Gloomywood, tra l’altro nome dello studio di sviluppo che ha curato questo titolo, è un simpatico e pittoresco centro abitato, piombato improvvisamente nell’oscurità a causa di una serie di rapimenti di minori. Il titolo si apre con un piccolo flashback risalente al Giugno del 1969, ovvero 7 anni prima delle vicende che ritroveremo a vivere in 2Dark, con Silent Mounts Park a fare da sfondo.

Il detective Smith ha deciso di prendersi una pausa dal misterioso caso dell’università di Gloomywood e di rilassarsi con la sua famiglia.

Un campeggio, un bel fuocherello, una canoa sul lago, sembravano la ricetta perfetta per stemperare lo stress e la tensione. Smith, classico padre tuttofare, decide di montare le tende mentre il resto della famiglia va a raccogliere la legna per il fuoco.

Sembra andare tutto per il meglio ma, purtroppo, tutto questo idillio bucolico viene improvvisamente interrotto da delle urla. Smith corre in si trova ad assistere impotente al corpo straziato della moglie Helen e al rapimento dei suoi figli, Sandra e Martin, che scivolano via tra le sue dita, all’interno di un furgone rosso carminio.

Nel 1976, Gloomywood e i suoi spettri del passato, continuano a tormentare la povera mente del detective Smith, che, in cuor suo, non ha ancora dimenticato nulla di quella notte e, contro ogni probabilità, è convinto che i suoi figli siano ancora vivi. Quella vita però fa parte del passato perché, avendo malmenato un paio di presunti rapitori nella periferia di Gloomyditch, è stato sollevato a dall’incarico e radiato a vita dal corpo di polizia cittadino.

Un retroscena ben costruito si continua poi in una narrazione coerente, diretta, cruenta e crudele, regalando al giocatore un’esperienza senza mezzi termini, che riesce a coinvolgere nella sua violenza visiva e narrativa.
La molla che fa partire gli eventi è il notiziario di Gloomywood su TV2.

Il giornalista occhialuto riaccende in Smith la voglia di far luce su queste sparizioni, poiché racconta che, nel mese di marzo, c’è stata la terza sparizione di minori. La pista conduce il vecchio detective al derelitto, degradato ed ormai in disuso circo della periferia di Gloomyditch e, da lì in poi, si snoderà per tutta la città.

Qui, dopo un breve briefing sui comandi avvenuto in casa Smith, ci ritroveremo a prendere parte a quella che è, fondamentalmente, una missione introduttiva (ma non troppo). Il titolo è infatti tarato verso una difficoltà mediamente alta e usa, ma non abusa, meccaniche trial and error.

In verità, 2Dark punisce la sfrontatezza, gli sprechi, gli abusi e soprattutto la superficialità. Le armi da fuoco sono molto potenti ma le munizioni sono  limitate, e sono l’ultima risorsa a cui attingere, considerato il rumore prodotto. Il gioco vi premia, in termini di punteggio, se non uccidete nessuno e poi non dimenticatevi che Helen non voleva che voi usaste la vostra pistola d’ordinanza.

Gestire il rumore e la luce sarà cruciale. Più velocemente farete muovere Smith, più i cerchi concentrici sonori da voi prodotti saranno ampi e, intersecandosi con il raggio di percezione dei vostri nemici, vi metteranno nei guai facendovi scoprire. Ma ricordate che potete usare anche i suoni a vostro vantaggio, per attirare i nemici in trappole o creare dei diversivi per creare una via di fuga.

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Il classico incipit da horror ma che, fortunatamente, si evolve in una storia matura e interessante.

La luce, prodotta da strumenti soggetti ad esaurimento quali torce e lampade, o il vostro fidato accendino, sarà fondamentale per orientarvi nelle cupe ambientazioni di Gloomywood. Per leggere i numerosi documenti e per interagire con determinati oggetti dovrete tenere una sorgente luminosa accesa, la quale potrà mettervi in una posizione molto precaria, facendovi in tal modo scoprire.

L’interazione ambientale è fatta di interruttori, spostamento di oggetti e utilizzo di strumenti chiave, quest’ultimo sempre in modo intelligente, ma sensato e mai forzato. Due meccaniche davvero ben implementate sono l’uso delle caramelle, vero e proprio jolly a vostra disposizione, e la combo Gloomy Strike e accendino, il kit del perfetto fumatore.

Fumare sarà l’unico modo per salvare ed avrà anche i suoi rischi. Fumare creerà attorno a voi una piccola sorgente luminosa e, abusarne troppo spesso, comporterà l’emissione di qualche sonoro colpo di tosse. Un uso smodato invece comprometterà il sistema respiratorio del detective Smith, uccidendolo a causa di un intossicazione acuta.

Le caramelle saranno invece l’oggetto definitivo, paradossalmente fulcro dell’esperienza di gioco. Potranno essere usate per attirare i nemici, creare esche, attivare trappole ed interruttori da una distanza di sicurezza e soprattutto serviranno a farvi seguire dai bambini e a farli stare tranquilli.

I bambini e coloro i quali si celano dietro gli episodi di rapimento, saranno l’elemento fondamentale di ogni missione. Nei vari casi che vi porteranno ad esplorare le zone più degradate, oscure e malsane di Gloomywood, bisognerà far luce sul mistero tramite la ricostruzione del caso e la raccolta di prove utili per inchiodare il boss del livello.

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Il ricordo di quella notte è indelebile nella mente del detective Smith.

Potrete ucciderlo sia direttamente che con interazione ambientale (il più delle volte sarà molto gratificante quest’ultima opzione), o risparmiarlo e affidarlo alle mani dell’agente Conrad, della polizia locale.

Sarà altresì necessario per il completamento della missione, trarre in salvo i diversi bambini che sono stati catturati. Dovrete attirarli, farli aspettare da qualche parte al sicuro e nel contempo cercare di calmarli (in modo che non facciano rumore, facendovi scoprire) e, se necessario, dovrete prenderli in braccio di peso e portarli all’uscita con le vostre mani.

Il level design cattivo ma intelligente e la possibilità di non avere un’unica via di fuga o di risoluzione del mistero, rende il titolo difficile ma non frustrante. Ci ritroveremo davanti a traffico di organi, macellazione, e le sevizie più malsane che, oltre a dare un’aura di horror crudo, perverso e maturo, contribuiscono a costruire un tessuto narrativo solido, coerente ed avvincente, che vi spingerà a voler arrivare fino in fondo e a colpire duramente chi c’è dietro la sparizione dei vostri bambini e di quelli di tutta la decaduta Gloomywood.

Dal punto di vista puramente tecnico, ci troviamo ad un gioco con una grafica spartana ma efficace che strizza l’occhio al passato e lo stile, volutamente “deformed” ben si sposa con le tematiche deviate e grottesche che ci troveremo ad affrontare. L’atmosfera è ben costruita e il sonoro, semplice ma efficace, contribuisce a tenere alta la tensione.

Qualche bug di sorta e dei controlli non sempre intuitivi, comunque, non minano un’esperienza viscerale ed intensa che si dipana in scioltezza per circa 7-8 ore.

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