Le cerimonie di premiazione hanno sempre esercitato un fascino magnetico su di me e vivo intensamente tutti i vari rumor e le nomine per l'ambito premio di "Game of The Year".

Un'etichetta altisonante, un titolo di cui fregiarsi, un biglietto per una corsa sulla "Stairway To Heaven" che conduce all'Olimpo dei videogiochi. Molte testate hanno pareri contrastanti, c'è chi premia il titolo con il miglior comparto tecnico, altri il comparto artistico, c’è chi loda l'innovazione, e chi invece l'impatto mediatico.

In ogni caso la sfida è sempre serrata e di sicuro al tavolo delle varie redazioni si finisce sempre al fotofinish per stabilire il vincitore della corsa.

Mi è stata data la possibilità di esprimere liberamente il mio giudizio personale e quindi cercherò di rendere giustizia a quello che, secondo me, è stato un prodotto eccezionale e che ha saputo rapirmi con il suo affascinante dark fantasy e con la sua cattiveria, facendomi scoprire un malsano gusto per il masochismo.

Sembrerebbe quasi la classica descrizione dell'ennesima ed ottima incarnazione del franchise della nipponica From Software, ma in realtà coloro i quali son riusciti a far breccia nel mio cuore sono stati i ragazzi di Red Hook Studios con il loro Darkest Dungeon.

È innegabile che io mi invaghisca facilmente per un titolo indie fatto coi fiocchi ma, in quest'anno ricco di uscite e costellato da tante perle appartenenti al genere “turn based” - il mio preferito - come Civilization 6 e XCOM 2, optare per Darkest Dungeon nella scelta del GOTY 2016 è stata una decisione davvero sentita e difficile.

Le lacrime e il sangue versati per questo titolo sono stati ripagati da un'esperienza estremamente soddisfacente.

Un gioco fatto da meccaniche semplici quanto profonde, che tocca corde, quelle della follia, che raramente son state suonate. Un titolo capace di far provare emozioni forti e che ha l’alterigia, con tutti i diritti e la ragione del mondo, di puntare il dito contro di noi per i fallimenti che sono legati, o che a volte attribuiamo, al caso e alla sfortuna.

“Remind yourself that overconfidence is a slow and insidious killer”. Una frase ricorrente che sottolinea il nostro destino derivante da troppa boria e presunzione. Essendo una citazione chilometrica, non potendola tatuare sul braccio l’ho tatuata nel mio cuore.

Questa, come tante altre frasi del caro Ancestor, suadente narratore e comprimario delle vicende narrate in Darkest Dungeon, accompagneranno i giocatori nel vortice di epica tristezza -quest’ultima in senso buono - che si troveranno a vivere (o morire).

L’occultista è una delle classi che meglio incarna l’ispirazione lovecraftiana del titolo.
L’occultista è una delle classi che meglio incarna l’ispirazione lovecraftiana del titolo.

Ci ritroveremo a guidare, in squisiti panorami gotici disegnati a mano, un manipolo di eroi che affronteranno l’oscurità degli ambienti e dei nemici e quella che va via via crescendo nei loro cuori.

Una colonna sonora coinvolgente quanto opprimente ci farà stare in bilico tra coraggio e timore, così come i nostri eroi cammineranno sul filo del rasoio, sulla linea sottile che separa lo sfrontato eroismo dalla follia.

Tanti impavidi avventurieri arriveranno in paese in cerca di fortuna, fama e gloria e la loro salute, ma anche e soprattutto la loro sanità mentale, sarà nelle nostre mani.

Alcuni saranno destinati a grande imprese, altri saranno gli eroi silenziosi, gli “expendables”, gli agnelli sacrificali per un bene superiore. Nessuno però verrà lasciato indietro perché i caduti saranno ricordati.

L’Ancestor è una delle figure più affascinanti e controverse di Darkest Dungeon.
L’Ancestor è una delle figure più affascinanti e controverse di Darkest Dungeon.

Ah, Dottor Peroni, non dimenticherò mai il sacrificio che tu e il tuo segugio avete compiuto per permettermi di sconfiggere lo Swine Prince, il potentissimo boss delle warrens, e il maialino Wilbur, suo temibile aiutante, in quella fredda notte di febbraio.

Purtroppo parlo di sacrificio perché trattandosi di un roguelike la morte dei personaggi è permanente.

I loro nomi sono scritti sulle lapidi del cimitero e nella mia mente e il grande legame empatico creatosi tra noi mi porta a rendergli omaggio di tanto in tanto nel corso delle partite.

La microgestione dei componenti del proprio party, del loro potenziamento ed equipaggiamento, delle loro malattie fisiche e spirituali e il dover affrontare gli imprevedibili eventi cittadini e la proceduralità dei dungeon di gioco aggiungono molti strati di profondità e strategia ad un titolo che risulta, nel complesso, davvero molto completo.

Ecco l’hub cittadino in cui pianificheremo le nostre mosse prima di avventurarci nei pericolosi dungeon di gioco.
Ecco l’hub cittadino in cui pianificheremo le nostre mosse prima di avventurarci nei pericolosi dungeon di gioco.

Non si tratta quindi di un “trial and error” ma bensì di un’esperienza stimolante, impegnativa e gratificante che metterà alla prova i vostri nervi e le vostre abilità di strateghi. Sarà richiesto grande intuito e sagacia per prevedere potenziali trappole ed imprevisti e la caducità di un gruppo in preda alla follia sarà una bella gatta da pelare.

La grande forza di questo gioco risiede nella sua essenza ingiusta e punitiva che però anziché lasciare il giocatore nel limbo del “mai una gioia”, sedotto ed abbandonato, è capace di dargli ogni volta la forza di lottare contro il destino e gli eventi.

Darkest Dungeon è un titolo che ce l’ha fatta. Un titolo che è riuscito a perseverare, a ritagliarsi il suo spazio nel marasma di giochi in Early Access su Steam e ad emergere dal mercato fidelizzando un’enorme fetta di giocatori con costanti update e contenuti di qualità.

Un titolo che ha saputo innovare il genere degli RPG a turni e dei roguelike, con meccaniche nuove e con un look seducente che strizza l’occhio sia per lore che per direzione artistica all’universo lovecraftiano.

Non dargli una chance è un crimine: provatelo, sarà amore a prima vista.

[wp_ad_camp_1]