Quanti di voi ricordano l'esistenza di Goat Simulator? Ma soprattutto, quanti di voi, fra coloro che circa tre anni fa hanno acquistato il titolo, ricordano di averlo nella propria libreria? Se la risposta ad entrambe le domande è “non io”, questo è l'articolo che fa per voi.

Proviamo a ripercorrere la storia di questo fenomeno da baraccone - perché Goat Simulator non è stato altro che un pezzo da circo - che è riuscito, per qualche mese, ad assicurarsi una salda posizione nella classifica dei giochi più venduti, visti e giocati.

Iniziamo spiegando di cosa si tratta poiché, solamente definire questo titolo un “videogioco”, potrebbe far rabbrividire tutti gli altri prodotti che popolano il mercato videoludico. Si tratta, infatti, del classico scherzo epico finito malissimo (per l'industria, più che per gli sviluppatori).

Goat Simulator nasce durante una sessione di Game Jam ad opera dei ragazzi di Coffee Studio che, durante una pausa dallo sviluppo di Sanctum 2, hanno deciso di lanciarsi su qualcosa di molto semplice, scherzoso e, nella loro testa, non pubblicabile.

Insomma, si trattava del classico progetto che non avrebbe mai dovuto vedere la luce, fatto da un gruppo di amici. Invece il video del primo prototipo è stato caricato dagli sviluppatori su YouTube e questo ha causato qualcosa che nessuno si sarebbe mai potuto immaginare (tanto meno i ragazzi di Coffee Studio).

Goat Simulator
Capite di cosa stiamo parlando?

In soli due giorni, quel video caricato per farsi quattro risate, ha superato i due milioni di visualizzazioni e una quantità spropositata di mail a riguardo ha iniziato a invadere la casella postale dei giovani sviluppatori: tutti volevano che quel titolo vedesse la luce.

Ma ci pensate? L'idea era nata giusto per scherzo, solo per fare un gioco parodistico sulla base dei “classici” titoli di skate con una capra come protagonista e ora stava per diventare una miniera di soldi. Soldi veri.

Inutile dire che, complice la giovane età degli sviluppatori e la loro propensione per questo genere di scherzi, il titolo inizia a ricevere una connotazione reale. Arriva la pagina per il preordine che serve semplicemente per finanziarne lo sviluppo. Inaspettatamente, però, vengono vendute milioni di copie. Milioni.

Poi, il primo aprile del 2014 (che burloni, no?), il gioco arriva in mano ai primi finanziatori dell'accesso anticipato, che si sono trovati per le mani effettivamente quello per cui avevano pagato: niente.

Goat Simulator
L'achievement si chiamava “Michael Bay”.

Il gioco era, ed è, un'accozzaglia di stranezze pazze, inutili e divertenti: si tratta di un open world in cui tutto quello che bisogna fare è fare punti compiendo le imprese più fuori di testa che possano venire in mente… con una capra.

Non c'è letteralmente altro da fare. C'è chi ha eletto il titolo come manifesto del non-sense, e come dargli torto: i ragazzi di Coffee Studio stavano macinando milioni di dollari con un titolo pieno di bug, glitch, problemi tecnici di vario genere e senza un reale scopo o gameplay. Semplicemente con un'accozzaglia di inutilità, si era creato una sorta di capolavoro del trash.

Nemmeno a farlo apposta, il fenomeno è stato alimentato da YouTube e dal dilagare dei video di gameplay presenti sulla piattaforma che mostravano le cose più ridicole e pazze presenti nel titolo.

Goat Simulator è diventato in pochissime ore un fenomeno di massa e, spesso e volentieri, i giocatori lo compravano quasi più per lo status sociale che il titolo conferiva che per il gioco in sé (che, come scritto da varie testate specializzate e dagli utenti stessi nelle recensioni, annoia dopo qualche minuto).

Nonostante questo, la stampa specializzata ha sostanzialmente promosso il titolo basandosi sulla novità che introduceva sul mercato: si trattava di una formula ancora inesplorata (che si sperava restasse tale) in cui si giocava ad un titolo il cui unico scopo era non avere uno scopo.

Quasi si apprezzava più il fenomeno di massa generato che il titolo in sé: stando alle stime statistiche, sono più le ore passate a guardare i video di gameplay che le ore passate a giocare fisicamente.

Goat Simulator
Ore passate a trascinare umani sacrificali su questo affare.

Nel novembre successivo all'uscita sul mercato, gli sviluppatori hanno pubblicato una patch che introduceva nuovi elementi di gioco che parodizzavano fortemente World of Warcraft con citazioni più o meno riuscite a tutto il mondo degli MMORPG. Nonostante questo, il titolo rimaneva quello che era all'inizio: un bel niente con contorno di non-sense.

L'anno successivo, il 7 maggio, viene pubblicata invece la prima vera espansione: GoatZ, una parodia di DayZ in cui si aveva a che fare con capre zombie ed ambientazione apocalittica. Infine l'anno scorso, il 26 maggio, vede la luce la sua ultima espansione, Waste of Space, con ambientazione futuristica e tanti, tantissimi, easter egg legati al mondo della fantascienza.

Il titolo ha avuto un impatto medicato tale che, non solo molti altri sviluppatori hanno iniziato a seguirne il filone non-sense (quello dei simulatori inutili per essere precisi), ma altri, più o meno importanti, hanno iniziato ad infilare riferimenti al titolo all'interno dei loro prodotti. Celebre è ad esempio il piccolo minion inserito all'interno di Dota 2 o gli easter egg inseriti all'interno di I Am Bread.

Di Goat Simulator, invece, non si sente più parlare. I fenomeni da baraccone sono altri e gli youtuber si sono stancati delle solite gag legate ad un titolo che ha fatto il suo corso. Si è trattato, in fin dei conti, di una moda e, in quanto tale, è passata.

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