Per un momento abbiamo pensato di evitare l’argomento, perché certe situazioni che nascono da comportamenti beceri sarebbe meglio ignorarli. Ma da questa storia di Mass Effect Andromeda sono venute fuori delle riflessioni interessanti nell’ultimo fine settimana.

La vicenda la dovreste conoscere ma, nel caso abbiate (fortunatamente) posto la vostra attenzione su altro, ve la riassumo. Il 17 marzo scorso The Ralph Retort pubblica un pezzo che titola: “Una cosplayer senza esperienza nei videogiochi è stata la Lead Facial Animator per Mass Effect: Andromeda”.

Già dalla tracotanza del titolo si può intuire dove si va a parare, considerato anche che il sito fu uno dei fautori dell’ormai famigerato GamerGate. Nell’articolo (che trovate a questo indirizzo) si parla ovviamente delle animazioni facciali dei personaggi del gioco, bersaglio degli sberleffi di tutta Internet sotto forma di gif e video-parodia.

Un utente di Twitter dichiara di aver trovato la responsabile delle animazioni dei personaggi, tale Allie Rose-Marie Leost (che non è la ragazza in copertina), un’animatrice digitale, makeup artist per gli effetti speciali e, gli Antichi Dei ci salvino, una cosplayer. Il punto focale dell’articolo diventa ovviamente questo: la colpa di queste animazioni sgangherate è di Allie, un’animatrice senza esperienza che osa anche essere appassionata di cosplay.

La vicenda si gonfia in maniera esponenziale non appena si scopre che non è un fake, per la gioia del sito che avrà avuto una valanga di accessi record, probabilmente. Come solo voi videogiocatori sapete fare (sì, stavolta non mi metto in mezzo), la situazione degenera nelle ovvie allusioni sessuali. Insomma, è ovvio che per arrivare in Bioware la ragazza debba aver suonato il flauto un sacco di volte ad un sacco di persone, no? Anche The Ralph Retort lo sostiene dicendo: “ho un’idea su come abbia ottenuto questo lavoro”.

Mass Effect Andromeda
Quella bestia di Satana di Allie Rose-Marie Leost.

In tutto questo ovviamente si è andati a cercare su ogni social network o sito anche vagamente collegato ad Allie Leost, roba che Aiden Pearce in confronto sembra uno smanettone della domenica.

La faccenda decolla arrivando sui siti di tutto il mondo, mentre la ragazza inizia a ricevere messaggi offensivi e le solite minacce più o meno velate tramite i suoi account personali.

A questo punto la stessa Bioware è costretta ad intervenire precisando che la Leost è una ex-dipendente di Electronic Arts, e non solo non è la Lead Designer di Mass Effect Andromeda, ma al gioco non ci ha lavorato affatto.

La storia finisce con Allie che aggiorna tutti i suoi profili social eliminando qualsiasi riferimento al suo lavoro su Mass Effect Andromeda, e la vicenda finisce nel solito dimenticatoio, ultimi fuochi di paglia esclusi.

Le sfumature su cui riflettere sono molte in quanto accaduto. Abbiamo un action-RPG da cento ore che viene preso a pomodori marci (ben prima delle recensioni, lo ricordo) per una manciata di gif, una ragazza crocifissa, perseguitata sui social, con tanto di accuse a luci rosse che, stando alle teorie di The Ralph Retort è l’unica responsabile delle animazioni facciali di un prodotto di Electronic Arts con un budget da 40 milioni di dollari.

È evidente che qualcosa non quadra, perché con un investimento del genere delle defaillance tecniche del genere sono poco comprensibili. Pensare però che una sola persona sia a capo di un settore così importante dello sviluppo, significa non avere la più pallida idea di come funzioni lo sviluppo di un videogioco.

Ci sono più “lead qualcosa” in uno studio per ogni reparto, ogni lead ha dei superiori, ed ogni processo produttivo va avanti per fasi, con controlli qualità serrati ad ogni step. Non è che si inizia a fare una cosa nel 2013 e poi ci si rivede a marzo 2017 per vedere come è andata.

Il problema è un altro, e forse ben più grave, perché qualcosa è evidentemente andato storto in termini globali. La probabile risposta viene da un ex-dipendente Bioware che, parlando con Glassdoor che si occupa della valutazione dei metodi lavorativi nelle aziende, ha dichiarato come lo sviluppo di Mass Effect Andromeda sia stato funestato da molti problemi.

La simbiosi tra gli studi Edmonton e Montreal di Bioware pare si sia spezzata per una serie di conflitti non risolti e problematiche varie. Oltre 13 lead (dicevamo?) tra i reparti di game design, artistici, audio, programmatori, e molti altri, se ne sono andati o sono stati cacciati nei cinque anni di lavoro su Mass Effect Andromeda. Questo a causa di un programma di valutazione delle performance molto severo, che puniva severamente coloro che non condividevano la visione delle leadership dei vari studi.

Si parla addirittura di un crunch finale di due mesi, con soli 30 minuti di pausa per mangiare e poi rimettersi sulla tastiera, il quale ha portato risultati prevedibilmente catastrofici. In tutto questo chiunque faceva domande o metteva in dubbio il processo produttivo veniva visto come inutile e messo in posizioni difficili, senza l’aiuto delle risorse umane che erano accondiscendenti nei confronti della dirigenza.

Mass Effect Andromeda
La risposta di Bioware tramite Twitter.

In tutto questo cosa è successo alla protagonista della nostra storia? Allie Leost forse ha lavorato effettivamente in Bioware, perché sui social spesso confermava di essere al lavoro su Andromeda, tanto da rassicurare i suoi followers su Instagram sulle sue assenze dovute al lavoro.

Forse non era davvero una lead designer ed ha esagerato sulla sua posizione; oppure era davvero tra i lead designer e, per salvare capre e cavoli, Electronic Arts è intervenuta buttando la questione sulla persecuzione ad una sua ex-dipendente ed ha intimato alla ragazza di modificare i suoi profili social, magari licenziandola per quanto ne sappiamo a questo punto.

Ma non è importante. Le grandi aziende “mentono” tutti i giorni, lo fanno quando vi convincono a comprare i loro prodotti, e lo fanno per difendere i propri interessi e/o i propri dipendenti. Qui il punto della situazione è un altro ed è molto grave.

È difficile difendervi, difendere il medium videogioco quando si assistono ad episodi del genere. La verità è che i videogiocatori (la maggior parte di essi) sono peggio dei fan di Star Wars, e il che è tutto dire. Vi ricordate tutte le puttanate di polemiche nate prima, durante e dopo Il Risveglio della Forza? Mesi e mesi passati a studiare e criticare l’elsa della spada di Kylo Ren, crociate contro questo e quell’altro, quando poi bastava aspettare di vedere il film per capire che, ehi, è una spada ed ogni spada normale ha un’elsa per proteggersi. E questa è pure laser, e può bruciare anche la spalla degli avversari!

Quando succedono queste cose in molti insegnano che si dovrebbe soprassedere, perché sono polemiche inutili e devono scomparire al più presto. Io credo che invece sia necessario sempre fermarsi un attimo. C’è un limite a tutto. Giusto l’anno scorso c’è stata la bagarre intorno a No Man’s Sky, con minacce di morte a Sean Murray incluse, e ovviamente non avete imparato nulla.

Mass Effect Andromeda
Un consiglio.

Noi possiamo stare qui a chiederci se i videogiochi sono arte o meno, parlare di filosofia nei videogiochi, di storie che dimostrano e raccontano cose nuove e molto intelligenti, titoli cinematografici, titoli esperienziali, questo e quell’altro, ma così non si cresce. Il medium non cresce finché sono i suoi fruitori a non volerlo fare.

Il paragone con Star Wars è quanto mai azzeccato, perché forse sono i fan della fantascienza ad essere scoppiati e ad irritarsi per ogni scemenza, a forza di sognare galassie, pianeti, e aliene tutte curve inesistenti.

Fatto sta che siamo al 22 marzo, Mass Effect Andromeda esce domani, e in meno di una settimana è successo tutto questo. E badate bene, si tratta di una goccia tra tante: critici che se sono affini alla propria opinione sono geni, altrimenti sono corrotti perché si sa che i publisher pagano tutte le testate del mondo; videogiochi analizzati al microscopio su YouTube con codec video che sgranano ma ci illudono di farci vedere il 4K su monitor da €50; Zelda che non può essere un capolavoro perché scatta ed è meglio Horizon; e tanto, tanto altro.

Io comincio ad avere paura, seriamente. Non è facile vivere questo medium da appassionato vero, perché osservarvi mentre vi comportate così mi mette a disagio, mi fa vergognare di essere un videogiocatore. Avere le conoscenze a portata di mano vi ha reso instabili, vi ha permesso di essere vicini ai vostri idoli, a chi scrive recensioni, a chi i videogiochi li produce ma, come la storia di Icaro, adesso siete arrivati troppo vicini al Sole e vi siete bruciati il cervello.

Allora staccate ogni tanto da Internet. Se conoscete qualcuno che si comporta in questo modo fateglielo notare. È un contributo ben più utile alla crescita del videogioco invece di blaterare sulle esclusive per la vostra console, o di quanto siano belli quei pixel in più che fate finta di vedere con la vostra scheda video, o qualsiasi cosa facciate invece di giocare ai videogiochi che decidete di comprare con i vostri soldi e non rompere le scatole al prossimo.

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