Penso sia seriamente difficile parlare di un gioco come Horizon: Zero Dawn senza svelare quel senso di sorpresa e di stupore che hanno i bambini ogniqualvolta scoprono qualcosa di nuovo del mondo che li circonda. Avete presente quella sensazione a metà strada tra l'eccitazione e la paura che si prova nei confronti di qualcosa che si capisce ma non si comprende appieno?

L'odissea di Aloy è infatti un'avventura costellata da momenti incredibili uniti ad altri di pura giocabilità, merce rara in un titolo open world uscito moltissimi mesi dopo un prodotto che ha cambiato il modo di intendere i giochi di ruolo d'azione in un mondo aperto, ossia The Witcher 3: Wild Hunt.

Badate bene: l'ultima epopea di Guerrilla Games non vuole essere un mero esercizio di stile ispirato giocoforza alle avventure di Geralt. Niente affatto. Horizon: Zero Dawn è innanzitutto un tentativo di ibridare il genere con una concezione moderna di videogioco, che non rinnega né allontana l'azione classica del genere.

Perché cavalcare un brontosauro metallico non è certo cosa da tutti i giorni, non trovate?

Partiamo da un punto fermo: dimenticate Killzone e relativi sequel. Non v'è traccia dello sparatutto post-apocalittico nel DNA dell'ultima avventura del team di sviluppo di Amsterdam. Anche perché, stavolta, parliamo di un mondo post-post-apocalittico (parliamo di circa 3.000 anni nel futuro) in cui una delle poche rappresentanti della razza umana, Aloy, combatte per la sopravvivenza dell'uomo.

Un destino che sembra le sia stato cucito addosso sin da bambina, periodo in cui schernita dai suoi coetanei ed “emarginata” dagli abitanti della tribù di Nora, trovava la forza di reagire con una caparbietà e una tenacia del tutto fuori dal comune. Troppo fuori dal comune.

Se da un lato gli antichi hanno creato le macchine, poi sfuggite al controllo e ora diventate le vere dominatrici della Terra, dall'altro sembra che solo Aloy sia in grado di capire il perché di tutto questo. Il motivo ci verrà rivelato dopo circa venti/trenta ore di gioco serrato e continuo, in cui una narrazione che centellinerà i colpi di scena, cercherà di risolvere ogni questione nella maniera più coerente possibile, aprendo poi il ventaglio della curiosità su cosa accadrà poi.

Chi è in realtà Aloy? Chi è la sua vera madre? Parliamo di tematiche vagamente new-age, che toccano la fantascienza più tradizionale e la religione (sì, avete capito bene), non andando però mai a invadere troppo il pericoloso terreno dei cliché. E se forse il tutto non risulterà estremamente cinematografico e privo di una regia particolarmente ricercata, c'è anche da dire che Horizon non vuole proporsi come il nuovo Uncharted. Né ha mai pensato di volerlo essere.

Horizon: Zero Dawn
Cacciare non è un'opzione, è una necessità.

Se la storia di Aloy, quindi, è di quelle che ti invogliano a proseguire per un'infinità di ore mossi anche solo dalla semplice curiosità di scoprire la verità dietro ad All-Mother - madre di ogni cosa - Horizon: Zero Dawn da il massimo di sè non appena mettiamo piede per la prima volta nel mondo messo a disposizione del giocatore.

Nonostante la struttura classica da GDR open world, il titolo Guerrilla non è un figlio illegittimo di Skyrim, Fallout e Far Cry Primal. La nuova IP Sony prende l'enorme mappa di gioco e la riempie di missioni primarie e secondarie, la maggior parte delle quali incentrare sull'elemento della caccia. Ma non solo: avremo anche avamposti di banditi, calderoni e aree corrotte, o semplicemente saremo chiamati a cavalcare per alcune miglia al fine di raggiungere un villaggio nascosto ai piedi di una montagna innevata.

La libertà di movimento è incentivata da ciò che potremo fare all'interno della lande selvagge del pianeta, popolate da bestie meccaniche che vivono di vita propria (alcune delle quali realmente enormi), lasciate allo stato brado come fossero veri e propri animali selvatici. Queste ci scoveranno, fuggiranno o, semplicemente, ci ignoreranno, continuando a pascolare serenamente sulle verdeggianti distese erbose.

E se vorremo cacciarle o cavalcarle dopo averle immobilizzate (e, fidatevi, avrete molte buone ragioni per farlo) un sistema di controllo dinamico unito a un combat system di facile assimilazione permetterà ad Aloy di affrontare le macchine grazie a una combinazione di attacchi dalla distanza con il nostro arco o con un più pratico corpo a corpo, con la possibilità di schivare gli attacchi avversari per poi colpirli al momento giusto.

Le macchine sono una presenza fissa e inquietante: cosa le spinge ad attaccare l'uomo?
Le macchine sono una presenza fissa e inquietante: cosa le spinge ad attaccare l'uomo?

Senza dimenticare che, da buoni cacciatori, potremo (e dovremo) muoverci silenziosamente per sorprendere i nemici o gli animali meccanici alle spalle, mimetizzandoci magari tra la folta vegetazione. E non è tutto: grazie ad uno strano dispositivo posto all'altezza dell'orecchio, Aloy potrà utilizzare se immobile un'abilità chiamata Focus (attivabile tramite la pressione di una leva analogica) e in grado di farle analizzare l'ambiente circostante svelandone segreti e indizi, inclusi i punti deboli delle creature a cui daremo la caccia.

Aloy accumulerà inoltre punti esperienza completando missioni e altri tipi di attività, salendo di livello e sbloccando così punti da spendere per l’acquisizione di talenti e capacità. Divisi in tre rami ben distinti (predatrice, audace e raccoglitrice), questi permetteranno alla protagonista di risultare più abile e rapida nelle attività che deciderà di potenziare, le quali influiranno sull'andamento nel corso dell'avventura.

Avete presente quanto visto nelle ultime due avventure di Lara Croft? Bene, il sistema è pressoché lo stesso, con l'eccezione che le abilità potenziabili messe a disposizione sono in numero ovviamente maggiore. Insomma, la libertà concessa al giocatore non è solo un mero esercizio di stile, ma un'alternativa vera e concreta che ci permetterà di risolvere le situazioni di gioco in decine di modi diversi, siano essere legate all'avanzamento nella trama principale o al fine di risolvere un compito secondario che ci è stato giustamente assegnato.

A fare da contorno anche un sistema di crafting (ormai immancabile) che ci permetterà di modificare armi, oggetti e vestiario, potenziandoli o modificandoli a dovere in base alla quantità di materiale che troveremo sul campo (in particolare depredando le carcasse metalliche degli animali meccanizzati).

 Se spesso saremo noi a cacciare le creature, a volte saranno loro a cacciare noi...
Se spesso saremo noi a cacciare le creature, a volte saranno loro a cacciare noi...

E poi, c'è ovviamente il discorso tecnico da affrontare: i ragazzi di Guerrila Games hanno spremuto al massimo l'hardware della console Sony, proponendo un mondo di gioco steampunk affascinante e a suo modo unico, che prende il meglio dal fantasy tradizionale e lo ibrida ad elementi sci-fi dosando il tutto alla perfezione e donandoci realmente l'impressione di vivere e combattere in un pianeta ormai regredito suo malgrado all'età della pietra.

Una sensazione perenne e costante, accompagnata da un motore grafico impressionante (senza schermate di caricamento tra una locazione e la successiva) e capace di mettere a schermo una mole di poligoni sorprendente (ora avete capito perché Hideo Kojima in persona ha deciso di metterci gli occhi sopra?).

Nota importante: per scrivere questa recensione mi sono basato sulla prova effettuata su una normale PS4 “liscia”. Ho comunque avuto l'occasione di provare con mano anche la performance del titolo sulla più recente PS4 Pro. Il frame rate, ancorato ai 30fps, è a tratti meno ballerino nella versione più potente della console Sony, così come l'immagine a schermo sicuramente più nitida, specie quando l'orizzonte di gioco si estende a perdita d'occhio. Nulla di proibitivo, ad ogni modo, nel caso si decidesse di giocare Horizon sul modello base di PS4: in ambedue i casi, lo spettacolo scenografico è garantito.

In conclusione, l'avventura di Aloy non è solo l'ennesimo titolo open world esclusivo per console Sony. Il titolo Guerrilla è innanzitutto un'avventura dinamica, longeva e piena di sfaccettature che fa della varietà il suo punto di forza. Non vuole proporsi come l'ennesimo videogioco cinematografico à la Uncharted, né tantomeno ricalcare le meccaniche dello Skyrim di turno: la nuova proprietà intellettuale è l'esatto punto di incontro tra la filosofia classica dei giochi di ruolo di matrice occidentale e l'idea dietro ai titoli a mondo aperto che tanto spopolano negli ultimi tempi (con una piccola parentesi nello stealth gaming e nel crafting). Se è destinato a creare una nuova saga di successo (o una nuova icona femminile del videogioco) non mi è dato sapere.

[wp_ad_camp_1]