The Last Guardian è arrivato, dopo circa 9 anni di tribolazione, sulle nostre console. Con lui si è conclusa una trilogia nata con Ico nel 2001 e proseguita con Shadow of the Colossus nel 2005, due titoli a cui si fanno riferimenti palesi (ricordiamo che tutti e tre i titoli possono essere giocati in qualsiasi ordine poiché non esiste una vera e propria continuità) a cominciare dal vero e unico protagonista del gioco, Trico, la creatura.

Se da una parte mettiamo finalmente la parola fine alla trilogia, dall'altra arrivano tanti altri interrogativi in merito alla trama del gioco (e in effetti Ueda non è nuovo ad un tipo di narrazione di questo tipo in cui quasi tutto è lasciato al videogiocatore), in particolare in merito all'identità del ragazzino, il nostro alter-ego in questa nuova avventura.

Posto il fatto che al centro del gioco non c'è la sua persona quanto il suo rapporto strambo con quello che parrebbe essere un'evoluzione ferina del bambino nato sul finale di Shadow of the Colossus (titolo a cui il gioco si rifà anche per i nemici presenti che ricordano molto da vicino i Colossi), non abbiamo nessuna indicazione per l'identità del piccolo ometto che guiderà il bestio all'interno delle rovine che ospitano il gioco.

Ad una prima occhiata, lo si potrebbe identificare con il membro di una qualche tribù, probabilmente quella stessa tribù che all'inizio di Ico mette in prigione il ragazzo con le corna (altri rimandi al grifon-gatto di questo capitolo) e questo possiamo evincerlo semplicemente da due elementi: i vestiti e i tatuaggi presenti su un po' tutto il corpo del bambino.

Non possiamo dire però perché si trovi in queste rovine e perché anche lui sia stato, in un certo qual modo, imprigionato in questo castello, insomma non sembra avere delle corna e non sembra aver commesso nessun rituale proibito (come il protagonista di Shadow of the Colossus).

Oddio, effettivamente potrebbe aver commesso qualche infrazione religiosa particolare ma non ci è dato sapere né dall'aspetto del ragazzino né dai pochi trailer di gioco presenti che, giustamente, non lasciano trapelare molto della trama di The Last Guardian.

Eppure l'innocenza del suo sguardo (e della sua età probabilmente) difficilmente fanno presagire qualcosa di oscuro per cui il suo popolo possa aver deciso di imprigionare il giovane all'interno di quello che presumibilmente è un tempio con un mostro gigante che sembra essere pericoloso non solo per il bambino ma  anche per la popolazione esterna che avrebbe fatto di tutto pur di non farlo scappare (ricordiamo che ci sono dei simboli sacri all'interno delle rovine che letteralmente impediscono al coso piumato di proseguire).

Ma sulla sua identità e sui motivi della sua prigionia conosciamo quasi troppo (a dirla tutta, quando parliamo di UEDA la parola "troppo" non ha poi così senso): l'incognita, qui, è il ragazzino.

The Last Guardian
Le somiglianze con Ico sono tante. Forse troppe.

Il ragazzino di The Last Guardian

Un'ulteriore informazione che il gioco ci dà riguarda la sua “professione”: si tratta, infatti, di un piccolo monaco il cui scopo - manco a dirlo - è ignoto e viene lasciata all'interpretazione del giocatore la sua storia e le motivazioni che lo hanno spinto in quel posto.

Posso presumere che questo piccolo monaco sia entrato in qualche modo in contatto con qualche rituale proibito dopo gli avvenimenti di Shadow of the Colossus (quindi dopo la nascita della stirpe dei bambini maledetti -quelli con le corna) e dopo gli avvenimenti di Ico in cui impersoniamo proprio uno di questi bambini che sembrano essere un pericolo incredibile per la popolazione autoctona (e direi che hanno anche ragione visto Dormin).

Non si deve essere trattato di qualcosa di volontario, magari ha avuto accesso a qualche libro strambo o qualche pergamena, e questo lo ha portato a scoprire qualcosa di più grande di lui (letteralmente).

Si è sempre molto discusso sull'effettivo peccato commesso dai due protagonisti dei due titoli precedenti: uno ha avuto la sola colpa di nascere maledetto e l'altro voleva riparare ad un danno commesso giocando con delle forze antiche e più grandi di lui (dando vita alla “maledizione” fra l'altro), ma siamo davvero sicuri che siano loro in “torto” e non i sacerdoti (o guardiani eh) che cercano in qualsiasi modo di esiliare e tenere lontane queste forze?

Quei Colossi nascondono più di quanto vogliano dire.
Quei Colossi nascondono più di quanto vogliano dire.

Insomma, se questo bimbetto abbia visto un po' più in là dei suoi anziani colleghi e avesse scovato qualcosa di più dietro questi bambini maledetti e dietro questi poteri oscuri?

Magari è andato lui stesso, di sua spontanea volontà, nel luogo di prigionia della creatura per poter svolgere qualche ricerca in più o fare qualche prova sul campo ma è stato scoperto e inseguito dagli altri monaci (un po' come accadeva su Shadow of the Colossus, anche se qui la motivazione del viaggio potrebbe essere la conoscenza) che fermato il ragazzo sul più bello hanno deciso di imprigionare anche lui senza essere consapevoli del rapporto che avrebbe potuto sviluppare con l'altro prigioniero.

Il bambino non sembra essere importante ai fini della comprensione di The Last Guardian ma potrebbe essere quel ponte fra tutti e tre i componenti di questa trilogia e magari la chiave di lettura dell'opera completa.

Oppure è solo un bimbetto che si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Mi dispiacerebbe scoprire che è andata così.

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