In questi giorni si è riaperto un argomento piuttosto spinoso per gli addetti ai lavori, un “limite” che nonostante sembrasse sparito a cavallo tra gli anni '90 e i primi 2000, sembra ora essersi ripresentato in tutta la sua imbarazzante prepotenza: sto parlando del doppiaggio (e di conseguenza della localizzazione) nella nostra lingua, per molti sviluppatori un problema da risolvere non più importante di una scarpa slacciata. O forse meno.

I due titoli finiti sotto la lente d'ingrandimento sono due giochi che, seppur molto diversi per stile e budget impiegato nella produzione, rappresentano la prova che il nostro idioma è l'ultima ruota del carro per quanto riguarda le localizzazioni nel mercato dei videogiochi. Iniziamo da Yakuza 0, la cui saga ha inizio nel lontano 2006, con la comparsa del primo capitolo sulla compiante PlayStation 2.

Ora, Kazuma Kiryu è tornato, e dopo un successo di vendite che neanche SEGA pareva aspettarsi (il gioco pare infatti essere sold out nel Regno Unito), sorge un dubbio: la mancata localizzazione audio in italiano (invero mai promessa dagli sviluppatori) è stata un limite o una necessità? In questo caso la risposta è: entrambe le cose. Non doppiare un gioco le cui sorti sul mercato sono incerte (diciamocelo, Yakuza non è certo Final Fantasy) ha chiaramente fatto desistere i vari sviluppatori circa un dispendio ulteriore di risorse.

Tradotto: la cassa piange e in SEGA non possiamo certo permetterci di gettare i soldi fuori dalla finestra.

doppiaggio
Degli yakuza che parlano in italiano proprio non me li immagino.

Ad ogni modo, però, la notizia che ha fatto quasi scendere in piazza i giocatori tricolore è un'altra: Brian Fargo, autore tra l'altro di un certo Wasteland nel 1988, si è letteralmente rimangiato la promessa di localizzare Torment: Tides of Numenera (sequel spirituale di quel Planescape: Torment, ad oggi considerato da molti come il gioco di ruolo meglio scritto di sempre) nella nostra lingua. Così, senza fare troppi complimenti.

Ricorderete, infatti, che solo poche settimane fa i ragazzi di inXile confermarono la presenza dell’italiano tra le lingue disponibili sin dall’uscita del gioco, tra gli applausi di chi l'inglese non lo ha mai studiato o compreso in vita sua. E non parlo di aver letto un libro di Shakespeare in lingua originale, bensì di aver sfogliato anche solo un Corso di Inglese per Bambini.

Ed ecco che, a un mese esatto dall’uscita ufficiale di Torment, Fargo ci fa ciao ciao con la manina, ritrattando la presenza dell'italiano e giustificando la cosa quasi come fosse stato “un taglio necessario”. Necessario, ci tengo a precisarlo. Addirittura, poche ore fa è stata lanciata una petizione online per tentare di fare rivedere la posizione al team di sviluppo.

L'autore, tale Angelo Goffredo, dopo aver sbollito l'arrabbiatura chiede di avviare una campagna di raccolta fondi per avere la traduzione in italiano: "ora che il mio momento di rabbia è passato, ho un idea, una petizione per fare in modo che inXile crei un raccolta fondi per la suddetta traduzione e che assuma dei traduttori italiani disposti a tradurre il titolo senza costi sproporzionati (in modo che l'azienda ci dia la libertà di scegliere se avere o meno questo gioco in italiano)".

Nel caso Inxile non si dovesse interessare alla mia petizione, rivolgo la mia attenzione a qualche team italiano amatoriale. Se qualcuno interessato si facesse avanti, si potrebbe creare un sito di supporto per quel team mettendo da parte la Inxile e supportare economicamente via donazioni il team amatoriale perché ritengo davvero in giusto che gente non pagata si ritrovi a dover fare un lavoro che ci era stato promesso."

Il mio regno per un traduttore.
Il mio regno per un traduttore.

Ora, ammesso e non concesso che tutti gli italioti che hanno contribuito alla spesa su Kickstarter possono tranquillamente chiedere indietro i propri soldi, il punto è un altro. È davvero possibile che nel 2017 l'inglese non sia ancora alla portata di tutti?

È davvero possibile che, come in questo caso, una mancata promessa dovuta presumibilmente ad un lavoro ben più costoso di quanto si credeva in origine (e in questo Fargo ha comunque avuto torto nel non mantenere una promessa che sapeva benissimo non poter essere certo di mantenere) possa diventare una condanna per un'intera produzione? Dannazione ragazzi, ma prima del 1997 a cosa giocavate?

Posso capire gli under-14 (e neanche del tutto, visto che a quell'età io mi ero già portato a casa i titoli di coda di un bel po' di RPG Square Enix in lingua inglese), ma davvero sto leggendo di trentenni imbufaliti perché “hanno tolto l'italiano quindi non lo compro?”.

Ora, il mio consiglio è questo: prima di effettuare il prossimo pre-order, o magari di spendere centinaia di euro per una costosissima Collector's Edition, magari provate a mettere le mani su di un Corso di Inglese con libro e CD audio (anche quelli coi personaggi Disney vanno bene). Così, magari, la prossima volta che il Brian Fargo di turno fa marcia indietro, gli risponderete con un sonoro “Asshole!”.

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