Io questo articolo non volevo neanche scriverlo. So che sembra la classica giustificazione balorda da youtuber prima di spalare sterco sui colleghi (con conseguenti click), ma è così. Non dovevo farlo perché abbiamo deciso di non coprire Assassin’s Creed, perché è uscito il quattro gennaio e le recensioni di tutto il mondo ancora prima e quindi capirai chi se lo legge questo pezzo qui, ma soprattutto perché non volevo neanche andarci al cinema.

Poi però ci ho sperato, e quando con gli amici si parlava di andare a vedere Assassin’s Creed ho detto sì, alla fine. Questo perché la saga di Ubisoft si basa su un’idea geniale, semplice, e tremendamente cinematografica. Il plot di AC profuma di Lost, con un pizzico di esoterismo, logiche complottistiche, e tutta quella roba che va di moda (e funziona per critica e pubblico) da una quindicina d’anni circa.

Allora l’annuncio di Assassin’s Creed al cinema è suonato bello fin da subito, nonostante la storia cinematografica dei videogiochi è costellata di tanti prodotti destinati al compostaggio. E ti ci fa credere quasi subito la pellicola di Justin Kurzel, perché inizia con la cerimonia dell’investitura di Aguilar (l’alter ego di Callum Lynch/Fassbender), che è presa pari pari dai giochi. Poi c’è un inseguimento tra carrozze che ricorda (e non esagero) la maestria dell’azione di Mad Max: Fury Road, con gli stessi colori super saturati.

Poi, il film crolla per non risalire più. Siamo ben lontani dalla spazzatura prodotta nella categoria degli adattamenti da videogiochi, ma questa non è una scusante. E non basta neanche dire: “Eh va bé, ma è il miglior film tratto da un videogioco finora!”. È come dire che Perfetti Sconosciuti e Lo Chiamavano Jeeg Robot sono “bei film per essere fatti in Italia”. No. Un film va giudicato per com’è.

Dico questo perché oltre alle oggettive carenze del film (ci arriviamo), c’è qualcos’altro di cui parlare. Per la critica cinematografica il film è stato un disastro quasi all’unanimità (36 di Metacritic, al momento), quella videoludica invece l’ha premiato così come il pubblico che, sebbene non abbia tirato la proverbiale pala di soldi in faccia ad Ubisoft, comunque gli sta dando soddisfazioni. Questo che significa? Nessun complotto, semplicemente che la macchina di Assassin’s Creed è andata avanti come quella di Suicide Squad.

assassin's creed
Avrei gradito più sequenze nel passato.

L’atteso film sulla super squadra di supercriminali è ben sotto la mediocrità, un punteggio che il film con Fassbender supera di un pochino, almeno. Si tratta di un prodotto smaccatamente rivolto ai fan della saga, alla maggior parte di loro almeno, o in generale a tutto quel pubblico che va al cinema sulla cresta dell’onda della massa.

Oh, non c’è niente di male in tutto questo. Ben venga, così il cinema non muore. Per ogni Assassin’s Creed che funziona c’è linfa vitale per uno Shame (sempre per parlare di film con Fassbender) quindi è anche giusto così. Quello che non è giusto è dire che Assassin’s Creed (e qui mi permetto di tirare un’amichevole bacchettata sulle mani ai miei colleghi) è da salvare perché, dai, abbiamo visto di peggio, perché con questa giustificazione va bene tutto allora.

Il film, semplicemente, non c’è. Le parti in Spagna sono le più interessanti. C’è l’azione, belle coreografie e buoni stunt, così come una buona fotografia e dei bei colpi d’occhio. Tutto il resto è probabilmente rimasto in una bozza di Word.

Ogni personaggio è assolutamente dimenticabile, da Aguilar ai suoi comprimari (tra cui un’affascinante assassina di cui avremmo voluto sapere tanto di più) a quelli di Callum Lynch. I dialoghi sono perlopiù ridicoli, quando non sembrano scritti da qualcuno che non conosceva il contesto della scena, probabilmente.

La sequenza degli eventi, a volte, lascia veramente basiti per quanto sia lasciata al caso. Il percorso di Callum Lynch è assolutamente frettoloso è poco giustificato, ad esempio. Passa dal fregarsi di qualsiasi cosa gli stia intorno - in una scena dice: “Distruggerò il tuo Credo”, all’uomo che si scopre essere suo padre, anche lui Assassino - all’essere l’araldo degli Assassini in letteralmente una scena. Scena che, peraltro, è una visione inutilmente criptica indotta dall’Animus, anche se Lynch è staccato dall’apparecchio da svariati minuti, e quindi non si capisce come possa produrla non solo ai suoi occhi, ma anche per chi gli sta intorno.

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Marion Cotillard e Michael Fassbender nell'Abstergo.

Verso il finale, quella che dovrebbe essere una sorta di mezzo villain si esibisce in qualcosa di insensato. Marion Cotillard (qui sorprendentemente inesistente per un’attrice del suo calibro) incontra un Fassbender ormai pienamente convinto della sua causa. L’assassino dice in modo velato alla Cotillard che dovrebbe assassinare suo padre, interpretato da un Jeremy Irons che, per utilità del personaggio e presenza scenica, potrebbe essere tranquillamente sostituto da un qualsiasi anziano dall’aspetto autoritario.

Lei è ovviamente combattuta, ma lascia passare l’assassino nella sala con l’intento di lasciargli fare quello che deve, ingoiando l’amaro boccone. Nella scena successiva, però, china sul cadavere di Jeremy Irons la Cotillard inferocita dichiara guerra agli assassini sibilando: “Lynch è mio”, mentre il sottoscritto ancora si chiede il perché ad ore di distanza.

Potrei citare altre cose, tutti segni di un’operazione fatta con sufficienza e poca attenzione. Come il fatto che, in una struttura massonica-governativa all’avanguardia, si lascino girare degli assassini (vi ricordate che per l’effetto osmosi i discendenti imparano le tecniche degli antenati?) vicino a bacheche piene di antiche armi del Credo, tra cui anche delle granate. Indovinate un po’? Alla fine tutti si liberano proprio grazie a queste armi.

Il problema è che, come Suicide Squad, questo è un prodotto fatto e rifinito solamente per il pubblico, per spingerlo al cinema forzatamente. Ad un certo punto il personaggio della Cotillard esclama dal nulla: “Ma quello è un Balzo della Fede!”. Obiettivo sbloccato: tutorial completato.

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Fassbender salva baracca e burattini.

Che sia un prodotto prettamente commerciale va benissimo, ma che almeno non ci si prenda sul serio credendo di aver prodotto il blockbuster dell’anno, schierando in campo Fassbender, Cotillard ed Irons, dentro una sceneggiatura chiaramente fallace e fatta solo per lanciare quei due o tre momenti galvanizzati al pubblico. Questo Assassin’s Creed è purtroppo un filmetto d’azione poco sopra la mediocrità, e non c’entra niente il fatto che sia un videogioco.

La lotta tra Assassini e Templari – con tutta la sua simbologia dell’eterno scontro tra libertà e controllo, fascismo e democrazia - è tremendamente affascinante, una delle migliori idee uscite dalla fucina di Ubisoft, e non è un caso che sia diventato un colosso commerciale. Dopo ogni titolo ricordo le giornate passare ad elaborare e scovare teorie sul prossimo capitolo in giro per la rete. Il cuore in gola per il finale di Assassin’s Creed II (uno dei momenti più esaltanti della softeca Ubisoft di sempre).

Qui, invece, non c’è niente di tutto ciò. Capisco anche il problema oggettivo di convertire decine di ore di gameplay, con relativo coinvolgimento, in due di girato, ma non ci siamo. Non so cosa voglia fare Ubisoft con il suo franchise di maggior successo, ma il cinema, fatto così almeno, non è la via da seguire. La serialità televisiva potrebbe essere lo sbocco più idoneo per questa serie. Forse più impegnativo e meno remunerativo, ma più adatto a far affezionare il pubblico ai propri personaggi e storie.

Nulla è reale, tutto è lecito, tranne un finale del genere. Suvvia, siamo nel 2017, basta guardarsi un po’ intorno.

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