Considerando l’andazzo del mercato moderno, estremamente orientato per il multiplayer competitivo, prettamente online, ed in particolare votato a titoli strategici, sportivi e sparatutto, risulta abbastanza palese che la modalità multigiocatore locale sia un qualcosa di ostracizzato, ghettizzato e visto di cattivo occhio dalla community di videogiocatori stessa.

Personalmente mi capita di rado di generalizzare e di fare di tutta l'erba un fascio, ma, almeno per quanto riguarda il mercato ed il pubblico più mainstream, ci sono grandi malcontenti nei confronti di questo genere di giochi.

Giocare gomito e gomito con il proprio amico del cuore o sfondare il mini-divanetto della tavernetta sono, per molti, ormai un lontano ricordo.

C’erano quei bei tempi in cui, dopo la scuola, l’università o il lavoro, ci si riuniva per sessioni multigiocatore locale. Pizza, birra (o una trasgressivissima coca cola per i più piccini o gli astemi) e giocate di durata apocalittica finché non c’era bisogno di qualche flebo di caffeina o, in casi estremi, di una coda di fenice, poiché morire in game è un conto ma morire nella realtà è un’altra cosa.

multigiocatore
I bei tempi dello split screen a 4 con Halo su Xbox 360.

Dal momento che dall’aldilà non è ancora arrivata la conferma che ci siano i videogiochi, credo sia meglio morire il più tardi possibile e godersi questo fantastico universo videoludico che, con il passare degli anni, non smette di dare soddisfazioni e di renderci felici come la prima volta che abbiamo messo le mani su un controller (o su mouse e tastiera).

Ricordo con piacere le sfide in split screen a quattro giocatori su Halo 3 ed Halo Reach su Xbox 360, le campagne in cooperativa locale su Borderlands e i turboschiaffi ancestrali con il Nintendo 64 a Super Smash Bros, titolo diventato di culto tra i miei amici insieme a Mario Party 3, e protagonista di tanti bei pomeriggi ed indimenticabili serate.

Location improbabili, televisori di fortuna, console sgangherate e ci si divertiva con poco. C’è da dire che probabilmente è una visione del gaming troppo nostalgica, non molto al passo coi tempi e che vuoi per limiti di hardware, il quale a volte è appena sufficiente per offrire esperienze in single player o in multigiocatore online soddisfacenti e che quindi non permette la modalità split screen nei titoli moderni, o vuoi per la totale assenza di quest’ultima per scelta stilistica o per risparmio, l’innesto del multy in locale non è sempre possibile.

In alcuni casi il mercato deve far fronte anche a tendenze ed esigenze. Data la nascita dei titoli free to play, degli e-sports, di tutta una nuova visione del videogiocare, quest’ultimo sempre più nell’ottica della competizione e dell’agonismo, si spinge molto su titoli giocabili in rete, con un recente boom dei titoli multiplayer online only, con i vari The Division, Overwatch e Destiny a fare da portabandiera.

Riuscirà Nintendo Switch a riportare in auge il giocare “live” con gli amici?
Riuscirà Nintendo Switch a riportare in auge il giocare “live” con gli amici?

In altri casi siamo di fronte ad una società frenetica, con meno tempo a disposizione e a volte, grazie ad amicizie nate online, non potrebbe organizzarsi per serate in “couch coop” neanche volendo.

Ciononostante mi sento di dire che, soprattutto nella nuova generazione di videogiocatori, c’è veramente poca propensione per questo genere di giochi, i quali, anche tra persone di una certa età, hanno perso il fascino di un tempo. Cercherò di fare qualche esempio nello specifico in modo tale da esporvi, in modo più limpido, il nocciolo della questione.

Sony, grazie al discusso PlayStation Plus, ha dato la possibilità a migliaia di utenti di metter mano a qualche chicca del calibro di Broforce, Towerfall Ascension e Nidhogg. Data la veste grafica molto umile, la quale a mio modo di vedere ha comunque il suo fascino, di questi titoli, unita a meccaniche di multigiocatore in locale, molte persone si sono arroccate il diritto di etichettare questi titoli come appartenenti ad un’altra generazione o che “se volevo giocare a Metal Slug usavo l’emulatore su piccì o cacciavo il Super Nintendo dagli scatoloni in garage”.

C’è quindi l’errata concezione che il sistema di gioco in locale sia visto come un sistema sorpassato e che l’online sia l’unica via perseguibile e condivisibile dai videogiocatori.

Diablo 3 è uno di quei titoli che fanno rivalutare il concetto di Couch Coop.
Diablo III è uno di quei titoli che fanno rivalutare il concetto di Couch Coop.

Per rimanere sempre in casa Sony non posso evitare di citare i ragazzi di Ready at Dawn, i quali dopo aver regalato un titolo visivamente sontuoso quanto discusso come The Order, si sono dedicati a De-Formers, un particolarissimo e cartoonesco smash-em-up arena brawler, che ha ricevuto, dalla maggior parte dei giocatori e dei leoni da tastiera, la classica shitstorm ultra polemica.

“Ke dobbiamo fare con questi gioki x bambini, dateci The Order 2 piuttosto!!!”.

Andando invece in casa Microsoft, con il lancio di Halo 5: Guardians, avvenuto ad ottobre del 2015, segnaliamo un’altra stoccata nei confronti dello split screen, con la campagna multigiocatore relegata al solo comparto online.

Qualche barlume di speranza però c’è, grazie agli indie, agli sportivi, agli FPS come Call of Duty che continuano a conservare modalità in multigiocatore in locale, e grazie a dei porting “sacrileghi” come è avvenuto con Diablo III su console, dov’è diventato un titolo completamente diverso ma davvero divertente, “ignorante” e scanzonato per delle serate fantasy.

Titoli come Super Smash Bros hanno tutto un altro gusto in multy locale.
Titoli come Super Smash Bros hanno tutto un altro gusto in multy locale.

Non dimentichiamoci di Nintendo, la quale non ha mai abbandonato il terreno del multy in locale, che, con il lancio di Nintendo Switch, nuova console ibrida tra casalinga e portatile con impronta fortemente social e aggregativa per giocate dal vivo, potrebbe davvero riportare in auge i bei tempi del couch coop e delle grandi riunioni tra amici.

Io sono un grande fautore e sostenitore del gioco su internet e alcuni deglii amici con cui gioco abitualmente in rete li ho conosciuti online.

Ma giocare ad un picchiaduro potendo tirare degli schiaffoni al vostro amico, in game e nella realtà (bonariamente, è ovvio) senza aver problemi di lag, calciare il rigore nascondendo il pad dietro la schiena anziché bluffare attraverso un microfono e spalleggiarsi nella campagna di un FPS potendosi scambiare un bro-fist, ha tutto un altro sapore.

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