Netflix riesce sempre ad essere sulla bocca di tutti, non solo per i suoi coraggiosi progetti di qualità, ma anche per come si approccia artisticamente a questi.

Una serie di sfortunati eventi, oltre ad essere fedele al materiale cartaceo quasi con devozione paradisiaca, attinge anche a quel film sottovalutato da critica e pubblico, che vedeva nei panni del temibile conte Olaf il poliedrico Jim Carrey, prendendone una direzione artistica sicuramente originale e convincente.

La nuova produzione, poi, vede l'aggiunta di un tocco da serialità quasi meta-televisiva dato che in più di un’occasione i protagonisti non si risparmieranno battutine sarcastiche verso la nuova frontiere dello streaming casalingo.

Le vicende dei piccoli fratelli Baudelaire sono il cuore di questa storia: rimasti orfani, gireranno di tutore in tutore per sfuggire al temibile - nonchè pessimo attore - Conte Olaf che cercherà di ottenere la loro custodia solo per mirare alla loro ricchissima eredità in denaro.

Violet è una bambina intelligentissima e geniale, Klaus è un abile lettore che possiede una cultura globale ricchissima e la piccola neonata Sunny ha dei denti molto affilati. I tre useranno tutto il loro ingegno sia per sfuggire al Conte e ai suoi scagnozzi che per scoprire il segreto dietro la morte dei loro genitori, tra vecchi ricordi, codici segreti e società occulte.

Non si fa segreto della grande qualità già citata sopra, con una direzione narrativa e artistica ben salda. L’intero progetto è stato scritto da Daniel Handler e diretto da Barry Sonnenfeld (Trilogia Men in Black) e per quanto aspetto minimo, ne risente l’intera opera che si presenta coerente sia con la tecnica che con l’intreccio portato avanti.

Le otto puntate vanno avanti che è un piacere: c’è quella fantastica sensazione di disagio che permea l’intera opera letteraria di Lemony Snicket (pseudonimo dello stesso Handler), motivo per cui tutto sembra collegato perfettamente nei temi come nelle immagini, sempre vive e piene di colori.

Neil Patrick Harris eredita il ruolo del Conte Olaf e lo interpreta nella sua poliedricità eclettica senza sbavature.

Il vero vincitore della serie, però, è Lemony Snicket, proprio lui che interverrà più volte durante la puntata, nei panni del narratore delle vicende, che abbatterà la quarta parete per parlare direttamente allo spettatore comodo sulla sedia per anticipare o spiegare alcuni particolari eventi a cui si è assistiti, aggiungendo quella dose di cinismo e divertimento in più.

Altro punto intellettualmente interessante è la contestualizzazione narrativa in un non luogo: ad una prima occhiata sembra, infatti, che il racconto sia ambientato agli inizi del ‘900 ma le contaminazioni di veicoli attuali, computer, telefonini e altre macchine simili costruiscono l’ambiente circostante sempre con quel piglio fuori dal comune che può regalare momenti estetici veramente suggestivi (se si apprezza lo stile a la Wes Anderson, quantomeno).

Neil Patrick Harris interpreta il temibile Conte Olaf.
Neil Patrick Harris interpreta il temibile Conte Olaf.

Ci si ritrova in più di un’occasione a sperare di rivedere al più presto lo stesso Snicket a discapito del Conte Olaf.

Se questo può sembrare un pregio, visto in un’ottima globale si trasforma forse nel primo e unico difetto rilevante della serie che raggiunge un punto di saturazione nelle ultime due puntate dove ho avvertito un leggero senso di stanchezza: tutto cominciava a diventare ripetitivo come le stesse introduzioni di Lemony Snicket che sembravano girare semplicemente attorno all’evento spiacevole della puntata e basta.

Fortunatamente, forse consci di questo, la serie termina la sua prima stagione stroncando il problema, rialzando l’asticella dell’interesse negli ultimi dieci minuti, promettendo qualcosa di più grande per la prossima stagione. 

Una serie di sfortunati eventi cerca di fare della sua dolcezza aspra, dei colori e dei dialoghi taglienti, il suo punto forte. Esattamente come un qualsiasi Guida galattica per gli autostoppisti, non ha dalla sua una trama unica, ma sono gli stravaganti personaggi che la rendono tale. Lo stesso principio che può facilmente applicarsi qui: se troverete troppo hipster, borderline o alternativi i personaggi proposti, evidentemente non è un prodotto per voi.

Dopo una prima stagione soddisfacente, quindi, non ci resta che attendere la prossima per verificare se le promesse saranno state mantenute o meno.

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