Sembra passata un’eternità da quando ci si iniziava a meravigliare di come qualcuno potesse aver voglia di vedere altri giocare al loro posto. Il fenomeno degli streamer e degli youtuber ha smesso di essere tale in quanto parte della normalità da un po’, ormai.

Il mondo degli esports viaggia parallelo a questo trend, dove alcuni campioni sono delle grandi celebrità sconosciute ai più, ma idolatrate dal pubblico dei giocatori più appassionati. Dopo la creazione di leghe, squadre, grandi gruppi che acquistano giocatori e interi team esportivi, il passo successivo è inevitabilmente quello delle scommesse.

Negli ultimi tempi i più famosi siti di scommesse stanno iniziando ad includere anche il mondo del gaming competitivo nella loro offerta per gli appassionati dell’azzardo. È possibile scommettere soldi, ovviamente, ma anche oggetti virtuali al gioco di riferimento. La “valuta” più popolare in questo senso sono le skin, come quelle delle armi di Counter-Strike: Global Offensive, ad esempio.

Il funzionamento è lo stesso dei soldi, solo che al posto di depositare euro per la puntata si mettono in gioco le skin per le armi. Le skin vanno depositate nel sito di riferimento, il quale gestisce il pagamento nel caso di vincita, e a quel punto il giocatore può usare quelle skin come meglio crede, anche rivendendole per crediti Steam (non soldi reali).

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Le percentuali di scommesse pre-avvento di Overwatch.

Al momento attuale i giochi più popolari tra gli scommettitori sono CS:GO e League of Legends, entrambi molto diffusi, e quindi presenti in tutto il mondo con tantissimi tipi di competizioni, da quelle locali a quelle internazionali.

La scommessa non è ovviamente un problema in sé, finché è regolamentata e si svolge sotto la luce del sole. Di recente la Gambling Commission del Regno Unito si è espressa proprio sulla natura dei siti in questione. L’esito del report della commissione è che molto di essi non solo siano non regolati in alcun modo, ma addirittura illegali.

“Questi siti senza licenza sono una forma occulta di gioco d’azzardo, sono parassiti che si cibano dei videogiochi più popolari, rappresentando un chiaro e presente pericolo per i giocatori, ragazzi inclusi. La nostra indagine dello scorso mese dimostra che non esiteremo a compiere azioni al riguardo”, recita uno stralcio della dichiarazione della commissione di qualche tempo fa, riferendosi alle vicende dello YouTuber Craig “NepentheZ” Douglas, il quale promuoveva in modo occulto un sito di scommesse illegale di FIFA Ultimate Team.

Nel corso del tempo sono stati parecchi i casi di questo tipo, così come il ban di tanti giocatori di CS:GO che, con la scusa della compravendita delle skin di cui sopra, avevano messo in piedi un vero e proprio giro d’affari clandestino.

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Meglio dei soldi.

D’altra parte, i grandi casino degli Stati Uniti stanno iniziando ad interessarsi ai più importanti eventi esportivi. Come il Downtown Grand hotel & Casino di Las Vegas che, nel 2016, in partnership con William Hill ha permesso ai suoi clienti di scommettere durante il IEM Oakland, una competizione con molteplici videogiochi presenti, da League of Legends a CS:GO.

Ed il problema è sempre il solito, quello che affligge la nostra società da tempo ormai. Il mondo della rete sfugge purtroppo sempre più spesso ai controlli, e l’importanza di web star, influencer, streamer e youtuber viene sempre sopravvalutata. Per ogni promozione dei cereali Kellog’s si annida il rischio della promozione di contenuti ben più controversi, come le key rubate dei giochi per PC, o proprio i siti di scommesse illegali.

Personalmente non amo scommettere, non l’ho mai fatto senza soldi, figuriamoci con la moneta sonante. Credo però che gli esports abbiano in qualche modo bisogno dell’impianto del gioco d’azzardo, perché così hanno l’occasione di crescere ancora, raggiungendo templi e location difficilmente conquistabili, come i succitati casino degli USA.

Non la pensano come me però tutti gli addetti ai lavori, tra cui Psyonix, lo studio che ha creato quel fenomeno di Rocket League.

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Il successo di Rocket League sembra non avere fine.

Di recente il sito di scommesse Unikrn, che si occupa di esports, ha incluso nella sua offerta per l’Australia proprio Rocket League.

Tuttavia, Jeremy Dunham di Psyonix ha espresso la distanza del team di sviluppo verso il sito ai microfoni di GameSpot: “Psyonix non è affiliata con Unikrn, né supporta o finanzia alcun tipo di scommessa online sul nostro gioco”.

Dall’altra parte, lato Unikrn, è arrivata la conferma collaterale da parte del CEO del sito, che ha però insistito sul fatto che Rocket League sia un titolo molto apprezzato dallo staff, e che i legislatori australiani hanno dato il via libera alle scommesse.

La lontananza di Psyonix è interessante, perché si riferisce anche alle scommesse in generale su Rocket League, come a voler mantenere “puro” il proprio lavoro in un certo senso. Credo che sia eccessivo, ma in qualche modo doveroso l’appunto da parte del team di sviluppo, perché se l’esempio arriva dagli addetti ai lavori forse assisteremo ad un calo di episodi spiacevoli legati a personalità legate al mondo del gaming ed i siti illegali.

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