Rubio, creative director di Rime, di “farsi un giro su qualche forum”, il povero sviluppatore deve essere rimasto letteralmente sconvolto dalla quantità tale di insulti e veleno vomitata dal popolo della rete. Tanto che, per sua stessa ammissione, dopo aver spulciato per mesi i vari thread dedicati all'argomento, se n'è uscito con alcune dichiarazioni piuttosto imbarazzanti.

“Se avessi letto i commenti degli utenti anni fa, probabilmente questo gioco non sarebbe mai esistito. Sei mesi fa ho recuperato circa due anni e mezzo di commenti su NeoGaf, e ho pianto per quasi due giorni. Non capisco il motivo di tutta questa crudeltà. So che le persone possono arrivare a odiare qualcosa solo perché la amano troppo”.

Rime
Il web sa essere molto spietato quando si tratta di puntare il dito. Basta spezzarglielo.

Crudeltà. Odio. Pianto. Tre concetti che, se presi singolarmente, dipingono un quadro piuttosto surreale che, secondo il punto di vista di chi scrive, non giustificano il comportamento di Rubio, che definire infantile è dire poco. Questo perché, chi piange, spesso non è la vittima, bensì il carnefice. Parliamoci chiaro: il gioco è scomparso dai riflettori per anni prima di essere annunciato in veste di titolo multipiattaforma.

Questo sta a significare che, con molta probabilità, il team di sviluppo non è riuscito a raggiungere gli obiettivi contrattuali nei confronti di Sony, la quale (mi ci gioco il distintivo) ha deciso di recidere il contratto – e quindi bloccare i fondi – perché non soddisfatta del risultato raggiunto. A volte, però, non basta citare il lavoro altrui con svogliatezza, includendo ammiccamenti a Joaquin Sorolla, Salvador Dalí e Giorgio de Chirico, cercando di essere l'ennesimo “ICO wannabe” di ultima generazione. Anche perché, già con The Last Guardian, il buon Fumitu Ueda ha pagato per oltre dieci anni il fatto che Sony non sempre è propensa a dare “luce verde” a progetti del genere.

E BioWare, casa di produzione di Mass Effect Andromeda, cosa avrebbe dovuto fare dopo la recente caccia alle streghe partita per le stramaledette animazioni facciali del suo ultimo – e tutto sommato ottimo – titolo sci-fi? Il punto della questione, però, è un altro: mettersi letteralmente a piangere dopo che si è letto una serie di insulti provenienti dal web suona come andare dalla mamma non appena a scuola qualcuno ti prende in giro per le tue orecchie a sventola. E per cortesia, non riempiamoci la bocca con parole come cyberbullismo: basterebbe rimboccarsi le maniche e dimostrare a tutti quanto vali, specie se sei uno sviluppatore di videogiochi.

Non capisci il perché di questa crudeltà, Raúl? Non devi capirla. Il web è giudice e giuria, da sempre, non c'è nulla da comprendere. Si tratta, dopotutto, di fredde parole a schermo contro i tuoi sogni nel cassetto: cosa è più importante per te? La morale, tuttavia, arrivati a questo punto lascia il tempo che trova. A maggio vedremo quanto di buono Rime ha conservato in questi travagliati mesi di sviluppo e se il gioco merita davvero la nostra attenzione al netto delle polemiche. In caso contrario, caro il mio Raúl, attento che qualcuno non decida di rubarti la merenda fuori scuola. Ne avrebbe tutto il diritto.

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