Messa così sembra che voglia sempre lamentarmi - e forse un po’ è vero - ma non è così. Il fatto è che sono talmente tante le contaminazioni da parte di opinionisti videoludici improvvisati, che anche gli esperimenti più o meno stravaganti rischiano di passare inosservati.

La “pratica del testimonial” non è di certo una novità, nel nostro e in tutti gli altri settori. Ve li ricordate Jovanotti, Jerry Calà, Walter Zenga, Panariello, Beyoncé e compagnia bella? Appartenevano ad un modo vecchio, o vintage, o classico, di fare pubblicità. Faccia famosa, copione, e via andare.

Di quest’ultima categoria, ovvero delle pubblicità vecchie, fa parte quella… cosa che qualcuno ha deciso potesse andare bene per Call of Duty: Infinite Warfare. Mi riferisco allo spot con una Belen Rodriguez visibilmente fuori luogo, che mentre tentava di promuovere un prodotto che, forse, ancora oggi non ha capito bene cosa sia, stava facendo mentalmente la lista della spesa.

Per capire bene di cosa stiamo parlando, ecco uno dei video in questione con protagonista la showgirl argentina. La qualità è quella che è, ma come potete immaginare il filmato è stato nuclearizzato da Activision alla velocità della luce da Internet, per ovvi motivi:

https://www.youtube.com/watch?v=WB4kHRwVkGE

Ecco. Ci sono un sacco di cose sui cui pontificare nel breve spot qui sopra. Prima di tutto la palese sensazione di una persona che 1) non sa di cosa sta parlando 2) sta lì solo per soldi 3) probabilmente passava di lì per caso.

Cosa significa una promozione con una flemma del genere? Serve a qualcosa? Ma soprattutto serve a Call of Duty, che non ha di certo bisogno di Belen e di tutte le sue farfalle per macinare vendite? Per non parlare di Emis Killa, che spunta dietro in un cerchio non si capisce bene il perché. Grandissimi.

Sorvoliamo poi sull’inutilità del contenuto in sé, ovvero una sfida tra youtuber che si può vedere in streaming, perché si commenta da sola. Ma non è questo il problema, sono i modi. Il problema è Belen che, visibilmente impacciata o svogliata non saprei in che quantità l’una o l’altra cosa, ripete in continuazione quel gesto odiosissimo con le mani, e calza inspiegabilmente su ogni parola angolofona, come se nel farlo volesse far credere di essere minimamente interessata a ciò che fa.

Ne va dell’immagine del videogioco che, come sappiamo, non ha di certo bisogno di essere denigrata perché ci pensa già l’opinione pubblica. A questo proposito, gira un video in cui PewDiePie prova in anteprima The Last Guardian.

Opinionisti videoludici
Bella lì, Pew.

Che altro aggiungere? Un video, in cui un ragazzo divenuto famoso per urletti e scemate varie gioca a The Last Guardian, un’opera dall’elevato contenuto artistico frutto del lavoro del genio di Fumito Ueda. È come prendere Er Faina e chiedergli di commentare un film di Pasolini. A regà bongiorno.

In questo caso non siamo di fronte ad un blockbuster e la tentazione potrebbe essere quella di dire che sì, PewDiePie è necessario perché The Last Guardian venga diffuso come merita.

Ma non è così. Non è che ogni cosa deve diventare per forza mainstream, non c’è scritto da nessuna parte e non lo ordina il medico. Prendiamo No Man’s Sky. Se fosse stato trattato come un gioco “minore”, più intimo e meno ambizioso, probabilmente oggi sarebbe il gioco dell’anno, e non la delusione dell’anno.

Mi disturba vedere PewDiePie giocare a The Last Guardian, davvero. Non me ne voglia il povero Felix – che magari nella vita vera è simpatico veramente – ma mi vengono gli sfoghi ovunque. Che rimanga dove sta, in mezzo ai giochi caciaroni e gli indie semi-dementi.

Aveva bisogno di PewDiePie?
Aveva bisogno di PewDiePie?

La carrellata di opinionisti videoludici improbabili prosegue

Un altro che sull’essere un pesce fuor d’acqua ha tirato fuori un bel prodottino è Conan O’Brien. Piccolo momento Piero Angela per i meno attenti: Conan O’Brien è un conduttore ed autore statunitense tra i più famosi di sempre. Allievo di Letterman, autore per il Saturday Night Live e i Simpson, ha preso le redini di alcuni tra gli show più seguiti degli Stati Uniti, fino a condurre dal 2010 (circa) “Conan”, il suo personale talk show.

Tra i tanti segmenti, Conan (lo show) ha “Clueless Gamer”, in cui Conan (la persona) gioca ai videogiochi del momento. In una recente intervista, Conan (indovinate voi) ha dichiarato che l’idea è nata per creare qualcosa di puramente dissacrante. Allo showman non interessano i videogiochi, non li conosce e non è bravo a giocarci, ed i video sarebbero stati incentrati proprio su questo.

Col tempo la rubrica ha preso piede diventando sempre più apprezzata e seguita. Conan “recensisce” i giochi e, come spesso succede, i publisher hanno iniziato a vederci lungo. Dal giocare ai titoli del momento, allo show venivano consegnati in largo anticipo delle copie da inserire in Clueless Gamer. O’Brien ha iniziato ad invitare anche delle star di rilievo durante le sue partite. Divertentissimi i segmenti a Mario Kart 8 con Seth Rogen e Zac Efron, così come quelli di Overwatch con Lena Headey e Peter Dinklage (Cersei e Tyrion Lannister ne “Il Trono di Spade”).

Il più recente, e quello più controverso da cui vorrei tirare fuori un paio di spunti, è la puntata di Final Fantasy XV con Elijah Wood, che sembra intrappolato nel corpo di Frodo da allora, è incredibile.

Tre milioni e mezzo (e rotti) di visualizzazioni dopo, Conan O’Brien e Frodo hanno dichiarato di trovare l’opera di Hajime Tabata noiosa e senza senso. “Non ho capito se abbiamo raggiunto lo scopo, non so cosa dovevamo fare, e non ho alcun senso di soddisfazione”, dice Conan verso la fine dello sketch.

Ora, è chiaro che si tratta di un siparietto comico scritto e montato a dovere, ma alcune domande dovremmo comunque farcele.

In primis il trattamento riservato al “giocatore vero”, ovvero il collaboratore di Conan che presenta il gioco. Non siamo un po’ troppo fuori tempo massimo per lo stereotipo che vede chiunque parli di videogiochi come noioso? È vero che l’idea stessa dello sketch è questa, ovvero uno che di videogiochi non ne vuole sapere insieme ad un vero appassionato, ma si poteva sviluppare diversamente, forse.

Non funziona più l’indignazione verso i giocatori che dovrebbero fare altro nella loro vita (Pokémon GO non è mai stato così vicino). Funziona invece la frustrazione di Conan nel vedere un gioco che fatica ad ingranare, e riguardo i Final Fantasy dobbiamo dargli ragione.

E dovrei parlarne io?? Ok, non dice davvero così.
E dovrei parlarne io?? Ok, non dice davvero così.

Il conduttore è anche un autore di pregio e, definendo il gioco l’Entourage (lo show di HBO che ruota attorno ad un attore ed il suo… entourage, appunto) nella Terra di Mezzo, mi ha steso.

Allo stesso modo, la reazione del dover spingere un’automobile in un mondo dove la magia regna sovrana, e lo stupore nel vedere un gruppo di giovani baldanzosi ed aitanti emozionarsi per un vestito da sposa. Immagino che ci sia un più che valido motivo per tale comportamento, ma presa così singolarmente fa inevitabilmente ridere.

Il tutto raggiunge delle alte vette di surrealismo se pensiamo che, di fianco allo showman, c’è un uomo che ha interpretato Frodo Baggins, protagonista del viaggio raccontato ne Il Signore degli Anelli. L’opera cinematografica tratta dai libri di Tolkien che rappresenta il simbolo per eccellenza del passaggio di certi argomenti da cultura nerd, a mainstream.

Leggere libri fantasy è da sfigati, ma al cinema ci sono andati tutti a vedere queste strampalate avventure. Mi ricordo che, all’epoca, ci fu un vero e proprio boom del genere, dove tutti volevano giocare a Dungeons & Dragons e Magic: The Gathering, ben prima che diventassero ancora più cool per via di show come The Big Bang Theory.

Grazie ragazzi...
Grazie ragazzi...

E allora ci serve uno sketch così? Per quanto apprezzi l’umorismo di Conan O’Brien, sia appassionato di talk show d’oltreoceano e, in generale, mi diverta la satira anche sulle cose che amo, stavolta no. Troppo comodo prendere un gioco da cento ore open world e dire che è noioso. Probabilmente lo è, ma con questi video non si va da nessuna parte.

Nell’intervista che ho citato poco sopra, O’Brien ironizza sul fatto che le software house abbiano iniziato a mandargli giochi noncuranti del risultati, perché tanto “è un idiota e non sa cosa sta facendo”.

Su tutte quelle visualizzazioni, però, il rischio che qualcuno creda che Final Fantasy XV sia noioso perché “l’ha detto Conan O’Brien” è reale, considerato anche il grande potere mediatico e sociale dei conduttori statunitensi.

Questo, in un momento in cui la stampa specializzata è sempre più scomoda, mentre la generalista e gli youtuber, web star ed influencer sono orsetti coccolosi, coccolabili ed manipolabili, è qualcosa di cui non abbiamo assolutamente bisogno, perché la percezione del videogioco è già distorta così com’è.

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