Vidi per la prima volta Resident Evil 4 girare in una demo sul meraviglioso Panasonic Q (che gran pezzo di tecnologia), ed alla fine di quel breve spezzone del gioco - quando Leon in mezzo al Pueblo si chiedeva se tutti i cittadini fossero andati a giocare a Bingo – rimasi a bocca aperta. Una bomba a mano tirata in uno dei periodi più belli dell’industria videoludica. Stessa cosa per il primissimo trailer di Resident Evil 7, mostrato all’E3 del 2016 durante la conferenza Sony.

Non mi fece una grande impressione positiva, anzi. Quella saga che tutti conoscevamo era diventata un clone di Outlast, evidentemente, un tentativo becero di sfruttare il bailamme intorno a P.T., direbbe qualcuno di maligno. Sì, ma anche no, vista l’accoglienza che il gioco sta ricevendo.

Si è parlato molto della natura di questo Resident Evil 7. Sembra un reboot (ma non lo è), però ha tutti gli elementi tipici della saga. Per questo ha suscitato delle reazioni appassionate, per così dire. Da un lato chi dice che non è un Resident Evil “vero”, dall’altro chi critica questi ultimi definendoli retrogradi e, sostanzialmente, gente che vuole sempre e solo le stesse cose.

Ecco, queste situazioni io inizio a trovarle ridicole. Soprattutto perché, le seconde in particolare, si generano da persone in contesti in cui dovrebbero esercitare un po’ di giudizio. Scagliarsi contro il pubblico che non apprezza RE7 perché si sente tradito è altrettanto sbagliato quanto comportarsi come questi ultimi.

Il primo Resident Evil apocrifo, secondo molti. Mavaff...
Il primo Resident Evil apocrifo, secondo molti. Mavaff...

Un discorso simile si fece per il sopracitato quarto capitolo della serie. Diretto all’epoca da Shinji Mikami e fortemente voluto dallo stesso, in un periodo in cui la serie era a forte rischio di pensionamento con quello schema di controlli arcaico e non più presentabile ad un pubblico abituato ai primi action/adventure in prima persona.

Il titolo, all’epoca, ebbe un impatto stratosferico. Il genere degli shooter in terza persona venne creato così come lo conosciamo ora, al costo di “velocizzare” l’intera saga, sfociando nel delirio action del quinto e sesto capitolo. A questo proposito apro una parentesi consigliandovi di leggere la nostra opinione al riguardo, visto che siamo in tema.

Ancora oggi c’è chi definisce Resident Evil 4 “spazzatura”, un titolo che al momento ha 96 di Metacritic nella sua versione originale per Gamecube. Personalmente lo trovai e lo trovo tutt’ora incredibile, ma capisco la frustrazione di è abituato a qualcosa e si vede strappare dalle mani le proprie incertezze, anche se a volte non la condivido.

Odio anche chi si sente in dovere di dire che questo è il nuovo Resident Evil 7 e voi che non lo capite siete solo dei mentecatti. No, perché un videogioco non è degli utenti, non è della critica, ma è degli sviluppatori stessi. Sorpresa!

Resident Evil 7
Un fucile a pompa, proprio come in ogni Resident Evil.

Se anche il videogioco non fosse arte (Oppure sì? Oppure chi se ne frega, no?), viene comunque realizzato da artisti. Sceneggiatori, 3D e 2D artist, concept artist, e gli stessi programmatori che, sebbene sia difficili vederli come tali in mezzo alle linee di codice, trasformano una concezione di altri in qualcosa di concreto, come fa un artista con sé stesso o un’idea, un concetto.

E come per ogni opera, alla fine il prodotto è dell’artista. Il fatto che possa essere acquistato rende solo proprietari di una copia di esso. Se Van Gogh avesse iniziato, da un giorno all’altro, a dipingere piselli volanti in cerca di vagine, perché secondo lui l’amore è volatile e lo sono anche gli organi riproduttivi che lo rappresentano, qualcuno avrebbe forse iniziato a dire che “quello non è più Van Gogh”? No, perché quello è ancora Van Gogh, ma fa qualcosa di diverso.

Così Capcom che, trovatasi di fronte all’idea di continuare con una delle sue saghe di successo, ha deciso di cambiare qualcosa. Capisco che non piaccia Resident Evil 7 perché molto diverso dai predecessori, perché anche io mi ritrovo parzialmente in questa situazione. Vorrei giocarlo, ma un po’ per gusti e un po’ per suggestionabilità, non apprezzo molto gli horror in prima persona.

Allo stesso modo non mi metto certo ad inveire contro Capcom perché, semplicemente, non faccio “populismo videoludico”. Ed è fastidioso vederlo fare da entrambi i lati, perché non ha davvero senso, è un esercizio di potere su terzi sciocco e pretestuoso. Le due categorie, critica e pubblico, hanno i propri strumenti per esercitare il proprio potere ed esprimere la propria opinione: rispettivamente l’analisi e l’acquisto.

Come se ne esce? Semplicemente stando al proprio posto, per quanto brutto possa sembrare. Mi rendo conto che è un discorso forse troppo pomposo, ma prima ci si rientra (tutti, nessuno escluso), meglio è. Resident Evil 7 è un Resident Evil così come Metal Gear Survive (quello con gli zombi, per intenderci) è un Metal Gear, per quanto fastidioso possa essere. Il giorno in cui si supererà questo meccanismo discutibile, la corsa a chi ha più scienza infusa degli altri, allora sì che il settore (ma soprattutto la sua utenza) farà un passo avanti. Per adesso siamo ai soliti litigi tra fanciulli.

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