Yakuza 0 inizia in un vicolo di Kamurocho (versione fittizia di Kabukicho), nei panni di un giovane yakuza che sta tartassando un pover’uomo, reo di non aver pagato il dovuto pizzo al suo clan.

Nello stesso momento, nella strada parallela, dei giovani yuppie stanno facendo gli smargiassi con delle ragazze nella speranza di infilarsi nelle loro mutande, poco importa che sia merito del loro savoir faire, o dei soldi spesi per garantire alle giovani una bella serata. È il 1988, il Giappone è in pieno boom economico ed i suoi cittadini sognano ed inseguono degli stili di vita più grandi di loro.

Kazuma Kiryu, lo yakuza di cui sopra, passa in mezzo al gruppo di ragazzi, incurante di aver spintonato uno di essi. Uno di loro prova a dire qualcosa al Nostro, forte dell’essere in superiorità numerica, nonché di fronte a delle belle signorine. A Kiryu basta un occhiata per far sporcare le mutande agli yuppie: c’è poco da fare con uno yakuza dallo sguardo truce con la guancia sporca di sangue fresco.

Il ragazzo che un giorno chiameremo il “Drago di Dojima” ora è solo un pesce piccolo. Il tipico tatuaggio sulla schiena della yakuza è ancora in bianco e nero, e ci vorranno anni di fatica, violenza e rispetto perché venga colorato ed esteso ad entrambe le braccia. Yakuza è una serie videoludica molto particolare, decisamente di nicchia. Togliendo l’industria orientale del cinema, si tratta della manifestazione più onesta e rispettosa del Giappone vero, ben lontana da quella immagine spettacolarizzata (e a volte edulcorata) che è giunta a noi occidentali negli ultimi decenni.

Perciò Yakuza 0 ci ha messo quasi due anni ad arrivare dall’altro lato del mondo, e lo ha fatto senza la localizzazione europea perché, la storia insegna, le traduzioni costano parecchio e Yakuza non è un best seller. Eppure dovrebbe esserlo, perché la qualità della serie, e di questo titolo, è di altissimo livello.

Yakuza 0
Il carisma del Drago di Dojima.

L’opera di Toshihiro Nagoshi è nata su PlayStation 2 ed è cresciuta insieme alle console Sony, con giusto una deviazione su Wii U in Giappone (una versione HD dei primi due capitoli) che sono stati però un esperimento voluto da Nagoshi stesso, finito con solamente duemila copie vendute. Quindi è un bene che torni su PlayStation 4 anche in Occidente in questo momento storico, mentre la console ha superato le 50 milioni di copie vendute dal lancio che, almeno per la statistica, dovrebbero aiutare la serie a diffondersi ulteriormente.

Yakuza 0, inoltre, è un prequel della saga iniziata nel 2005, quindi un episodio perfetto per chi non si è mai avvicinato a Ryu ga Gotoku (questo il nome originale). La storia ci vede nei panni di un giovane Kazuma Kiryu, impegnato nella scalata al Tojo Clan di Kamurocho. Il suo apparentemente semplice primo incarico, quello con cui si apre il gioco, si trasforma subito in qualcosa di più complesso: l’uomo da cui ha riscosso i soldi viene trovato morto, freddato da un colpo di pistola.

Se questa può sembrare una banalità in una storia di mafia “occidentale” non lo è per la yakuza, una organizzazione dove, prima di ogni cosa, vige l’onore. Non si uccidono i civili a meno che non sia un ordine diretto (una rarità, solitamente). Così Kiryu si ritrova a subire il più classico dei complotti, dove per le macchinazioni di chi sta in alto, si sacrificano senza problemi coloro che stanno in basso.

Le cose si complicano ulteriormente, perché il luogo dell’omicidio è l’ultimo lotto di terreno rimasto libero a Kamurocho, quindi un punto nevralgico per l’imminente opera di riqualificazione che lo stato sta per attivare sul losco quartiere. Inizi così la trama di Yakuza 0, con la promessa di vendetta di Kiryu che fa da sfondo a delle sordide speculazioni edilizie che vedono protagonisti tutti i clan della yakuza.

Ma non è solo Kazuma il protagonista del gioco. Yakuza 0 è anche l’occasione per porre maggior attenzione a Goro Majima, storico amico/rivale di Kiryu e personaggio molto importante per la saga. Come è lecito aspettarsi, il destino di questi due criminali (uno in divenire, l’altro già avvezzo alla malavita al punto di aver già macchiato il suo onore con uno sgarro di cui sta pagando le conseguenze) si intreccia in una storia solida, di rara profondità, in grado di generare anche dei corposi momenti di tensione. Più di una volta, inoltre, le penne dietro a Yakuza 0 si prendono la briga di non dare nessuna certezza. Le storie degli Yakuza sono uniche proprio perché viaggiano su canoni propri, non lesinando colpi di scena e ribaltamenti delle situazioni dei personaggi, anche i protagonisti.

Yakuza 0
Tra le attività secondarie ci sono le gare di Mini 4WD.

Anche il gameplay di Yakuza 0 (e della serie) è unico, talmente tanto che è difficile solamente da spiegare. Estremamente lontano da un Grand Theft Auto (uno dei motivi per cui in Occidente non ha mai avuto troppa fortuna), Yakuza si avvicina più ai canoni di un JRPG.

Tra una missione chiave e l’altra, infatti, camminando per Kamurocho possono succedere un sacco di cose, tra cui: dover aiutare una timida ragazza a diventare una dominatrice sadomaso feroce per accrescerle l’autostima; passare una serata al bar; giocare agli arcade classici di SEGA come OutRun; scommettere sul wrestling tra donne formose e seminude; passare una serata galante; discutere di politica ed economia con degli sconosciuti in un bar. Questa è una parte infinitesimale di ciò che Yakuza 0 offre in termini di attività, tra storie più o meno esaltanti, ma comunque meritevoli di essere affrontate.

Ci sono anche i combattimenti casuali, nella forma di gangster vari ed eventuali che avranno l’ardire di rompere le scatole ai nostri Kiryu e Goro. In questi momenti il titolo passa dall’essere un JRPG da un picchiaduro vero e proprio con l’aggiunta, in questo episodio, degli stili di combattimento.

I due personaggi hanno tre stili ciascuno (più un quarto sbloccabile solo in determinate condizioni), intercambiabili a piacere durante gli scontri, ognuno con le sue peculiarità. Kiryu può contare sul Brawler, che ricorda per mosse e dinamismo gli scontri degli altri Yakuza; Rush che gli permette di schivare velocemente e colpire con altrettanta celerità; e Beast, con il quale combatte come un orso, potendo anche sollevare oggetti pesanti per tirarli ai nemici. Goro ha a disposizione invece Thug, uno stile da criminale con mosse violente; Dancer che ricorda un misto tra capoeira e break dance; ed infine lo Slugger, uno stile che prevede l’uso di armi che, al contrario del solito, non si spezzano mai.

Yakuza 0
Goro Majima è una bestia scatenata.

Ognuno di questi stili è più o meno efficace in determinate situazioni, ovviamente. Che abbiate bisogno di affrontare una folla numerosa o un singolo nemico sempre in difesa, si può passare da uno stile all’altro in assoluta comodità tramite le frecce direzionali. Gli stili vi serviranno raramente durante gli scontri casuali, ma nelle bossfight diventa importante quando e come passare da uno stile all’altro, anche nel mezzo di una combo alle volte.

Gli stili di combattimento, così come le statistiche dei personaggi, possono essere potenziati man mano che si prosegue nell’avventura. In Yakuza 0 c’è una sola valuta che regola tutto ciò, incredibilmente a tema con il resto del gioco per altro, ovvero i soldi. Attraverso il recupero di moneta sonante si può investire su sé stessi, andando a potenziare ognuno degli stili tramite un classico skill tree.

Yakuza 0 è un titolo sorprendente. Si passa dal giocare al mahjong, al combattere contro dei tamarri insolenti lanciandoli via con un solo calcio, subito dopo aver fatto shopping in uno dei tanti negozi di Kamurocho. Sorprende anche dal punto di vista estetico nonostante, pur avendo subito una buona opera di ritocco, il titolo sia uscito anche su PlayStation 3 in patria.

Le espressioni facciali di protagonisti e comprimari principali sono incredibili. Le animazioni del volto esprimono perfettamente, come in pochi altri titoli, i sentimenti dei personaggi. Purtroppo, essendo un titolo cross-gen, a farne le spese sono i modelli degli NPC e dei personaggi meno in vista, che risultano vistosamente meno elaborati e curati degli altri.

La città, allo stesso modo, ha degli ovvi momenti di alti e bassi. Il colpo d’occhio generale è meraviglioso, restituisce un’impressione molto piacevole in termini di immersività. I locali, come i negozi, sono curati anche nei piccoli dettagli, ogni vicolo ha tanti elementi che lo rendono curato e quasi distinguibile da un altro. Ovviamente, visto il gap generazionale, avvicinandosi alle texture si nota in generale una qualità tendente verso il basso. In compenso, il titolo gira fluidissimo a 60fps con sporadici cali nelle situazioni più concitate, una fluidità apprezzabile soprattutto nelle sequenze di azione.

Versione testata: PS4

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