Lo sapete, Watch Dogs 2 mi ha attirato fin da subito. Quel nuovo look sbarazzino, completamente diverso da quell’inutile complessità dell’Aiden Pearce del primo capitolo, il cambio di città, il nuovo protagonista. Ho seguito quasi tutte le news uscite, e credo proprio che lo giocherò, prima o poi.

C’è qualcosa però che mi sembrava strano di questo sequel, un dettaglio che non riuscivo a capire e solo oggi, dopo una chiacchierata con Paolo, ho compreso: in confronto al precedente, Watch Dogs 2 è quasi passato in sordina.

Watch Dogs era il nuovo progetto enorme di Ubisoft che, all’epoca, dichiarò candidamente che non avrebbe fatto altri giochi che non fossero diventate saghe. È successo però che l’avventura del giustiziere con cappellino è uscita un po’ così così, solo un “buon gioco”, ma i buoni giochi non fanno rientrare gli investimenti. Questi coinvolgono anche la promozione, per maggior parte.

Se il primo capitolo della saga venne annunciato in pompa magna, in confronto questo secondo capitolo è stato buttato lì così, quasi nella speranza che nessuno se lo calcolasse: “Ohi, tra un po’ di mesi esce il seguito del gioco che avete tanto odiato qualche anno fa. Se volete compratelo”.

Il risultato è che nella prima settimana Watch Dogs vendette 380 mila copie nel Regno Unito, mentre Watch Dogs 2 si è fermato a poco più di 80 mila nello stesso periodo. La differenza è enorme. Se Watch Dogs fu considerato un flop di critica ma un successone di vendite, qui la situazione è davvero preoccupante.

Colpa sua? Anche.
Colpa sua? Anche.

Poca promozione, e un titolo incapace ancora una volta di mordere lo spettatore e trascinarlo con sé, queste le cause della disfatta. Non ha fatto benissimo neanche la debacle del predecessore, sicuramente. Siamo ben lontani da ciò che Assassin’s Creed II (altro sequel) rappresentò per l’omonima serie. Quello, al contrario, fu il titolo che fece diventare la saga un fenomeno di culto in relativamente poco tempo.

Curioso come Watch Dogs 2 avrebbe dovuto rimpiazzare questo spazio nella softeca di Ubisoft, andando a sostituirsi nel ruolo di “saga campione di vendite”. Il percorso iniziale è lo stesso: primo titolo promettente ma incompleto, secondo foriero di grandi speranze. Speranze disilluse, stavolta.

Il problema, però, è molto più grande e coinvolge altri protagonisti. Titanfall 2, per fare un nome. A neanche un mese dal lancio, il seguito dello shooter di Respawn si trova quasi ovunque scontato con promozioni che arrivano fino al 50%, quasi. Non è un buon segno. Infatti Titanfall 2 sta vendendo meno della metà del capitolo precedente, secondo le prime stime.

Qui possiamo dare la colpa al fatto che è stato piazzato una settimana dopo di Battlefield 1 (acclamatissimo già dal primo trailer), e pochi giorni prima di quel macina-soldi che è il Call of Duty annuale. In questo caso l’assurdità sta nel fatto che Titanfall 2, al contrario di Watch Dogs 2, ha ricevuto giudizi altissimi quasi ovunque. A parte quello di Paolo che è un hipster e odia i robot che si prendono a cazzotti. Insultatelo. Titanfall 2 è straordinario.

Scherzi a parte, il fenomeno è da studiare. Dishonored 2 sta vendendo di meno al lancio del predecessore, ed anche qui siamo di fronte ad un titolo giudicato straordinario da molti. Parlavamo di Call of Duty poco fa, ma Infinite Warfare ha venduto il 48% in meno di Black Ops 3 nella prima settimana. Mirror’s Edge Catalyst, Street Fighter V, tutti titoli giudicati più che positivi ma che, nelle economie delle serie di riferimento, hanno avuto una performance peggiore dei loro predecessori.

N.B.: la versione originale di questo paragrafo includeva erroneamente, come dimostrato dalle sue performance al lancio e dalle vendite di settembre in Italia, FIFA 17 tra i titoli con vendite in calo rispetto alle precedenti iterazioni. 

"Lo sapevo che dovevo far vedere le tette per farmi ricordare..."
"Lo sapevo che dovevo far vedere le tette per farmi ricordare..."

Che succede? Come sempre, non una cosa soltanto. Mi piace pensare che i consumatori stiano diventando, col tempo, più saggi. Dopo problemi al day one, patch miracolose che non arrivano mai e quando lo fanno magari non funzionano, download enormi e problematici, tonnellate di titoli tripla A condensati in pochissimo tempo (e che in altrettanto tempo scompaiono), forse uno inizia a farci anche il callo.

Ve lo ricordate che quest’anno è uscito Mirror’s Edge Catalyst? Probabilmente no. E ritorniamo al discorso di Titanfall 2. Quando in meno di un mese escono tre shooter diversi tra loro, egualmente appetibili da qualunque potenziale giocatore appassionato di fps, o tutti e tre vendono poco, oppure uno soccombe e gli altri due se la giocano, che è esattamente ciò che è successo.

Il problema dei sequel è anche un altro, ovvero che per funzionare devono uscire in breve tempo, diventando quindi quei famigerati “franchise annuali”. Quando si crea qualcosa come “Watch Dogs” o “Assassin’s Creed” generalmente lo si fa investendo e rischiando parecchio. Jade Raymond raccontò più volte che l’avventura di Altair fu un grosso rischio per l’azienda, ma da quel rischio è nata una delle saghe più vendute di sempre.

Quando si smuovono questo tipo di valori non si pianifica un solo titolo, perché gli investimenti devono rientrare. Ciò che succede è la storia di Assassin’s Creed, fatta di titoli sempre più tiepidi, che non si ripeterà molto probabilmente dopo Watch Dogs 2, visti i risultati.

I videogiochi devono uscire ogni anno, ma allo stesso tempo devono essere sempre creativi, sulla cresta dell’onda, con tante idee ed ogni anno accattivanti in modo diverso dal predecessore. Fretta e creatività non vanno mai di pari passo. Non può funzionare, e la saga degli Assassini ne è l’esempio. Ma anche Call of Duty, che in Infinite Warfare ha visto il suo episodio più criticato di sempre, nonostante abbia comunque fatto fare i soldi con la pala ad Activision. Magari una paletta stavolta, via.

Hey, bro.
Hey, bro.

Cosa succede, poi, se gli esponenti del settore mangiano la foglia? Succede che sviluppatori e publisher iniziano a promettere l’impossibile ai giocatori per spingerli a comprare il proprio prodotto, meglio ancora a pre-ordinarlo. Stiamo pensando tutti a No Man’s Sky, ed è esattamente ciò che voglio che pensiate. Il titolo di Hello Games non è un sequel, ma lo prenderemo in esame come caso accademico.

Le promesse di Sean Murray e/o Sony sono state oggettivamente esagerate, ed il gioco ne è uscito prevedibilmente dilaniato da stampa (parte di essa) e pubblico. Ecco, quando queste cose succedono più o meno puntualmente da diversi anni, anche il più recidivo degli acquirenti compulsivi inizia a prendere fiato prima di svuotare la carta di credito su qualsiasi cosa gli propongano.

Sono convinto che, prima o poi, i franchise annuali cominceranno a rallentare la frequenza di uscita per via di questo fenomeno. Non scompariranno, perché rappresentano ciò che i blockbuster sono per il cinema, ovvero un flusso generoso e provvidenziale di soldi per l’industria. Sebbene, va detto, anche nel mondo del grande schermo i franchise tipo quelli Marvel inizino a perdere quegli spettatori frenetici del primo weekend di box-office.

È importante però non sottovalutare questo fenomeno e, anzi, bisogna continuarlo a seguire con attenzione. Più da parte vostra che nostra, perché alla fine siete voi utenti/giocatori/acquirenti a decidere verso che direzione si muoverà il mercato.

Nel dubbio, comprare i videogiochi dopo la prima settimana è una pratica che vi consiglio di iniziare ad adottare. Le patch saranno già uscite, le recensioni pure, e potrete farvi un’idea reale di cosa aspettarvi da un tale prodotto, senza essere travolti dalla macchina dell’hype.

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