Negli ultimi anni sembra che, quantomeno qui in Italia, sia diventato sport nazionale criticare e sparare a zero su case blasonate come Ubisoft ed Electronic Arts.

Quest’ultima spesso viene additata come razziatrice e devastatrice di franchise, che ha come scopo ultimo snaturare le serie e rovinare gli atolli idilliaci dove i giocatori si rifugiano.

Ubisoft, invece, viene solitamente etichettata come la casa che rilascia giochi con dei downgrade imbarazzanti, come quando si rimorchia una splendida ragazza per poi scoprire a letto, il mattino dopo, che si trattava di Umberto, il magazziniere del supermercato del paese, o come quella che rilascia giochi buggatissimi o estremamente ridondanti e more of the same.

Risuonano ancora nella mia mente le super polemiche mosse dai videogiocatori nei confronti di titoli come Mass Effect 3, del suo finale a 3 colori, della componente ruolistica scomparsa o del tradimento nei riguardi dello zoccolo duro della fan base di Dragon Age: Origins che si sono quasi sentiti truffati per la deriva action dei successivi due capitoli.

Mi fanno poi tanto ridere quelli che dicono che FIFA sia lo stesso gioco ogni anno, che non ci siano innovazione e che si tratta semplicemente di migliorare la grafica, come se venisse fatto con una bacchetta magica o con uno schiocco di dita, o di aggiornare le rose delle varie squadre per stare al passo con il calciomercato e con le formazioni dell’ultim’ora.

1
Fe, insieme ad Unravel, è il capostipite degli EA Originals.

Superficiali sono poi anche quelli che dicono che quelli di Electronic Arts siano dei money grabber senza pudore, accusando la casa sviluppatrice di limitarsi a sfornare DLC su DLC e contenuti a pagamento di ogni tipo, incluse microtransazioni anche sulla pressione dei tasti o sull’aria virtuale che si respira in game e di non pensare minimamente al bene del giocatore.

Alla schiera dei simpatici aggiungerei anche quelli che etichettano Electonic Arts come pigra, incapace di innovare e che si limita a seguire il flusso del mercato rilasciando prodotti mainstream senz’anima.

Electronic Arts è la casa che, dopo una gestazione di non poco conto, si prepara a pubblicare Mass Effect Andromeda, un titolo notevole ed ambizioso che si pone come la sintesi di quanto di buono si è visto in tutto il franchise elevandolo in una dimensione più rifinita e curata. Ed è la stessa software house e che si prepara, potenzialmente, ad annunciare un altro titolo dell’universo di Dragon Age, il quale andrà probabilmente a migliorare il simil-open world fatto di macro aree visto in Inquisition.

EA è sempre quella casa che si dedica al franchise di FIFA e che anno per anno, cerca di rifinire il titolo e di tenere il passo di Pro Evolution Soccer, il simulatore calcistico di casa Konami sempre più agguerrito. Quest’anno ci sono state davvero novità di poco conto come la sostituzione dell’Ignite Engine con il corazzatissimo Frostbyte Engine, la completa riscrittura del sistema di calci piazzati e l’inserimento di una modalità storia, Il Viaggio, sulla falsa riga di quanto visto nei titoli 2K di pallacanestro.

Ubisoft
Il Vault offerto da Electronic Arts è davvero tanta roba.

Ovviamente EA non è quella casa che ha pubblicato, con Battlefield 1 e Titanfall 2, degli FPS annoverabili tra i migliori degli ultimi anni.

Parliamo poi sempre della stessa azienda che offre con l’EA Access e l’Origin Access, rispettivamente su Xbox One e su PC, un catalogo vastissimo di titoli, che non contiene contentini come molti potrebbero pensare, per un prezzo davvero stracciato, nella fattispecie parliamo di 25 euro annuali su console e €3,99 mensili su PC.

Ed oltre al Vault, che gode di retroattività, avremo la possibilità di provare i titoli EA in anteprima e avremo diritto al 10% di sconto sui titoli in digitale e sulle microtransazioni in-game.

Electronic Arts è poi quella ditta senza cuore che pensa solo al mainstream, pubblicando titoli come il commovente Unravel o mostrando nel proprio evento E3 dedicato, il programma EA Originals, un’iniziativa volta a promuovere lo sviluppo di titoli indipendenti di ottima fattura. Fe, presentato nell’estate dell’anno scorso, mi è sembrato infatti un titolo scialbo e per nulla originale.

The Division, un titolo imperfetto che, come il vino buono, è migliorato col tempo.
The Division, un titolo imperfetto che, come il vino buono, è migliorato col tempo.

Ricordatevi però che Electronic Arts è quella casa che non pensa ai giocatori e alle loro esigenze, sebbene abbia introdotto l’EA Competitive Gaming Division, un programma per lanciare nel mondo degli e-sports (con montepremi irrisori con 1 milione di dollari di primo premio nelle super finalissime di alcuni titoli) i propri giochi di punta che mirano ad un formato agonistico.

Ubisoft, dal suo canto, è l'emblema dei downgrade, con le pessime release finali di Watch Dogs o dei vari Far Cry e The Division.

Si tratta di giochi che, nella loro forma finale, sono titoli leggerissimi, per nulla belli da vedere e che girano anche su hardware di sedicenti anni fa.

Ubisoft è la casa che spreme i franchise, rilasciando sempre gli stessi titoli, senza mai innovarsi e sguazzando sempre nel more of the same, campando di rendita e dei nomi altisonanti dei suoi titoli.

Ghost Recon Wildlands è uno dei titoli più promettenti del 2017.
Ghost Recon Wildlands è uno dei titoli più promettenti del 2017.

Tenete a mente che non parliamo della casa che ha rilasciato Far Cry: Blood Dragon, uno degli spin off meglio riusciti della storia dei videogiochi, o degli interessantissimi Assassin’s Creed Chronicles e nemmeno di quella che ha pubblicato due “indie” meravigliosi come Valiant Hearts: The Great War e Child of Light.

Ubisoft non è quella casa che ha reso The Division e Rainbow Six: Siege dei titoli notevoli con i vari contenuti aggiuntivi e il supporto post lancio e che non ha saputo rinnovarsi con dei sequel come Watch Dogs 2 o South Park 2, nuove fiammanti IP come Steep e For Honor o titoli estremamente promettenti come Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands.

Ricordate, non bisogna giudicare un libro dalla copertina e non bisogna nemmeno bollare aprioristicamente le software house per colpa della disinformazione mossa da gente ignorante.

[wp_ad_camp_1]