Sono passati quasi 15 anni da quando il primo capitolo di Kingdom Hearts ha incantato milioni di videogiocatori in tutto il mondo.

Square Enix, ben consapevole del richiamo del titolo, nel corso degli anni ha dato origine ad un vero e proprio universo videoludico che si snoda su piattaforme fisse e portatili.

Tra sequel, prequel e spin-off, però, la frammentazione è risultata talmente evidente da rendere quasi obbligata la scelta di avvalersi di antologie di riepilogo. Ecco, quindi, che hanno visto la luce Kindgom Hearts 1.5 e Kingdom Hearts 2.5 HD Remix (già disponibili per PS3 e dal 28 marzo anche su PS4).

Mancava, però, ancora qualcosa ed ecco che finalmente giungiamo a Kingdom Hearts HD 2.8 Final Chapter Prologue, la collection che comprende la versione rimasterizzata di Dream Drop Distance (titolo uscito nel 2012 per Nintendo 3DS), Back Cover (un lungometraggio ambientato un millennio prima rispetto alle avventure a noi note) e la vera chicca della raccolta: A Fragmentary Passage, il sequel di Birth by Sleep avente lo scopo di collegarci direttamente all’incipit di Kingdom Hearts III.


Nonostante l’intera vicenda narrata si concretizzi in meno di tre ore di gioco, è proprio A Fragmentary Passage che fornisce la reale ragion d’essere all’antologia uscita il 24 gennaio in Europa. La short story, infatti, si collega al finale segreto di Birth by Sleep e ci permette di scortare Aqua attraverso un viaggio introspettivo nel reame dell’oscurità in cui è intrappolata.

Permeato di profonda introspezione – come in ogni creazione di Nomura che si rispetti - questo capitolo ci fa piombare quasi senza avvisaglie dalla malinconia all’eroismo, alla sentita determinazione, in un turbine di sensazioni che ci permettono di conoscere più a fondo la protagonista.

Esulando dalla storia, quello che colpisce maggiormente di questo excursus, è senza dubbio il sistema di combattimento che risulta essere al contempo dinamico, intuitivo ed appagante. Confesso di essere rimasta ferma al Sora del secondo capitolo quindi la grazia e la leggerezza con cui Aqua sferra fendenti polverizzando nemici come se fossero sottili fogli di carta riso, mi ha regalato un senso di epicità in netto contrasto con il Sora dei miei ricordi che, a questo punto, mi è sembrato quasi impacciato.

Ma le novità non risiedono solo nello stile di lotta e nella fluidità che è quasi dovuta visto il porting sulla console current gen: sono stati, infatti, implementati anche dei comandi speciali attivabili dopo aver messo a segno un certo numero di fendenti (che aumentano notevolmente la dinamicità dei combattimenti con interessanti coreografie) e delle vere e proprie mosse finali in stile Mortal Kombat (ma decisamente meno cruente).

Per quanto la durata – come dicevamo in precedenza – sia piuttosto breve, in ogni caso le situazioni narrative che ci vengono poste dinnanzi mentre inseguiamo le ombre dei nostri amici di infanzia Ventus e Terra sono piuttosto varie: ci destreggeremo, ad esempio, con gli enigmi presenti in un mondo fatto quasi solo esclusivamente di specchi o saremo caldamente invitati a faci strada a colpi di Keyblade in una foresta di intricate spine.

L’Unreal Enigine 4, poi, contribuisce a dare maggior lustro alla particolareggiata gamma di dettagli di cui Square Enix è sempre prodiga (Ok, lo ammetto, forse mi sono soffermata troppo sulla trama delle calze di Aqua ma si trattava di pura ammirazione stilistica, nulla di più).

Kingdom Hearts HD 2.8
Dolce e determinata, Aqua è l'eroina tipo di Kingdom Hearts.

Lo dirò senza mezze misure: di Dream Drop Distance, invece, avrei anche potuto fare a meno. Questo capitolo, di per sé non è male ma è come se una parte del titolo stesso non collimasse completamente con lo stile della saga (probabilmente a causa del fatto che è stato concepito per lo stile videoludico legato a Nintendo 3DS). La narrativa, infatti, sembra non avere il mordente dei titoli precedenti ed è penalizzata anche dal fatto che ci viene costantemente chiesto di switchare tra Sora e Riku, frammentando di fatto la narrazione.

A questo punto, una spiegazione è d’obbligo. In Dream Drop Distance vestiremo i panni di Sora e Riku che, in seguito alla richiesta del Maestro Yen Sid di dimostrare di essere degni di diventare Maestri del Keyblade a tutti gli effetti, vengono spediti in una sorta di passato alternativo nel quale dovranno chiudere le serrature dei mondi dormienti in pieno stile Kingdom Hearts.

La vera novità introdotta da questo titolo, però, come accennavamo è data dal fatto che i nostri due protagonisti hanno a disposizione una barra in più rispetto a quelle tradizionali di mana e vita: questa, una volta raggiunto il picco massimo, farà cadere il personaggio che controlleremo in uno stato di sonno, imponendoci di controllare l’altro (potremo, in ogni caso, cambiare personaggio anche prima dell’esaurimento della stessa).

Un altro elemento che ci fa discostare dal Kingdom Hearts a cui siamo abituati è determinato ancora una volta dal dispositivo per cui il gioco è stato inizialmente concepito: a Final Fantasy, infatti, che costituisce il tradizionale elemento associato ai personaggi Disney, si sostituisce l’universo di The World Ends with You. Sono piuttosto perplessa anche sulla necessità di introdurre gli spiriti, una sorta di creature collezionabili ed assemblabili che andranno ad influire sulle caratteristiche di Sora e Riku. Di per sé questo non è neppure un male ma a che pro farceli coccolare? Non che io abbia qualcosa in contrario ma non ne ho davvero capito il senso.

Due lance a favore, invece, le spezzo volentieri. La prima riguarda la presenza del fluimoto, una sorta di parkour che contribuisce a rendere combattimenti e spostamenti più interessanti e dinamici mentre la seconda è senza dubbio legata alla grafica: il team di Nomura, infatti, è riuscito a fare un porting sorprendente, riproponendo in HD quasi tutti gli ambienti di gioco inizialmente sviluppati per una console agli antipodi dal punto di vista della grafica.

Scusaci Sora, questa volta sei stato penalizzato.
Scusaci Sora, questa volta sei stato penalizzato.

Square Enix, però, non voleva limitare questa antologia ad un paio di capitoli volti ad aiutarci a riprendere il filo logico di quanto accaduto fino al momento in cu avrà inizio Kingdom Hearts III e, come aveva fatto anche in precedenza, ha inserito un contenuto esclusivamente narrativo.

Back Cover – questo il titolo del fimato – dura circa un’ora e, narrando la storia dei Veggenti ambientata circa un millennio prima rispetto ai vari capitoli della saga, compie una vera e propria introspezione dei vari protagonisti. Purtroppo infastidisce l’impossibilità di muoversi lungo il piano narrativo, saltando certe scene o attivando il fast forward in altre.

Il lungometraggio, però, non è solo una storia ma un vero e proprio utilizzo virtuoso dell’Unreal Engine 4 e, quindi, per amor di grafica, possiamo anche guardare un’ora di contenuti senza storcere il naso.

In ultima analisi, dopo aver tratto le dovute conclusioni, possiamo quindi affermare che, ancora una volta, Kingdom Hearts ci stupisce per la grafica curata: che si tratti di un film, del porting di un gioco o di un capitolo sviluppato appositamente, possiamo stare sicuri che alle spalle c’è un lavoro certosino, in pieno stile Nomura.

Disponibile per PS4

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